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L’Esposizione Universale

Redazione
Ultima modifica: 25 Settembre 2015 09:05
Redazione
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Foto di S. Amato
Foto di S. Amato

di Luigi Squarzina

regia e impianto scenico Piero Maccarinelli

con Luigi Diberti, Stefano Santospago

e con gli interpreti del Corso di Perfezionamento per Attori della Scuola del Teatro di Roma

(in ordine di apparizione) Maria Teresa Campus, Paride Cicirello, Nicola Sorrenti, Alice Spisa, Laurence Mazzoni, Carmine Fabbricatore, Giulio Maria Corso, Stefano Scialanga, Sara Pallini, Roberto Caccioppoli, Arianna Di Stefano, Antonietta Bello, Jacopo Uccella, Vincenzo D’Amato, Gregorio De Paola, Michele Lisi, Pietro Masotti

costumi Gianluca Sbicca – musiche Antonio Di Pofi
immagini Istituto Luce – scelte da Roland Sejko – montaggio Luca Onorati

Produzione Teatro di Roma

in partnership con Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Style Food/Cristal Catering e Open City Roma,

in collaborazione con Istituto Luce, Fondazione Istituto Gramsci, EUR SpA e Zètema Progetto Cultura


Lo spettacolo ha ricevuto il Premio Enriquez-Città di Sirolo 2015 per la miglior regia nelle categoria Teatro di impegno sociale e civile – sezione Nuovi linguaggi

———-

Roma ritorna protagonista con un copione in arrivo da lontano che ci racconta un pezzo lacerante della storia della Capitale e ci illumina sull’oggi. Con L’Esposizione Universale di Luigi Squarzina è di nuovo in scena al Teatro India, dal 30 settembre al 18 ottobre, una delle produzioni di maggior successo della passata stagione del Teatro di Roma. Mai rappresentato per divieto della censura e rimasto inedito per le scene italiane fino a questo allestimento di Piero Maccarinelli, che ha debuttato a giugno 2015, il testo ripercorre l’epopea del gruppo di sfollati dell’E42 che intreccia le speculazioni edilizie, il malaffare, la miseria di una storia passata che oggi appare profetica.

L’Esposizione Universale è un potente affresco ambientato nella Roma post-bellica, tra gli scheletri degli edifici rimasti incompiuti dell’EUR42 (l’Esposizione Universale Romana prevista per il 1942 e cancellata dalla guerra), che nelle intenzioni del regime avrebbe dovuto celebrare anche il ventennale della marcia su Roma. Scritto fra il 1945 e il 1948, il testo ottenne il Premio Gramsci nel 1949 da una giuria composta da Orazio Costa, Eduardo De Filippo, Stefano Landi, Vito Pandolfi, Paolo Stoppa, Luchino Visconti, con la motivazione: “una singolare suggestione artistica sorretta da indubbie capacità teatrali e da un vigoroso e acuto atteggiamento verso la realtà sociale dell’Italia oggi”. E l’opera di Squarzina ne trasferisce in scena le problematiche ideologiche e le contraddizioni mai davvero affrontate dall’identità nazionale e riaffioranti, ancora oggi, sotto forma di nuovi conflitti.

Siamo fra il 1946 e il 1947 quando un gruppo di sfollati, rimasti senza casa a causa della guerra, occupano gli spazi abbandonati dell’Eur, che diventeranno poi aree appetibili per la ricostruzione e per le speculazioni di affaristi senza scrupoli. Il gruppo dei senza tetto riceve la visita di uno pseudo giornalista, ex fascista, Barzilai, e della sua giovane figliastra, medio borghese romana. Mentre, fra le varie famiglie insediate, si mescolano un avvocato profugo di Pola e un professore romano, Curbastro, che non rinnega la sua fede fascista, nonché un giovane ricercato dalle forze dell’ordine, accusato di aver aggredito un politico per il suo trasformismo durante una manifestazione al Viminale. Questo gruppo di sfollati – sia per le variegate posizioni ideologiche (fra loro filo democristiani e comunisti, ex fascisti e liberali), sia per la composizione sociale e le differenti posizioni etiche – rappresenta il Paese uscito lacerato dalla guerra e non pacificato con il suo recente passato. Individui di una Nazione incapace di un processo di riflessione nella transizione fra dittatura e democrazia, con pulsioni libertarie facilmente schiacciate dai più forti. A questo popolo si affiancheranno altre figure di speculatori intenzionati a far riprendere i lavori nel quartiere in previsione del Giubileo del 1950.

Un paesaggio umano raccontato attraverso gli espedienti per la sopravvivenza e dall’arte di arrangiarsi, dalle rivalità e dalle gelosie, che sono le dinamiche di questo dramma che per la leggerezza e l’ironia della scrittura assume anche i toni della commedia. « Squarzina ci presenta i problemi dell’Italia moderna, la sua transizione da un passato agrario, ossia la fine della civiltà contadina, verso la complessa realtà urbana – commenta il regista Piero Maccarinelli – La commedia non può considerarsi limitata all’affresco polemico della realtà storica, né può risultare datata o legata a tematiche squisitamente italiane, come dimostra il fatto che l’unica messa in scena abbia avuto luogo in Polonia nel 1955. Per i nodi non solo sociali, ma umani ed eterni, che porta sulla scena, essa rimane nostra contemporanea e capace di parlare a noi oggi. L’opera, evocando la retorica del Fascismo e le illusioni perdute di intellettuali, architetti, economisti, che credevano nell’operazione E42, rende omaggio ai tanti uomini di cultura che hanno saputo investigare il nostro presente attraverso il passato più recente». Brandelli di vita privata si mescolano all’inesorabile scorrere della Storia, interessi particolari si contrappongono all’interesse collettivo di quel popolo di senza tetto. Alle spalle della vicenda umana dei personaggi e del conflitto che l’irrompere della speculazione edilizia provoca, la situazione di grande povertà dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale: i campi degli sfollati sparsi in vari punti della Capitale, i colpevoli ritardi, il Campo Parioli che verrà abolito solo con le Olimpiadi del 1960, e l’ultimo Campo sfollati che troverà tardiva soluzione negli anni ’70 con la giunta Petroselli. Così, Squarzina ripercorre da un lato storie familiari e storie individuali, dall’altro tensioni politiche e degrado sociale, mentre lo scenario delle architetture dell’E42, fa da sfondo alla Storia del nostro Paese raccontata con umana pietà dagli interpreti del Corso di Perfezionamento per Attori della Scuola del Teatro di Roma, affiancati da Luigi Diberti (Curbastro) e Stefano Santospago (Barzilai).

Lo spettacolo si inserisce nell’ambito del progetto Roma. Il Presente del Passato, l’articolato programma di spettacoli e di attività che porta al centro dell’attenzione la Capitale con un polittico tutto per sé: Ritratto di una Capitale, il grande affresco contemporaneo che scosse e entusiasmò lo scorso autunno e che riappare in formato tascabile con sei tasselli scritti da Valerio Magrelli, Fausto Paravidino, Roberto Scarpetti, Elena Stancanelli, Daniele Timpano e Elvira Frosini, Mariolina Venezia e un prologo di Franca Valeri (Argentina 22 dicembre/3 gennaio). Un altro tassello è diventato spettacolo: Altrove di Paola Ponti (India 18/22 novembre). Il presente ha radici lontane, nel passato del Ventennio, con l’oratorio tutto al femminile Tante facce nella memoria, dedicato all’eccidio delle Ardeatine, una delle ferite più dolorose che ha segnato la storia di Roma, per la regia di Francesca Comencini (Argentina 15/20 marzo). Una veduta sulla Città eterna, tra passato e presente, è offerta da Rome l’hiver di Noël Casale & Xavier Marchand, un monologo che incontra le pagine del diario personale di Ranuccio Bianchi Bandinelli con la Roma raccontata da Marco Lodoli (Argentina 16/20 marzo).

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