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Echoes, un canto di liberazione

Joele Schiavone
Ultima modifica: 1 Febbraio 2019 18:55
Joele Schiavone
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Echoes
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EchoesSe io sono un democratico vero? Ma sì che sono democratico. Vero e assoluto. Ma il problema, sapete qual è? Ci sono soltanto io. Altri così nel mondo non esistono. Da quando si è spento Mahatma Gandhi, non c’è più nessuno con cui parlare.

Vladimir Putin

Accolto con successo Echoes, una narrazione distopica scaturita dalla penna di Lorenzo De Liberato e dalle visioni di Stefano Patti. Il potere è al centro di questo mirino la cui presa viene lasciata alternativamente ai due maestri della scena, di cui il già citato Stefano Patti e Marco Quaglia, due attori capaci di impersonificare il fuoco e l’aria, il bene e il male, la passione e il gelo con una plasmabilità del corpo che si fa eleganza, furore, impazienza, frustrazione, sfida. Attraverso le linee della stanza gli attori creano – con l’aiuto di una regia essenziale nella pregnanza dei significati – una dimensione futura nella quale veniamo catapultati attraverso le parole del giornalista invitato ad entrare nel XV° distretto.

Davanti a noi un tavolo con sopra una mela verde; la luce diffusa della scena imprime lo spazio rendendolo qualcosa di simile ad una stanza degli interrogatori, ad un non luogo dove si perde la ragione, e le certezze si fanno meno nei recessi del relativismo. Vediamo alla nostra sinistra un uomo elegante, vestito di tutto punto, il cui corpo è sottile come la sua mente; alla nostra destra un altro uomo più misero, vestito degli abiti di un ribelle, le cui fattezze ci parlano di un qualcosa di simile all’ardore, alla terra, alla lotta. Il ribelle ha delle cuffie che urlano volume, la musica è centrale nella scena, e ogni suono è millimetricamente studiato per far cadere i tasselli del domino la cui fine è il nostro inizio; il pensiero va a Guantanamo e alla musica usata come strumento di tortura, ma la sceneggiatura va avanti e un altro foglio dell’opera si disperde nei ricordi.

Il dialogo tra i due ha inizio; comprendiamo di essere lì dove la follia dell’uomo potrebbe arrivare; nessun essere vivente vive in superficie: l’acqua è contaminata, l’aria è nociva al respiro, la terra è sterile. Una mela verde significa tutto in un’era in cui il potere sceglie ciecamente qual è la verità, quale la soluzione, quale la giustizia. Ed entriamo nelle stanze della mente di due uomini simili eppur diversi che si lanciano la palla su un tavolo da ping pong dove viene discussa la vita, il potere, l’amore, la religione con una sinuosità formale ed un ritmo orchestrale da far venire la pelle d’oca senza poter distogliere lo sguardo.

Le eco di cui il titolo ci parla possono essere molteplici: sono eco individuali, sono eco collettive, sono eco di una tale potenza da aver influenzato la vita dei due protagonisti fino a renderli schiavi della loro stessa storia; sono le eco delle scelte quotidiane che facciamo noi stessi – oggi – giorno dopo giorno, e che ci portano a chiederci se realmente quello che stiamo vedendo sia una distopia o un triste futuro altamente probabile. Il non aver più aria da respirare può essere la eco di tutte le volte che per fare 100 metri prendiamo la macchina; il sadismo che può provare un uomo che oggi risiede nelle stanze del governo può essere una eco di una mancanza d’amore vissuta nell’infanzia; il nulla e l’abisso di una visione post-apocalittica può essere la eco di un momento di follia come quello che può accadere quando viene dato il permesso per il tiro di una bomba nucleare: lasciando solo silenzio assordante lì dove vi era la vita. Forse dovremmo tutti rallentare, e comprendere quello di cui – attimo dopo attimo – ci andiamo nutrendo, costruendo allo stesso modo – attimo dopo attimo – attraverso le nostre scelte il futuro che domani vivremo.

———-

ECHOES

di Lorenzo De Liberato

regia Stefano Patti

con Marco Quaglia e Stefano Patti

la voce di Nancy Babich è di Giordana Morandini (ita) Alice Spisa (eng)

light designer Paride Donatelli

scenografia Barbara Bessi

costumi Marta Genovese

suono Matteo Gabrielli e WiSam WiseSound/Samuele Ravenna

aiuto regia Cristiano Demurtas

produzione 369gradi

progetto sostenuto da Carrozzerie_n.o.t

residenza produttiva 2015 Teatro Studio Uno

presentato al Edinburgh Festival Fringe 2017

presentato al Festival inscena! New York 2018

presentato a Limerick Belltable Theatre Ireland 2018

presentato in London UK Tristan Bates 2018

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