recensione di Amelia Di Pietro
Simone Cristicchi emoziona con il suo Franciscus
Andato in scena al Teatro delle Celebrazioni di Bologna
C’è un’esigenza che non è mai cambiata, dalla preistoria all’era digitale, ed è la ricerca del sacro. Domande come, chi siamo? Che ci facciamo qui? Cosa resterà di noi dopo la morte?, assillano l’uomo da sempre e continuano a puntellare la nostra esistenza. Tuttavia l’uomo moderno si è allontanato sempre di più dalla sfera spirituale, fino a sentirsi estraneo alla natura, agli altri, persino a se stesso. Ed è proprio nell’interstizio tra la perdita di ogni spiritualità e l’esigenza innata di mistica che si colloca lo spettacolo Franciscus andato in scena al Teatro delle Celebrazioni di Bologna. Simone Cristicchi mette in scena la sua visione di questo santo, scegliendolo tra tanti proprio perché è una figura che travalica la sua stessa santità, un uomo capace di essere tutto e il contrario di tutto. Scritto con Simona Orlando, lo spettacolo vede in scena, per un’ora e trenta circa, Simone Cristicchi alternare lunghi monologhi che narrano la vita del santo a canzoni scritte dallo stesso insieme ad Amara, con musiche di Tony Canto. Pur raccontando la storia di San Francesco, il cantautore romano non ne veste mai i panni, forse per un senso di rispetto. L’unico personaggio messo in scena è Cencio, che serve sia a dare la sfumatura comica al racconto, che a introdurre, attraverso il suo punto di vista particolare, di uomo del popolo ma anche di acuto osservatore e pensatore autonomo, la figura di Francesco. Sono ottocento anni che si scrive del Santo umbro: i fatti sono uguali ma le versioni molto diverse. Tommaso da Celano nel 1228, a soli due anni dalla morte venne incaricato di scriverne la biografia, ma la sua vita scontenta la chiesa perché ci sono troppo pochi miracoli per farne un santo. Fu così che Bonaventura da Bagnoreggio nel 1263 ebbe lo scopo di sanificare la biografia di Francesco,
eliminando l’inopportuno. Fino ad arrivare all’800 in cui Paul Sabatier ci regala un ritratto nuovamente umano attraverso scritti di compagni che lo hanno conosciuto. Lo spettacolo di Simone Cristicchi ci pone davanti alla figura di un uomo prima che di un Santo. Un uomo che ha avuto il coraggio di rinunciare a tutto e di esperire, attraverso la sua esistenza, ciò che predicava e di cui era convinto. Un uomo che la vita non se la fa raccontare ma che vuole toccare con mano a costo di scottarsi e, proprio per questo, risulta credibile, anche ai giorni nostri. Un uomo proveniente da una famiglia ricca che sceglie di abbandonare tutto per divenire un cavaliere di Dio. costringendosi a sconfiggere, in primo luogo, i suoi incubi e le sue paure. Nonostante sia solo in scena, Simone Cristicchi cattura il pubblico grazie al continuo cambio di
registro che dà sempre nuovi spunti per riflettere e per apprezzare tutto l’estro creativo del grande artista quale è. E così si passa da momenti comici in cui veste i panni di Cencio, con il suo linguaggio volgare, poliglotta ma confuso e il suo modo di fare da popolano buffo, a lunghi
monologhi in cui ci narra la storia di San Francesco, il tutto intrecciato con l’esecuzione delle belle canzoni, appositamente scritte per lo spettacolo. Un’ora e trenta in cui l’artista nei panni di attore, comico e cantante si è dato al pubblico in tutti i modi possibili, facendo ridere, commuovere, emozionare e fruire di una grandissima sceneggiatura, divenuta anche un libro (Franciscus, il folle che parlava agli uccelli), incastonata in uno spettacolo di quelli che ti fanno uscire dal teatro con tante domande e poche risposte ma comunque con la
sensazione di sentirti una persona migliore.
Amelia di Pietro

