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L’italiana in Algeri in veste LGBT

Giosetta Guerra
Ultima modifica: 2 Settembre 2025 10:20
Giosetta Guerra
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ROF. 2025

Pesaro, Teatro Rossini

(14 agosto 2025)

L’italiana in Algeri in veste LGBT

Recensione di Giosetta Guerra

“Una follia organizzata e completa”, così Stendhal definiva la musica de LˋItaliana in Algeri.

La frenesia rossiniana, incalzante e irresistibile, ha dominato la serata, trasportando il pubblico in un vortice di ritmo, ironia e brillantezza.

Il vero protagonista della serata è stato il versatile Dmitry Korchak, apprezzato tenore rossiniano e, in questa occasione, raffinato direttore d’orchestra. Alla guida della bravissima Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, Korchak ha effettuato una lettura scintillante, dal passo sostenuto e coerente, esaltando sia la precisione ritmica sia la frenesia teatrale della partitura.

Un cast ben assortito ha contribuito alla riuscita musicale della serata, nonostante alcune scelte registiche abbiano suscitato perplessità.

Daniela Barcellona, nel ruolo protagonista di Isabella, ha fatto sfoggio di una tessitura acuta robusta e scintillante e di abilità nella coloratura rossiniana. Interprete di grande esperienza, ha saputo incarnare una Isabella esuberante e provocatoria, giocata su tinte equivoche e seduttive. La sua presenza scenica, generalmente associata a ruoli en travesti, ha trovato qui una nuova sfida: è stata presentata come drag queen, con abbigliamento e gestualità fortemente provocatori e che alla fine è ritornata nelle sue abituali vesti di uomo, una vera presa in giro per il povero Bey.
Josh Lovell (Lindoro, schiavo di Mustafà) ha regalato momenti di eleganza, soprattutto nella celebre aria “Languir per una bella”, in cui ha mostrato una voce luminosa e stilisticamente vicina a quella di Rockwell Blake, con sovracuti nitidi e mezzevoci raffinate.
Giorgi Manoshvili (Mustafà) ha offerto un Bey d’Algeri vocalmente imponente, con una tessitura bassa di buona qualità, bella proiezione del suono e un’agilità sorprendente nel canto sillabato.
Misha Kiria (Taddeo, compagno di Isabella) si è distinto come caratterista di razza, con una voce baritonale robusta e flessibile, ideale per il sillabato fitto.

Gurgen Baveyan (Haly) ha svolto con efficacia il ruolo del capitano dei corsari.
Vittoriana De Amicis (Elvira, moglie di Mustafà), inizialmente presentata con costumi molto castigati, ha mostrato doti di soprano leggero di buona qualità.
Andrea Niño (Zulma, schiava), mezzosoprano, ha completato con freschezza il quadro delle presenze femminili.

L’allestimento scenico di Tiziano Santi su due piani evocava vagamente le scenografie di Jean-Pierre Ponnelle per La Cenerentola, senza però raggiungerne la coerenza e la raffinatezza; il cromatismo e il dinamismo rimandavano allo stile di Dario Fo, con risultati approssimativi. Costumi di Claudia Pernigotti, luci di Daniele Naldi, video designer Nicolas Boni.

La regia di Rosetta Cucchi ha creato un caleidoscopio di immagini e riferimenti, appesantito dall’introduzione di elementi riferiti all’omosessualità e alle varie manifestazioni tipiche, quali il gay pride, le drag queen, le bandiere arcobaleno, gli uomini con le parrucche rosa e i tacchi alti, giochi di travestimento e un Mustafà seminudo con stivali rossi e il tacco alto.

Elementi alquanto impensabili da inserire in una storia che si svolge in terra musulmana.

Momenti come la reiterata gag di “Pappataci”, risolta con depilazioni sceniche e ironie corporee, hanno strappato qualche risata, ma non sempre si sono integrati armoniosamente con il tessuto dell’opera.

Questa Italiana in Algeri del ROF 2025 ha confermato l’invincibile vitalità della musica di Rossini, capace di reggere anche le interpretazioni registiche più spregiudicate. La direzione trascinante di Dmitry Korchak e un cast vocale di buona qualità hanno assicurato una serata di alto livello musicale, pur con le riserve sollevate da una messinscena ridondante e a tratti disorientante. In ogni caso, il pubblico ha applaudito calorosamente, segno che la follia rossiniana, anche se rivestita di eccessi contemporanei, continua a conquistare.

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