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Reading: Caracalla Festival 2025, Le Sacre du printemps di Pina Bausch, la forza primordiale fra Béjart e Wheeldon
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Caracalla Festival 2025, Le Sacre du printemps di Pina Bausch, la forza primordiale fra Béjart e Wheeldon

Fabiana Raponi
Ultima modifica: 29 Agosto 2025 12:18
Fabiana Raponi
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Le-Sacre-du-printemps_ph-Jean-Charles-Verchere-Opera-Paris
Le-Sacre-du-printemps_ph-Jean-Charles-Verchere-Opera-Paris
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Un emozionante trittico d’eccezione alle Terme di Caracalla

Due serate sold out per una delle più emozionanti proposte del Caracalla Festival 2025: è la danza la grande protagonista alle Terme di Caracalla con un trittico d’eccezione che attinge al repertorio novecentesco e contemporaneo, accostando due celeberrimi pezzi, Le Sacre du printemps di Pina Bausch, per la prima volta interpretata da una compagnia italiana, e il Bolero di Maurice Béjart alla delicatezza di Within the Golden Hour di Christopher Wheeldon.

Tre lavori molto diversi e di grande richiamo in un crescendo di pathos che offre alla gremita platea tutta la versatilità e le intense interpretazioni delle étoiles Rebecca Bianchi, Susanna Salvi e Alessio Rezza, dai primi ballerini Federica Maine e Michele Satriano, del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma attraverso la delicatezza di Wheeldon, la sensualità di Béjart, l’energia primordiale della Bausch.

In apertura Within the Golden Hour, piccolo grande classico di Christopher Wheeldon, fra i lavori più ispirati del coreografo inglese che riecheggia la luce dorata prima dell’alba o subito dopo il tramonto attraverso una “serie di piccoli dipinti o schizzi ispirati dalla musica”, piccoli, delicati racconti poetici per 14 danzatori sulla partitura per archi composta da Ezio Bosso e da Antonio Vivaldi. Già entrata nel repertorio della compagnia capitolina nella stagione 2022/2023, ma ancor più poetico alle Terme di Caracalla con l’incedere della notte, questa magnetica e delicata coreografia che ci conduce nella magia della luce dorata (con le fondamentali luci di Peter Mumford) giocando con 7 coppie, pennellate di colori eterei e pastello nei luccicanti e teneri colori degli abiti di Anna Biagiotti. Delicato e magnificamente elegante.

Within the Golden Hour_ph Teatro dell'Opera di Roma 2023_L1130403
Within the Golden Hour_ph Teatro dell’Opera di Roma 2023_L1130403

L’eros entra prepotentemente in scena con la sensualità ossessiva del Bolero di Béjart del 1951: per la prima volta in scena a Caracalla la versione con l’uomo al centro, una forza magnetica luminosa e vitale interpretata dallo scultoreo, perfetto Friedemann Vogel nel ruolo de La Mélodie, quasi un dio greco di grandiosa e intoccabile bellezza, oggetto del desiderio di tutti. L’eros è una forza primordiale e inarrestabile incarnata dal Vogel collocato sul tavolo che muove soprattutto la parte superiore del corpo. La musica, direzione di Ido Arad per Ravel, ma anche Stravinskij, è ipnotica, allusiva e si allarga alle geometrie degli uomini seduti intorno che via via via interagiscono con La Mélodie e si avvicinano impetuosi. Al crescendo della partitura, cresce la tensione coreutica, si aprono le geometrie fino all’inevitabile spasimo totale con gli uomini che si gettano sul loro oggetto del desiderio.

Bolero-di-Maurice-Bejart_Friedemann-Vogel_ph-Carlos-Quezada
Bolero-di-Maurice-Bejart_Friedemann-Vogel_ph-Carlos-Quezada

È uno spettacolo nello spettacolo l’attesa che cresce nel vedere preparare il palco con la terra, cuore de Le Sacre di Pina Bausch, per la prima volta interpretata da una compagnia italiana in occasione del suo cinquantesimo anniversario, presentata a Wuppertal, nel 1975. La versione di Pina Bausch è semplicemente leggendaria: il palco è ricoperto dalla terra, senza alcun elemento scenico. I danzatori sono divisi in due gruppi, le donne, deboli e smarrite indossano leggerissimi abiti chiari, gli uomini sono a torso nudo.

“Portare Le Sacre du printemps a Caracalla è un sogno che si realizza. Sono tanti anni che penso a questo titolo perché l’ho danzato per la prima volta con Pina Bausch all’Opera di Parigi nel 1997 ed è stato un momento che rivoluzionato il mio modo di essere, su come amare la danza e come amare la vera interpretazione” spiega Eleonora Abbagnato che vanta un decennio come direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma forte di una rivoluzione nella compagnia.

Si dividono in due gruppi, si chiudono in loro stessi, danzano nella terra (ideato da Rolf Borzik) che si attacca ai loro abiti, alla loro pelle. La fatica e l’interpretazione cambiano di volta in volta, l’interazione con la terra non è mai prevedibile, ma la forza forza primordiale che emerge dall’antico l’antico rituale russo immaginato da Stravinskij con la musica ricca di dissonanze, è inquietante e spaventosa: l’energia richiesta è assoluta come la fatica dei danzatori, movimento dopo movimento. Il sacrificio è fatica, è lotta imperitura e innegabile fra i sessi uniti solo nella scelta della vittima, l’Eletta. Chi sarà costei? Gli uomini restano in disparte e le donne, l’una dopo l’altra, fra paura e suspense, raccolgono terrorizzate, l’abito rosso simbolo del sacrificio, in un crescendo di timore: scelta l’Eletta, l’uomo la aspetta a braccia aperte. Il necessario rito ancestrale si conclude con l’ossessiva danza di morte dell’Eletta, l’emozionante e intensa Rebecca Bianchi di rosso vestita, che appare inevitabile, violenta e brutale. Gli ansimi, la fatica e l’interpretazione dei danzatori regalano a uno spettacolo dal potente impatto visivo ed emotivo il momento più esaltante e atteso della serata che conferma ancora una volta la crescita artistica del Corpo di Ballo. Applausi trionfali dalla gremitissima platea.

Fabiana Raponi

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