Dal 24 settembre al 1 ottobre al San Carlo di Napoli
Dopo una serie di “prime” al Teatro di San Carlo — dall’inaugurazione di stagione con la Medea di Cherubini, mai rappresentata prima a Napoli, alla prima assoluta di Partenope di Morricone — Riccardo Frizza torna sul podio del Massimo napoletano con Mitridate, re di Ponto di Mozart, opera che a poco più di 250 anni dal debutto viene portata in scena per la prima volta al San Carlo. Claus Guth firma la regia della coproduzione che riunisce il Teatro di San Carlo, il Teatro Real di Madrid, Oper Frankfurt e il Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Quattro le recite in programma: 24, 26, 29 settembre e 1 ottobre, la prima di giovedì 24 settembre viene trasmessa in diretta da Rai Radio 3.
Tra le recite di Mitridate, Frizza dirige anche un concerto sinfonico, il 27 settembre, con solista Leōnidas Kavakos.
«È molto interessante passare, nel giro di pochi giorni, dal nobile mondo interiore del quattordicenne Mozart del quale dirigo per la prima volta Mitridate, re di Ponto a quelli infuocati di Glinka, Cajkovskij e Šostakovič dei quali dirigerò rispettivamente l’ouverture dell’opera Ruslan e Ludmilla, il Concerto in Re maggiore con un violinista trascinante come Leōnidas Kavakos e la Sinfonia n. 9», dichiara il Maestro da Napoli. «Posso contare su un’orchestra della quale apprezzo la duttilità e con la quale in questa stagione abbiamo ottenuto risultati interessanti, chiudendo ora una stagione non comune. Il clima di base che stiamo respirando è quello regalato dalla bellezza e dall’eleganza non prive di alcune illuminazioni che anticipano il futuro grande Mozart che questa sua opera seria scritta nel 1770 per Milano già possiede. Ci sono delle ingenuità? Sì, ma portano la firma di Mozart e lasciano presagire la creatività fuori dal comune che quel ragazzo salisburghese avrebbe sviluppato. E, viceversa, accantonare per un giorno l’atmosfera olimpica di Mozart per il concerto “russo” del 27 settembre, mi permetterà di mostrare il virtuosismo e la capacità di cantare dell’orchestra napoletana, specie nel fantastico Concerto per violino, banco di prova dei maggiori violinisti. Completeremo il programma con quella Sinfonia che avrebbe dovuto celebrare la vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale se non che Šostakovič, rifuggendo dai toni trionfalistici e ispirandosi addirittura alla struttura classica haydniana, compose un’opera che irritò moltissimo il regime e, al contrario, venne accolta benissimo in Occidente. Non per contrapposizione ideologica bensì per la sua portata musicale e quella sottile riflessione su chi voleva sorvolare sugli orrori della guerra», conclude Frizza.

