In scena al Teatro Sistina di Roma fino al 18 maggio 2025
Antichi capitelli, statue spezzate, le targhe di piazza Navona e di largo di Torre Argentina pendule, la Bocca della verità sbilenca, sullo sfondo il Colosseo diroccato. Sono i simboli di una Roma in rovina in una futuristica discarica archeologica, in cui si ambienta uno dei più famosi musical della storia nell’edizione italiana firmata da Massimo Romeo Piparo, che ha ottenuto espressamente dall’autore l’autorizzazione per questa ambientazione.
Dopo più di quarant’anni dal debutto a Broadway nel 1982, avendo battuto tutti i record di incassi, la vicenda dei gatti giovani e anziani, allegri e randagi, si trasferisce nella Capitale, scaturita da una raccolta di stravaganti poesie del 1930 del Premio Nobel Thomas Stearns Eliot intitolata “Old Possum’s book of practical cats” (Il libro dei gatti tuttofare) firmate da Eliot con lo pseudonimo “Old Possum” (Vecchio Opossum), sulle musiche di Sir Andrew Lloyd Webber.
A passi felpati i gatti si materializzano in platea, saltano sul palco, si arrampicano sulle scenografie, si radunano per l’annuale Ballo Jellicle e festeggiare il capo gatto Filosofo (Old Deuteronomy, interpretato da Fabrizio Corucci), che deciderà chi all’alba avrà il diritto di rinascere ad altra vita, una delle nove.
L’adattamento italiano di Massimo Romeo Piparo, con l’orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello, non si discosta dalla struttura secondo cui ognuno dei gatti si presenta con un numero musicale, sotto un cielo illuminato dalla luna e fino al sorgere del sole, creando un racconto corale di musica e parole privo di dialoghi.
Un gatto deve avere tre nomi differenti: uno usato in famiglia, uno più dignitoso di cui essere orgoglioso e uno noto a lui solo.
La festa è turbata da due avvenimenti: la comparsa in scena di Grizabella, un tempo affascinante gattina che, dopo aver abbandonato il gruppo per esplorare il mondo è rimasta sola e in miseria; e le improvvise apparizioni del malvagio Macavity, che rapisce Old Deuteronomy gettando gli altri gatti nello sconforto. Macavity si ripresenta sotto le spoglie di Old Deuteronomy, ma è riconosciuto e scacciato. Per recuperare il loro capo, i gatti di Jellicle chiedono aiuto al magico Mister Mistoffelees, assistito dall’affascinante Cassandra. Quando il gruppo si riunisce, riappare Grizabella che chiede di essere perdonata e riammessa nella colonia felina, cantando la canzone più celebre del musical, Memory. Old Deuteronomy concederà proprio a lei il privilegio di rinascere.
Tanti sono i gatti protagonisti: il vecchio /Gus (Gianluca Pilla) che lavorava nei teatri con Gigi Proietti e Nino Manfredi, Flaiano e Totò e ha interpretato Rugantino, ricordato per essere stato Sandocat e gatto Romeo, quello del Colosseo. Sostiene il teatro e critica i giovani che non lo frequentano, invita i “gattini” a studiare “perché il teatro non è come facebook o Tik Tok, l’arte non passa già da chi vive di like”.
L’aitante rocker Rum Tum Tugger (Giorgio Adamo) si sente un sex symbol con un costume coloratissimo, il leader dalla carriera internazionale Munkustrap (Sergio Giacomelli) mette il suo coraggio a disposizione di tutti i membri della tribù. E ancora le acrobazie del gatto-mago Mr. Mistoffelees (Simone Giovannini) affiancato dall’assistente Cassandra, Bustopher Jones (Jacopo Pelliccia che interpreta anche il gatto Skimbleshanks italianizzato in Freccia Rossa) e l’inseparabile e acrobatica coppia Mungojerrie (Simone Ragozzino) e Rumpleteazer (Rossella Lubrino), il malvagio e misterioso Macavity di Simone Nocerino. Inoltre, Gabriele Aulisio (Bill Bailey), Michele Balzano (Coricopat), Mario De Marzo (Macavity double-George), Cristina La Gioia (Tantomile), Monica Lepistö (Victoria), Elga Martino (Jennyanydots), Viviana Salvo (Demeter), Natalia Scarpolini (Jellylorum), Alessandra Somma (Jemima), Rossana Vassallo (Bombalurina), Claudia Calesini (Cassandra), Luca Peluso (Quaxo).
Il momento clou giunge nel secondo atto con Memory, la struggente melodia con cui la gatta Grizabella rivela la propria solitudine, ricorda i bei tempi passati ed esprime il desiderio di ricominciare una nuova vita, rivolgendosi alla luna che campeggia sulla platea. Il brano è stato portato al successo soprattutto da Barbra Streisand e inciso da 150 artisti tra cui anche Celine Dion, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, José Carreras, Milva, Ute Lemper.
Giulia Fabbri risulta poco centrata nel ruolo di Grizabella, sia perché non partecipa alla vita del branco felino, sia perché il costume con un ampio mantello nero non la caratterizza adeguatamente come gatta.
Senza soluzione di continuità si susseguono le coreografie complesse e coinvolgenti di Billy Mitchell, con continue esplosioni di energia degli oltre trenta ballerini-acrobati che cantano in italiano le canzoni di Webber con i testi adattati alla geografia di Roma, aggirandosi nei luoghi iconici della capitale, dormendo sotto i ponti del Tevere e ballando davanti al Colosseo.
Le movenze feline sono sensuali e realistiche, della testa e delle braccia e gambe sinuose e scattanti come zampe di gatti che sgusciano, saltano e scivolano, avanzando carponi con le code ondeggianti che si intrecciano al grosso filo di un gomitolo che, srotolandosi, viene lavorato a maglia coi ferri.
Le scene di archeologia romana sono di Teresa Caruso, presenza stabile del team di Piparo da oltre dieci anni, come la costumista Cecilia Betona a cui è stato affidato il delicato compito di supervisionare l’intero look della trasformazione realistica, da umano a felino, del cast. Il disegno luci di Umile Vainieri potenzia l’effetto maculato e screziato dei costumi.
Nella scena finale il branco dei mici si ricompatta abbarbicato sulle antiche prestigiose rovine. Bravi tutti i protagonisti, sotto il profilo coreutico e canoro, e un plauso ai tecnici per la resa visiva ed estetica.
Massimo Romeo Piparo dirige uno spettacolo veramente ricco di fantasia, una variopinta festa di luci e suoni dal vivo, venata di malinconia, da godere immagazzinando immagini e viaggiando sulle note del sentimento.
“È un’occasione – commenta Piparo – per ribadire ancora una volta a tutto il mondo la centralità culturale e artistica della Capitale italiana, della sua Storia e del fascino che può conferire a storie prettamente anglosassoni come questa dei gatti Jellicle narrati da T.S.Eliot. Lo spettacolo -continua il Regista– è stato riadattato, restando come sempre fedelissimo alla partitura musicale e allo spirito voluto dai suoi creatori, e ha un’aderenza completa al gusto del pubblico italiano. I personaggi-gatti portano tutti uno stile e un carattere molto in linea con la nostra abitudine di interagire con questo animale-compagno di vita”.
Tania Turnaturi

