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Teatrionline > Blog > Opera > Manon
Opera

Manon

Redazione
Ultima modifica: 25 Giugno 2012 12:51
Redazione
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Opéra-comique in cinque atti e sei quadri

Libretto di HENRI MEILHAC e PHILIPPE GILLE

(dal romanzo dell’abate Prévost, 1731)

Musica di JULES MASSENET

(Copyright e Edizione: Heugel / Leduc, Parigi.

Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano)

Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 19 gennaio 1884

Prima rappresentazione al Teatro alla Scala: 13 gennaio 1895 (in lingua italiana)

Nuova produzione

In coproduzione con Royal Opera House, Covent Garden, Londra;
Metropolitan Opera, New York; Théâtre du Capitole, Toulouse

Direttore FABIO LUISI

Regia e costumi LAURENT PELLY


Scene
CHANTAL THOMAS

Luci JOËL ADAM

Coreografia LIONEL HOCHE

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro BRUNO CASONI

Personaggi e interpreti principali

Manon Lescaut  Ermonela Jaho

Poussette Simona Mihai

Javotte Louise Innes

Rosette Brenda Patterson

Il cavaliere Des Grieux Matthew Polenzani

Il conte Des Grieux Jean Philippe Lafont

Lescaut Russell Braun

Guillot de Morfontaine Christophe Mortagne

De Brétigny William Shimell

~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~

Date

Martedì 19 giugno 2012 ore 19.30 ~ prima rappresentazione

Venerdì 22 giugno 2012 ore 19.30 ~ turno D

Lunedì 25 giugno 2012 ore 19.30 ~ turno A

Venerdì 29 giugno 2012 ore 19.30 ~ turno E

Lunedì 2 luglio 2012 ore 19.30 ~ turno B

Giovedì 5 luglio 2012 ore 19.30 ~ turno C

Sabato 7 luglio 2012 ore 19.30 ~ fuori abbonamento

Prezzi: da 187 a 12 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Alberto Bentoglio*

Atto primo

Cortile di una locanda ad Amiens.

Mentre il banchiere Guillot de Morfontaine

e l’appaltatore delle imposte Monsieur de

Brétigny pranzano in compagnia di tre allegre

donnine, la guardia reale Lescaut accoglie

Manon, sua giovane e seducente cugina, dai

genitori destinata al convento. Approfittando

di una breve assenza di Lescaut, Guillot offre

a Manon le sue ricchezze in cambio del suo

amore. Ma il colloquio è interrotto dal ritorno

di Lescaut, il quale, prima di raggiungere i

compagni al tavolo da gioco, mette in guardia

la cugina dalle insidie della vita. Nuovamente

sola,Manon incontra il Cavaliere Des Grieux:

tra i due nasce fulmineo l’amore. Essi fuggono

insieme a Parigi, sulla carrozza predisposta

da Guillot.

Atto secondo

L’appartamento di Des Grieux e di Manon.

Des Grieux scrive al Conte suo padre affinché

gli permetta di sposare Manon. Dopo

avere scoperto il rifugio dei due giovani, Lescaut

si presenta alla cugina in compagnia di

Brétigny, travestito da guardia. Mentre Lescaut

intrattiene Des Grieux, Brétigny informa

Manon che quella stessa sera il suo amante

sarà rapito per ordine del padre. Poi le

promette ricchezze e agi in cambio del suo

amore. Dopo breve indugio, il fascino dell’oro

conquista Manon: commossa, ella ascolta

il sogno d’amore di Des Grieux, ma non lo

avvisa dell’imminente rapimento.

Atto terzo

La passeggiata del Cours-la-Reine a Parigi.

È un giorno di festa. Lescaut inneggia alla

bellezza femminile, mentre Manon, riccamente

abbigliata, compare al braccio di Brétigny,

suo nuovo amante. Dalle parole del

Conte Des Grieux, Manon apprende che il

giovane da lei un tempo amato, dopo avere

sofferto per la loro separazione, l’ha ora dimenticata

ed è in procinto di divenire abate.

Il parlatorio del seminario di Saint-Sulpice.

Il Conte Des Grieux invita il figlio a riflettere

prima di votarsi alla vita ecclesiastica. Ma il

giovane è risoluto: egli spera, infatti, di dimenticare

per sempre Manon. Inaspettata, la

giovane lo raggiunge e, in breve, risveglia in

lui l’antico amore. Des Grieux fugge con lei.

Atto quarto

L’Hotel di Transilvania.

Ormai in miseria, Des Grieux tenta la fortuna

al gioco. Desideroso di vendicarsi del rivale,

Guillot invita Des Grieux a giocare. Ma,

dopo aver perduto una considerevole somma

di denaro, egli lo accusa di avere barato con

la complicità dell’amante e denuncia Manon

e Des Grieux alla polizia. Mentre l’intervento

del Conte Des Grieux salva il figlio dalla prigione,

la giovane è arrestata.

Atto quinto

La strada di Le Havre.

Lescaut e Des Grieux hanno tentato invano

di far fuggire Manon, condannata alla deportazione.

Corrompendo un sergente della

scorta, Lescaut libera Manon che può riabbracciare

Des Grieux. Pentita del suo passato,

la giovane chiede perdono all’amato e

muore, esausta, tra le sue braccia.

*Alberto Bentoglio (1962) è professore associato di Discipline dello spettacolo all’Università degli Studi di Milano.

Ha numerosi incarichi organizzativi, scientifici e didattici (Princeton University,USA).Ha pubblicato volumi

sul teatro, tra i quali studi sui rapporti tra scrittura drammatica e realizzazione scenica

L’opera in breve

Claudio Toscani*

Non c’è alcun dubbio che la figura di Manon

Lescaut incarni un archetipo: la femme

fatale, bella, irrazionale e volubile quanto

priva di senso morale; la donna che incatena

a sé e trascina alla rovina l’amante, incapace

di resistere al suo fascino. È in questa figura

che si riconosce l’eroina del celebre (e scandaloso,

per l’epoca) romanzo di Antoine-

François Prévost, l’Histoire du Chevalier

Des Grieux et de Manon Lescaut (1731). È

pur vero che nel romanzo la protagonista si

riscatta grazie all’amore, la sofferenza e la

morte tragica, per cui sull’immagine della

donna dissoluta e crudele finisce per prevalere

quella della donna appassionata e redenta;

ma resta il fatto che nell’immaginario

collettivo è da sempre stampata la figura

della perfida seduttrice, simbolo della femminilità

più misteriosa: un personaggio al di

fuori del tempo, che costituì un tema centrale

del Romanticismo letterario e che ancora

all’epoca diMassenet si alimentava del desiderio

d’evasione e della pruderie di una società

in largamisura borghese e provinciale.

È sul romanzo di Prévost che cadde, nel

1881, la scelta di Massenet per il soggetto di

un opéra-comique in cinque atti. Nel libretto,

steso da HenriMeilhac in collaborazione

con Philippe Gille, si riscontrano differenze

cospicue rispetto al modello letterario. Una

su tutte: il romanzo di Prévost ruota intorno

a una cortigiana, una ragazza giovane ma

già corrotta, che si trasforma in una donna

sinceramente innamorata. Nell’opera di

Massenet Manon è invece una fanciulla ingenua

destinata al convento, che sente risvegliarsi

in sé il gusto per la vita mondana, per

il lusso, e cede alle seduzioni dell’uomo che

per la prima volta le parla d’amore. Nella

stesura del libretto vi furono interventi diretti

da parte del compositore, che suggerì

alcuni episodi.Massenet lavorò alla partitura

soprattutto tra il maggio e l’ottobre 1882;

l’opera ebbe la sua prima rappresentazione

il 19 gennaio 1884, all’Opéra-Comique di

Parigi, con un successo vivissimo di pubblico

che mise a tacere le perplessità della critica.

Massenet predispose anche una versione

della partitura nella quale i dialoghi parlati

vengono sostituiti da recitativi, forse pensando

all’esportazione di Manon nei paesi

cui era estranea la tradizione del parlato

nell’opera.Questa versione servì per la “prima”

italiana, al Teatro Carcano di Milano il

19 ottobre 1893, che ebbe una messinscena

curata da Leoncavallo per incarico di Sonzogno.

Erano trascorsi solo pochi mesi dal

varo dellaManon Lescaut di Puccini.

Manon è un opéra-comique:ma per l’epoca

diMassenet, il termine è più che altro un relitto

lessicale, riferendosi a uno spettacolo

d’opera che mantiene la convenzione dei

dialoghi recitati. L’alternanza tra canto e

parlato determina una caratteristica discontinuità,

che per l’opéra-comique è la regola

(a differenza del drame lyrique, che invece

punta alla continuità musicale). È la stessa

discontinuità che si riscontra a livello stilistico:

inManon si alternano stili e linguaggi disparati,

che vanno dal comico al serio, dalle

citazioni neoclassiche alle aperture romantiche.

Non meno vario è il campionario della

scrittura vocale: i personaggi sono chiamati,

oltre che a pronunciare i dialoghi parlati, a

cantare in recitativi, in ariosi, in arie liriche

virtuosistiche o intimiste, o in altre nel più

puro stile dell’opéra-comique; oltre a ciò

Massenet ricorre al mélodrame – che combina

musica orchestrale e linguaggio parlato

– in misura molto più ampia di quanto si facesse

all’epoca nel teatro d’opera francese.

Tutto ciò determina un numero eccezionale

di fratture di stile, d’ambiente, di tono.Manon

presenta un’architettura frammentaria,

che trae dal contrasto stilistico la sua forza:

è grazie ad esso che Massenet tratteggia efficacemente

i diversi ambienti sociali e i diversi

personaggi, passando da un colore

mondano a una musica dall’atteggiamento

introspettivo, capace di cogliere i moti più

intimi dell’animo.

Questa costruzione a mosaico – nella quale

si dissolvono, tra l’altro, i ‘numeri’ convenzionali

dell’opera in musica – e l’elasticità

dello stile vocale sono funzionali: entrambi

ritraggono non solo la superficialità dell’ambiente

in cui si svolge l’azione, ma anche

la costitutiva fragilità di carattere dei

due eroi.

Cosa crea, allora, l’unità della partitura, così

evidente al di là delle continue fratture?

Intanto uno stile vocale particolarmente

attento al suono e agli accenti della parola,

rispettoso della prosodia e delle inflessioni

naturali della lingua parlata; uno stile vocale

che produce un’impressione di immediatezza,

e diminuisce la distanza tra i dialoghi

parlati e il testo intonato. Poi, una rete di

temi ricorrenti. Ogni scena dell’opera è

animata da uno o più motivi di situazione,

che in seguito scompaiono ma possono

riapparire in una scena successiva o in un

altro atto, caratterizzandosi come motivi di

reminiscenza.

Questi temi rispondono a una logica dualistica

(evidente già a partire dal preludio):

un gruppo di motivi energici corrisponde

alla “razionale” società mondana, un altro

gruppo di temi lirici fa capo invece ai due

protagonisti, che soggiacciono a una passione

irrazionale. Ed è rivelatore il fatto che

Manon non venga accompagnata da un

unico motivo caratterizzante. La musica si

adatta al personaggio: al suo umore mutevole,

ai molti aspetti della sua personalità

fascinosa, alla capacità di passare dai piaceri

della vita mondana e dalla malizia civettuola

agli slanci dell’amante più appassionata.

Anche nel trattamento musicale, Manon

resta una figura enigmatica.

*Claudio Toscani (1957) ha compiuto gli studi musicali e musicologici presso i conservatori di Parma e di Milano

e la Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna, e ha conseguito il dottorato di ricerca in Musicologia

presso l’Università di Bologna.Ha preso parte a numerosi convegni musicologici internazionali e ha pubblicato

saggi sulla storia del teatro d’opera italiano del Settecento e dell’Ottocento. Ha curato, tra le altre, l’edizione

critica dei Capuleti e Montecchi di Bellini e della Fille du régiment di Donizetti; è membro dei comitati scientifici

per l’edizione delle opere di Bellini, Pergolesi e Rossini. È direttore dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giovanni

Battista Pergolesi. Ha fondato e dirige il Centro Studi Pergolesi. È docente di Storia del melodramma e di

Filologia musicale all’Università degli Studi di Milano.

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TAGGED:ManonManon scalateatro scala milano

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