L’ispettore generale di Nikolaj Gogol
In scena dal 14 al 19 Gennaio al Teatro della Pergola
Arriva al Teatro della Pergola di Firenze L’ispettore generale, un’opera teatrale satirica di Nikolaj Gogol’, capolavoro scritto nel 1836 e ispirata a un'idea suggerita da Aleksandr Puškin a Gogol’ nel 1835.
Al pubblico presente in sala arriverà la sensazione di assistere a uno spettacolo divertente: si tratta di un classico, una grande commedia degli equivoci e noi abbiamo cercato di fare prevalere proprio questo aspetto più ironico, ma senza tralasciare il rimando satirico e polemico nei confronti del potere dettati dalla volontà dell’autore. L’ispettore generale si prende gioco della piccolezza morale di chi detiene un potere e si ritiene intoccabile. Una critica accesa al potere e alla corruzione che anima la stanza dei bottoni. Ed è proprio questo particolare aspetto della rappresentazione a rendere attuale la messinscena: è la forza dello spettacolo, perché proietta direttamente il pubblico nel mondo contemporaneo. Abbiamo mantenuto un’ambientazione ottocentesca, ma il testo è attualissimo. (Rocco Papaleo) Una commedia satirica e geniale, che si prende gioco delle storture etiche di chi detiene il potere e si ritiene al di sopra del buon senso e di qualsiasi controllo. Rocco Papaleo è il protagonista di uno dei più grandi capolavori di Nikolaj Gogol, L’ispettore generale, adattato e diretto da Leo Muscato.
Nella vita io amo guardare anche cose più dure o dolorose, ma quando tocca a me proporre qualcosa di mio ricerco sempre l’effetto terapeutico, sia in teatro che nei miei film. Noi attori dobbiamo trovare il livello giusto per accendere quella comunicazione di cui il pubblico ha bisogno: dobbiamo entrare, attori e spettatori, in una comunione reciproca. (Rocco Papaleo) L’opera è una commedia degli equivoci che mostra la derisione e la mascalzonaggine, l’imbroglio e l’assenza di buona fede di una serie di personaggi rappresentanti locali dei vari poteri di un distretto lontano e dimenticato nell’impero Russo. Nel complesso i personaggi appaiono tutti corrotti, approfittatori, bugiardi, affaristi, sfruttatori, maligni, doppiogiochisti, dipinti ironicamente come grotteschi, data la loro natura miserabile e ignobile, senza speranze.
Ma è il teatro che non ha rivali nella mia concezione dell’esibizione. È una performance in cui la curva dell’emozione si vive fino in fondo, perché il teatro non è mai uguale, anzi cambia nel momento stesso in cui lo si fa. Quello che accade nella serata, l’essenza dello spettacolo, vorrei che fosse una sorta di rito laico e dunque cerchiamo in tutti i modi, dal palcoscenico, di essere empatici. L’applauso del pubblico che ti colpisce in maniera diretta in teatro può essere veramente una droga, anche se mi imbarazza sempre un po’ stare lì a riceverlo… Non c’è niente da fare, non mi ci sono ancora abituato fino in fondo. (Rocco Papaleo)
È l’espressione emblematica del teatro gogoliano. I testi russi precedenti erano basati esclusivamente sulla contrapposizione netta fra il bene e il male: qui, invece, per la prima volta, i personaggi appaiono tutti negativi e ridicoli, senza slanci di bontà né stolidi di cattiveria, in una realtà più metaforica e simbolica, che autentica e realistica. La cittadina in cui giunge a sorpresa il presunto ispettore generale, un distretto nella fredda bufera della provincia imperiale, non descrive una vera località russa alla fine, ma una piccola comunità autonoma perfettamente isolata e distante da tutto, in cui Gogol fa confluire un mondo in cui l’ingiustizia e il sopruso, le ambiguità e l’inverosimile dominano l’intera esistenza, facendola assurgere a paradigma di un modo di vedere, intendere e così mostrare e denudare il potere e certe sue dinamiche. Rocco Papaleo è il Podestà di questo distretto, corrotto e inefficiente, affiancato da altre figure assurde e tragicomiche, il responsabile dell’Opera Pia inetto e frustrato accompagnato da un’infermiera che più che curare i
pazienti li uccide con la sua mefistofelica fiatella, il dirigente scolastico balbuziente, ignorante e pauroso, l’ufficiale postale beone, manesco e spione, e altri personaggi connotati dalla loro banalità e inutilità. Questo luogo, che non esiste, diventa il teatro perfetto per inscenare le meschinità dell’umano consorzio in epoche decadenti e irrispettose. Un affresco comico al chiaroscuro sulle bassezze dell’uomo con il tratto geniale di un maestro della letteratura russa e mondiale, capace di farci ridere a crepapelle con intelligenza sulle miserie e sui sogni mancati in un mondo, lontano ma vicino, senza più ideali o valori, se non l’ironia come viatico universale verso la consapevolezza e una liberatoria e salvifica risata.
Direi che ogni giorno si può parlare di compiere un viaggio: dal momento in cui ci si sveglia fino a quando si va a dormire, e poi il viaggio continua ugualmente: si entra nel mondo dell’onirico e dei
sogni. Essere in viaggio è una condizione profondamente esistenziale ed ogni passo che muovi, ogni sguardo che dai, indica sempre un passaggio: sono metri che si percorrono in avanti e la vita
che va… (Rocco Papaleo)
L’ispettore generale di Nikolaj Gogol con Rocco Papaleo e con (in ordine alfabetico) Elena Aimone, Giulio Baraldi, Letizia Bravi, Marco Brinzi, Michele Cipriani, Salvatore Cutrì, Marta Dalla Via, Marco Gobetti, Daniele Marmi, Michele Schiano Di Cola, Marco Vergani adattamento e regia Leo Muscato musiche originali Andrea Chenna scene Andrea Belli costumi Margherita Baldoni luci Alessandro Verazzi produzione Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino –
Teatro Nazionale, TSV – Teatro Nazionale ritratto Gregor Khuen Belasi foto Tommaso Le Pera

