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Teatrionline > Blog > Firenze > Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello
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Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello

Emanuele Martinuzzi
Ultima modifica: 8 Novembre 2026 15:31
Emanuele Martinuzzi
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In scena dal 3 al 8 Novembre al Teatro della Pergola

Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello
In scena dal 3 al 8 Novembre al Teatro della Pergola

Al Teatro della Pergola, dal 3 all’8 novembre, il capolavoro teatrale di Pirandello arriva con la regia di Andrea Baracco e Silvio Orlando, che non ha certo bisogno di presentazioni, protagonista nel ruolo di Ciampa. Una scelta che riporta al centro una figura complessa, sospesa tra lucidità e disperazione, tra consapevolezza e necessità di sopravvivere alle convenzioni di una società che pretende di proteggere la propria rispettabilità, sempre a costo di sacrificare la verità più interiore. «La verità? È come un coltello: se non sai prenderla dal manico, ti tagli!» (Luigi Pirandello) È dentro questa immagine, nella sua crudezza quasi domestica, che si può riconoscere uno dei nuclei più profondi del teatro di Luigi Pirandello. La verità non è necessariamente una liberazione, non porta sempre con sé giustizia e riscatto. Può diventare un’arma, una minaccia, una forza capace di distruggere l’equilibrio sul quale ciascuno ha costruito, con fatica, la propria esistenza. La verità è
qualcosa che nessuno vuole e può ascoltare, che scardina i fragili equilibri dell’esistenza comune e dell’armonia con se stessi.
Ogni individuo è costretto a recitare una parte, a indossare una maschera, a difendere un’immagine pubblica anche quando questa non corrisponde più alla propria realtà interiore. La sua celebre teoria delle tre corde – la seria, la civile e la pazza – diventa la rappresentazione di un equilibrio continuamente minacciato. Tutti i personaggi di quest’opera vivono in equilibrio su queste tre corde, tacendo le proprie emozioni, la propria consapevolezza, tradendo gli altri e se stessi. «La corda seria, la corda civile e la corda pazza». (Luigi Pirandello)
È una teoria che, sotto l'apparenza di una brillante intuizione comica, rivela una disperata filosofia della sopravvivenza. È proprio qui che la commedia rivela la sua natura più feroce: tutti invocano la verità, ma nessuno sembra disposto a sopportarne il peso. La rispettabilità sociale diventa una prigione collettiva, un sistema di regole non scritte che finisce per condizionare ogni comportamento. Il tradimento può essere tollerato, purché non venga esibito; la menzogna può essere accettata, purché garantisca la tranquillità pubblica. Scardinare tutto questo è follia e distruzione. Il paradosso pirandelliano è tutto in questo rovesciamento: chi cerca di smascherare la finzione rischia di essere considerato folle, mentre chi continua ad alimentarla viene riconosciuto come persona ragionevole. Il grottesco, le situazioni paradossali, le improvvise accelerazioni del dialogo fanno emergere una disperazione che attraversa tutto il testo. Si ride, ma il riso lascia presto spazio
a un senso di disagio. Pirandello non è solo un autore da ricondurre alle formule consuete del rapporto tra essere e apparire o del conflitto tra vita e forma, ma un drammaturgo capace di mettere in scena passioni, umiliazioni, rabbia e fragilità. A più di un secolo dalla sua composizione, Il berretto a sonagli continua a parlarci perché non riguarda soltanto una società lontana, regolata da codici d’onore e convenzioni borghesi del primo Novecento. Riguarda anche il nostro bisogno di essere riconosciuti, la paura di perdere la faccia, la necessità di difendere un'immagine pubblica persino quando questa entra in conflitto con la verità

più intima. Parla intimamente del nostro animo e delle sue maschere convenzionali, sempre sull’orlo e il baratro della follia. E allora la follia, che attraversa tutta la commedia come una minaccia e insieme come una possibilità o rivelazione, assume un significato ancora più inquietante. Forse è l’unico spazio nel quale diventa possibile sottrarsi alle regole del gioco. Forse è il prezzo da pagare, come vediamo sul
finale, quando non si riesce più a sostenere la finzione. La follia reale viene riabilitata dalla messinscena della follia e viceversa. Il berretto a sonagli diventa così il simbolo di una condizione paradossale: chi non si adegua alle convenzioni viene dichiarato folle, mentre la follia di chi continua a vivere dentro una menzogna condivisa rimane perfettamente invisibile. È questo il grande messaggio, la grande domanda ancora irrisolta del teatro di Pirandello, ed è anche la ragione per cui la sua opera continua a interrogarci. Non ci offre risposte rassicuranti, non
indica una via d’uscita, non stabilisce una volta per tutte chi abbia ragione e chi torto. Ci costringe piuttosto a guardare le maschere che indossiamo e quelle che imponiamo agli altri. Le corde che ci imprigionano e che a volte ci liberano.

Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello con Silvio Orlando e con (in ordine alfabetico) Francesca Botti (Fana), Michele Eburnea/Davide Cirri (Fifì), Francesca Farcomeni (Saracena), Davide Lorino (Alfio Spanò), Annabella Marotta (Nina), Stefania Medri (Beatrice), Marta Nuti (Assunta) regia Andrea Baracco scena Roberto Crea costumi Marta Crisolini Malatesta luci Simone De Angelis sound designer Giacomo Vezzani produzione Cardellino srl, Teatro Stabile dell’Umbria – Teatro Stabile di Bolzano

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