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Teatrionline > Blog > Recensioni/Articoli > Sulla morte senza esagerare dei Gordi al Franco Parenti
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Sulla morte senza esagerare dei Gordi al Franco Parenti

Lavinia Laura Morisco
Ultima modifica: 3 Luglio 2025 13:25
Lavinia Laura Morisco
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Sulla morte senza esagerare - Teatro dei Gordi
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Quando i segni sono più eloquenti delle parole

In una zona limbo tra vita e morte, una panchina, una valigia e un lampione sono elementi scenografici eloquenti di una simbologia semantica che ci catapulta dentro una realtà inafferrabile fatta di gesti, movimenti e suoni  e che lascia spazio all’immaginazione.

È originale l’impostazione dello spettacolo Sulla morte senza esagerare, spettacolo d’esordio della compagnia del Teatro dei Gordi nel 2010 e di successo internazionale, riproposto in questi giorni al Teatro Franco Parenti di Milano. Il titolo, preso in prestito dalla poetessa polacca Wislawa Szymborska e eloquente come la scena, ci introduce subito nel terreno del non detto, dove a parlare non sono le voci, ma sono i segni e i gesti. Sul palco a dominare ci sono tracce, segni appunto: parole proiettate su uno schermo, traiettorie di corpi in movimento, tracce sonore.

Le maschere di Ilaria Ariemme: uno stile riconoscibile

Ciò che rende speciale e unica questa messa in scena dei Gordi è innanzitutto l’elemento della maschera, anch’essa traccia, segno. Ogni personaggio dall’ignota identità ne indossa una e ognuna è diversa. Queste maschere bellissime di cartapesta realizzate da Ilaria Ariemme, si distinguono per lo stile ormai immediatamente riconoscibile, quello dei Gordi. Sono caratterizzate da solchi e rughe, colori sbiaditi e occhi incavati in una carne raggrinzita, sono perturbanti, sono spettri di vissuto, proiezioni del sé in età senile, contenitori di gioventù carichi di energia e magneti di attenzione e curiosità.  I personaggi sul palco sono identificati non solo da queste maschere, ma anche dagli oggetti che portano in scena. Ogni personaggio è chiamato dalla morte oppure chiede un appuntamento alla morte. L’intero spettacolo è scandito da appuntamenti a tu per tu con la Morte anch’essa mascherata e pure incappucciata. Dei refrains conferiscono allo spettacolo una struttura circolare e ripetitiva dove, c’è qualcuno che bussa alla porta della morte perchè vuole morire, c’è il rintocco di una campana che segna l’ora della morte che si avvicina,  un lampione dalla luce intermittente è simbolo di presagio di qualcosa che sta per accadere o qualcuno che sta per arrivare.

L’attesa, il viaggio e l’ironia della sorte-morte

La panchina simbolo dell’attesa e del riposo e la valigia, simbolo del viaggio, sono elementi molto interessanti che rimandano al nomadismo, all’essere clochards della vita, ma anche al concetto del vivere alla giornata, perchè la morte può aspettarci proprio dietro l’angolo. Lo spettacolo affronta la tematica della morte in maniera originale e ironica. L’elemento ironico è proprio rappresentato dal fatto che la morte è ridicola: non sa quando è l’ora di far morire i suoi ospiti. I suoi prescelti infatti, vengono convocati all’ora sbagliata o si presentano all’ora sbagliata. Il tempo sembra sospeso e eterno, i movimenti, le azioni e i gesti sono spesso accompagnati da tracce sonore note e di impatto. Lo spettacolo è un dialogo-non-dialogo fatto di sguardi, di movimenti, di non detti.

Sulla morte senza esagerare con la regia di  Riccardo Pippa e prodotto dal Teatro Franco Parenti, riesce a affrontare un tema universale con leggerezza, utilizzando una scrittura scenica complessa e dall’esito non scontato e identificandosi in uno stile ben specifico dove, a giocare un ruolo importante, è la semiotica calata dentro un approccio contemporaneo che lascia libertà di interpretazione e di immaginazione.

Lavinia Laura Morisco

 

 

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