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American Ballet Theatre, “Balanchine, Bennett & The Beach Boys”

Giordana Patumi
Ultima modifica: 21 Ottobre 2019 09:49
Giordana Patumi
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1875
Balanchine, Bennett & The beach Boys
Aran Bell, Zimmi Coker and Patrick Frenette in Deuce Coupe ©Gene Schiavone
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Balanchine, Bennett & The beach Boys
Aran Bell, Zimmi Coker and Patrick Frenette in Deuce Coupe ©Gene Schiavone

L’American Ballet Theatre torna al Lincoln Center per la stagione autunnale dal 16 al 27 ottobre con una programmazione molto variegata specialmente nelle due serate di Balanchine, Bennett & The Beach Boys.

La compagnia americana presenta uno spettacolo tra due mondi in cui il movimento classico incontra un’ampia varietà musiche tra cui Beach Boys, Tony Bennett, Igor Stravinsky e William Bolcom.

Lo spettacolo inizia, rendendo omaggio al padrone di casa del David H. Kock Theater George Balanchine, (1904-1983) con il celebre Apollo su musiche di Igor Stravinsky. Come molti dei suoi balletti, Apollo è privo di una vera e propria trama ma si configura come una sequenza di scene.

La prima, è la nascita del dio, ed è l’italiana Virginia Lensi che seppur brevemente apre la serata interpretando Leto, madre di Apollo. Secondo quadro è la presentazione delle Muse al dio (interpretato da Joo Won Ahn) e la consegna da parte di quest’ultimo dei doni simbolo delle arti di ciascuna A Calliope (Melanie Hamrick), Musa della poesia, presenta una tavoletta; a Polimnia (Katherine Williams), Musa del mimo, una maschera che simboleggia il silenzio e la forza del gesto; e a Tersicore (Stella Abrera, prima ballerina dell’ABT), Musa della danza e del canto, dà una lira, strumento che accompagna queste due arti. Successivamente le muse eseguono i rispettivi assoli e Apollo le segue, concludendo il balletto con la sua ascesa al Monte Olimpo.

Il solista Joo Won Ahn, non ha un fisico esageratamente atletico e ci presenta un Apollo più vicino al mondo classico. Leggero nell’esecuzione della batteria, preciso nei giri e senza mostrare il ben che minimo sforzo. Le tre muse si distinguono come solite, nei passi a tre e nelle intricate scene con con il dio. Stella Abrera, nota danzatrice della compagnia è una Tersicore impeccabile in grazia e pulizia di movimento.

Lo spettacolo prosegue con due passi a due molto diversi tra loro. Il primo Some Assembly Required coreografato da Clark Tippet. Creato nel 1989 originalmente per la prima ballerina Amanda McKerrow e suo marito John Gardner, interpretato in questa stagione da Sarah Lane e Cory Stearns. Il lavoro, nato da una semplice conversazione in merito ad un brano musicale, diviene un intenso processo creativo realizzato tra una prova e l’altra durante uno dei tour della compagnia.

Creato per e con una coppia dentro e fuori il palcoscenico, la coreografia prende spunto dalla vita quotidiana dei due danzatori. Scene di estrema rapidità alternano momenti in cui il movimento è assente ed è lo sguardo del duo che si osserva, a rivelare tutta l’intimità e la tensione dei due amanti. La musica è la Seconda sonata per violino e pianoforte di William Bolcom eseguita dal sublime arco di Kobi Malkin accompagnato da Emily Wong. Clark Tippet (1954-92), nome forse poco noto al pubblico europeo e invece molto caro ad ABT. Tippet è stato primo ballerino e coreografo, e parte del repertorio creato per la compagnia include Bruch Violin Concerto No. 1, S.P.E.B.S.Q.S.A. e Some Assembly Required.

Il mood della serata cambia improvvisamente con Let Me Sing Forevermore. Spiritoso e romantico, il lavoro di Jessica Lang fonde il vocabolario del balletto e della danza jazz. Appassionanti sono i due interpreti Catherine Hurlin e Aran Bell che hanno presentato il passo a due per la prima volta lo scorso 23 marzo all’Erik Bruhn Competition di Toronto. Travolgente anche grazie alle celebri canzoni come Steppin’ Out With My Baby, Fly Me To The Moon e I’ve Got Rhythm eseguite dalla grandissima voce di Tony Bennett.

Chiude lo spettacolo, Deuce Coupe di Twyla Tharp. Originalmente creato nel 1973 per il Joffrey Ballet e tutt’oggi dedicato alla memoria di Robert Joffrey, il lavoro torna in scena con i danzatori di ABT. Il titolo dell’opera deriva da Little Deuce Coupe dei Beach Boys, una delle 14 canzoni della rock band americana che accompagnano il pezzo. Gesto quotidiano e movimento fisico si fondono con vari stili di danza per creare un singolare pezzo di dinamica spontaneità e creativa disinvoltura. Deuce Coupe giustappone il vocabolario del balletto con un altro vocabolario liberamente inspirato ai contemporanei balli di società sia degli anni settanta che del giorno d’oggi. La creatività e l’originalità, hanno sempre segnato il lavoro della Tharp che è forse l’unica vera superstite dei coreografi sperimentali della metà degli anni Sessanta.

Una danzatrice solita esegue una riproduzione alfabetica del vocabolario del balletto classico mentre attorno altri danzatori incarnano a pieno lo spirito degli anni della musica dei Beach Boys anche grazie ai costumi e alla scenografia reinterpretati da Santo Loquasto. La solista è la costante tra un insieme di variabili (gli altri ballerini). Per i primi due terzi del pezzo, la ballerina non lascia mai il palcoscenico, si muove precisamente a tempo, e allo stesso tempo se si ascolta la musica, paradossalmente, sembra essere al difuori di esso. Vestita di bianco, si fa strada attraverso un intero lessico di passi di danza classica accademica. Non si ferma né alla fine delle canzoni, né quando le danzatrici in abiti arancioni fluo e i danzatori in camicie hawaiane e pantaloni jazz entrano o escono dalla scena. A volte, è il centro dell’azione, altre la si intravede solo attraverso i movimenti degli altri interpreti, per scoprire che sta ancora tranquillamente eseguendo i suoi passi con costanza e scrupolo. Menzione d’onore ai primi ballerini Christine Shevchenko, Isabella Boylston, Misty Copeland, Stella Abrera e James Whiteside e applausi per tutti i solisti e il corpo di ballo dell’American Dance Theater.

Non c’è che dire, una serata assolutamente brillante e ricca di tanta danza americana.

———

Apollo

Coreografia George Balanchine

Rimessa in scena Victoria Simon

Musica Igor Stravinsky

Luci Brad Fields (disegno originale Ronald Bates)

Apollo Joo Won Ahn (solista)

Tersicore Stella Abrera (prima ballerina)

Calliope Melanie Hamrick (corpo di ballo)

Polimnia Katherine Williams (solista)

****

Some Assembly Required

Coreografia Clark Tippet

Rimessa in scena Amanda McKerrow e John Gardner

Musica William Bolcom

CostumiGary Lisz

Luci Jennifer Tipton

Sarah Lane (prima ballerina) e Cory Stearns (primo ballerino)

****

Let Me Sing Forevermore

Coreografia Jessica Lang

Voce Tony Bennett

Costumi Bradon McDonald

Catherine Hurlin (solista) e Aran Bell (solista)

****

Deuce Coupe

Coreogrfia Twyla Tharp

Musica The Beach Boys

Scenografia e costumi Santo Loquasto (disegno originale Scott Barrie e United Graffiti Artists)

Luci Jennifer Tipton

Christine Shevchenko (prima ballerina), Isabella Boylston (prima ballerina), Misty Copeland (prima ballerina), Stella Abrera (prima ballerina), James Whiteside (primo ballerino), Calvin Royal III (solista) e il corpo di ballo

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