Andato in scena il 29 e 30 luglio 2025, Auditorium Flaiano, Pescara
I ripetuti applausi a scena aperta, ad anticipare quelli rituali del finale, significano.
Proprio così: non c’è bisogno di complementi, utilizzando il verbo – quel verbo – in forma intransitiva. Come sempre accade all’arte, quando riesce ad essere tale.
La “Cenerentola” di Zaches Teatro presenta la precisione millimetrica di un carillon, intrecciando ed intarsiando spettacolarmente i linguaggi musicali e visuali. In questo ingranaggio pressoché perfetto si inseriscono all’unisono la recitazione vocale e corporea, la movimentazione di marionette e scenari, la malia senza tempo esercitata delle ombre sagomate su tessuti e veli.
Ed allora, il merito più alto della compagnia toscana sta nel non essersi fermati alla perfezione formale, ma di aver ricercato ulteriormente, nei territori dell’originalità. Questa “Cenerentola” è infatti diversa sotto molti aspetti dalla versione invalsa e diffusa dalla mitologia mediatica: per struttura narrativa, per la dialettica interna tra protagonista e personaggi antagonistici, per l’idea portante, per atmosfera.
Quest’ultimo punto in teatro diviene materia tangibile e immediata, l’orlo di partenza e il raccordo finale a cui riportare l’intero lavoro. Buio e sfumature di oscurità sono il tratto dominante dell’allestimento, lo sfondo “caravaggesco” su cui gli effetti di luce vengono ritagliati, stagliati e portati a dettaglio con mano d’orefice.
L’abbrivio dello spettacolo è e resta per lunghi tratti di matrice coreografica, instaurando un tacito dialogo con il pubblico, che viene “alfabetizzato”, instradato compiutamente verso il linguaggio peculiare della messinscena. Una messinscena che non si dipanerà secondo lo svolgimento tradizionale di dialoghi ed accadimenti, enunciazioni e situazioni, azioni ed effetti. Uno spettacolo che non si dichiarerà in maniera esplicita, ma giocherà con il mostrare tramite il nascondere.
Ciò è – in parte – da attribuire ad un dato tecnico, alla prassi del teatro di figura che la compagnia interpreta nella maniera più raffinata: tagli di luce strettissimi escludono dalla visibilità la manualità operosa che anima la marionetta e gli oggetti, i quali gravitano come sospesi, avvolti in movimenti morbidi, quasi umani o apertamente magici, a seconda dei casi.
D’altra parte, l’utilizzo dell’oscurità viene sviluppato ad ampio raggio, nelle forme di una ricerca registica esaustiva. C’è una dialettica costante tra mondo esterno e interni domestici, entrambi esclusi da tonalità rassicuranti. Il panorama naturale corrisponde al paesaggio per nulla idillico di un ambiente urbanizzato, dentellato di comignoli aguzzi sferzati da venti gelidi. In basso, all’interno dei grandi palazzi, si aprono scantinati bui dove si consumano vite neglette e giovinezze negate. La presenza in scena è una somma di figure umane ed animalesche, strane creature ed assenze, pure voci, presagi.
Come in un primo piano, per certi versi come in una soggettiva: è da qui che noi viviamo la vicenda. Non ci viene servita oggettivamente una storia, ma la sua percezione individuale, quella proiettata da parte della protagonista o dalle ombre che sono prossime a lei. Gli altri sono sempre di là, o al di là: le sorelle meschine come il palazzo aureo dove si dà il gran ballo.
Già, il ballo! Come la domenica, anzi come il futuro: una gioia da desiderare per intero, prima ancora che da inverare.
Ecco ciò che viene messo in scena in questa “Cenerentola”: la dialettica degli opposti che non si escludono, che si determinano vicendevolmente, fino a creare una realtà nuova, ultima. Sogno e incubo si avviluppano in continuazione, perigliosi naufragi si consumano rapidi come divagazioni effimere all’interno della psiche, come variazioni su tema, come transizioni o parentesi inserite in una realtà che infine torna sempre, quotidiana e prosaica, eppure cambia, cresce progressivamente, segretamente si trasforma.
Il contrasto più spettacolare è quello che si realizza tra le dimensioni del grande e dell’infinitesimo, conducendo lo sguardo di noi spettatori su oggetti rilucenti apparsi dal nulla o da un qualche altrove, guidando i nostri occhi negli interstizi luminosi dove si agitano profili e silhouettes, per poi lasciare “esplodere” da quelle proporzioni minime la grandezza naturale dei corpi “in carne ed ossa”. Liberati, no: magnificati, in un baleno, nella loro pura e semplice naturalità.
“Cenerentola” di Zaches Teatro. Straordinaria dimostrazione che l’avvenire esiste già ed il tempo è ritorno mai eguale, ripristino costante. Dimostrazione della superiorità del linguaggio teatrale ad onta di ogni perfezione artificiale.
Superiorità del teatro come luogo e momento, dell’essere nel qui ed ora mentre lo spettacolo accade, palpita. Vive sotto i nostri occhi, restituiti al senso della vista.
Paolo Verlengia
CREDITS:
“Cenerentola” di Zaches Teatro
Spettacolo tout public consigliato dai 5 anni
Regia, drammaturgia, coreografia Luana Gramegna
Scene, luci, costumi, maschere e pupazzi Francesco Givone
Progetto sonoro e musiche originali Stefano Ciardi
Con Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco, Enrica Zampetti
Collaborazione per scene, maschere e pupazzi Alessia Castellano
Collaborazione alla drammaturgia Daria Menichetti
Realizzazione costumi Rachele Ceccotti
Direzione tecnica Alberto Bartolini – Service Officina Teatro
Project manager Enrica Zampetti
Produzione Zaches Teatro
con il sostegno del MIC, Regione Toscana, Teatro Fonderia Leopolda di Follonica e Giallo Mare Minimal Teatro
in collaborazione con Fondazione Teatro Metastasio, Fondazione Toscana Spettacolo onlus, Centro di Produzione della Danza Virgilio Sieni

