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Spettacolo falso e non autorizzato (A Mirror)

Tania Turnaturi
Ultima modifica: 25 Marzo 2025 09:21
Tania Turnaturi
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ph Paolo Soriani
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Al Teatro Sala Umberto di Roma fino al 30 marzo 2025

Fin dall’ingresso nel foyer si ha la sensazione di essere stati invitati a un matrimonio. La foto degli sposi Nina e Leo incorniciata da una coroncina di fiori campeggia su un leggio e la sposina con abito bianco e velo, seguita dal promesso sposo, si aggira tra le poltrone della platea controllando che tutti gli invitati siano ai loro posti. Poi salgono sul palcoscenico e la cerimonia con lo scambio delle promesse ha inizio in una sala addobbata con corbeilles di fiori.

Improvvisamente la scena muta, la sposa si toglie il velo e indossa una giacca, lo sposo si scompone l’abito, la scenografia ruota la disposizione delle vetrate e l’ambiente si trasforma in un ufficio, l’officiante cambia registro e dichiara trattarsi di una finzione per aggirare la censura di un regime autoritario sulle opere teatrali e cinematografiche che devono essere sottoposte al vaglio del Ministero della cultura. Quanto avverrà è un evento clandestino e non autorizzato, in cui un funzionario mostrerà una certa liberalità nei confronti dell’opera letteraria di un giovane alle prime armi. Tutti gli spettatori diventano testimoni e complici di tale violazione della legge, col rischio di essere arrestati da un momento all’altro.

L’opera prima del giovane autore ha una stesura estremamente realistica soprattutto nel linguaggio dissacrante e vernacolare, che il supremo funzionario della censura, ultimo anello di una catena di censori collocati nei piani sottostanti, ritiene sia non proponibile. L’autore ribatte che il suo testo riporta integralmente il dialogo tra le persone che ha avuto modo di ascoltare, e che ha tenuto a mente essendo dotato di una memoria eccezionale.

L’irruzione della polizia che vuole verificare se avviene qualcosa in contrasto con il regime nella produzione letteraria e artistica, costringe il gruppo a riorganizzare frettolosamente il finto matrimonio. Dopodiché il celebrante torna a esser il censore, la sposa indossa la giacca da segretaria, lo sposo si trasforma nel dimesso giovane autore, il narratore che annuncia la scena diventa il protagonista della rappresentazione teatrale tratta dal libro di un altro autore clandestino di successo, davanti al pubblico di spettatori-finti invitati.

In un incastro di scatole cinesi in cui a ogni passaggio si svela la finzione precedente, ognuno è qualcuno di diverso da quello che appare inizialmente, quasi immagini riflesse da specchi deformanti di resistenza al regime e resilienza.

Qual è la verità? Un colpo di scena col sopraggiungere di un altro protagonista ribalta totalmente i ruoli e spazza via ogni tenue certezza. Chi è chi e cosa fa?

Rapporto e limiti tra politica e cultura, valore sociale ed educativo dell’arte, libertà di pensiero e di parola e ruolo del letterato nella comunicazione, utilità e necessità di un’informazione attendibile basata sui fatti, o non piuttosto, una soporifera e rasserenante menzogna, sono i temi che emergono.

Viviamo in una perpetua messinscena in cui gli attori svolgono ruoli non visibili, che il potere ci propina per anestetizzarci, mentre crediamo di essere liberi?

In una rappresentazione che intreccia tensione e comicità con rimandi alla tematica pirandelliana, un cast molto affiatato tiene il pubblico col fiato sospeso.

Ninni Bruschetta è instancabilmente sempre presente in scena passando attraverso varie finzioni e registri interpretativi, con totale verosimiglianza. Claudio “Greg” Gregori inizia con il ruolo straniante dell’annunciatore delle scene passando poi, dopo un intermezzo cantato suonando la chitarra, alla parte di protagonista del testo di successo, in una finzione che ha il sapore della verità. Fabrizio Colica e Paola Michelini sono lo sposo-scrittore e la sposa-segretaria, Gianluca Musiu è l’ospite inaspettato.

Essenziale la scenografia di Alessandro Chiti con alti pannelli rossi scorrevoli che trasformano la sala del matrimonio in ufficio e l’altare in scrivania, fiori, bandiere, un grande scudo con l’aquila simbolo del potere. Musiche originali di Mario Incudine, costumi di Giulia Pagliarulo, disegno luci di Sofia Xella.

Il testo di Sam Holcroft approda in Italia diretto da Giancarlo Nicoletti che ne accentua la suspense e l’interazione con il pubblico.

Dalle note di regia di Giancarlo Nicoletti: “È un lavoro attualissimo che parla a tutti, perché affronta temi che sono sempre più all’ordine del giorno: la verità, la libertà d’espressione, gli stratagemmi – spesso subdoli – con cui i potenti piegano il mondo al proprio volere; un lavoro che parla anche dell’eterna dicotomia fra finzione scenica e verità della vita vissuta, di come il confine fra le due spesso sia labile e della condizione degli artisti (e di quanto non si possa farne a meno). Il meccanismo teatrale del copione, perfetto nel suo alternare più livelli come un sistema di scatole cinesi e a cambiare continuamente il punto di vista, fino al sorprendente epilogo finale, è ciò che ha appassionato tutta la compagnia fin dall’inizio. E da quello ci siamo lasciati guidare, assecondando la comicità surreale e inaspettata che ne è derivata e il ritmo incalzante e serrato da thriller. Senza dimenticare l’importanza del tema e armandoci di tanta, sana, insubordinazione. Il pubblico deve aspettarsi di tutto, anche di essere nostro complice e finire in galera: ma – con ogni probabilità – ne sarà valsa la pena”.

 

Tania Turnaturi

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