In scena al Teatro India di Roma fino al 5 ottobre 2025
Il Teatro India inaugura la nuova stagione appellandosi alla propria vocazione di spazio sperimentale aperto alla drammaturgia contemporanea e ai nuovi linguaggi, con autori e registi che portano in scena ricerca e contaminazioni.
Tre fratelli. Tre visioni del futuro. I loro nomi, per volontà paterna, tracciano il loro destino.
Massimo, il primogenito, proiettato verso grandi obiettivi, studia il cosmo e guarda alle stelle, spiegando cos’è una supernova: l’esplosione di una stella che ne ingloba un’altra più piccola, dando luogo a una reazione violentissima e luminosissima emettendo un’enorme quantità di energia, che dura per un certo tempo. La materia prodotta dall’esplosione si disperde nell’universo dando vita a nuove stelle, mentre il nucleo collassa su se stesso creando un buco nero.
Italo, punta diretto come un treno ad ampliare l’attività paterna di panificatore, brevettando i biscotti al cemento “Biscotti tosti dei fratelli Tosti”.
Il terzo, Christopher, porta il nome dell’interprete di Highlander ma, piuttosto che indistruttibile, è fragile e insicuro.
Fulcro delle tensioni familiari è la madre, testimone muta del vissuto pregresso e silenziosa forza propulsiva dei destini dei figli.
Morto il padre in circostanze fortuite e farsesche, gli eredi sono stati improvvisamente travolti da un’inaspettata responsabilità, che ciascuno intende a suo modo.
Massimo si trasferisce in una città lontana a inseguire i suoi sogni stellari, Italo porta avanti il negozio, Christopher si prende cura della madre.
Si rivedranno solo anni dopo, quando Massimo tornerà a casa chiamato dal fratello minore al capezzale della madre.
Le posizioni si sono radicalizzate e le differenze riaffiorano, anche se Italo in un afflato di buonismo afferma di essere “pur sempre fratelli”.
La famiglia implode. Ancora una volta la morte scompone e allontana, la fuga è un modo di interpretare la responsabilità. La scomparsa della madre, supernova della galassia familiare che ha fagocitato e rigettato, fa disperdere i suoi figli e produce un baratro di sentimenti, in un gioco di specchi del potere che attrae e respinge.
Il collasso delle relazioni e delle emozioni fa da detonatore ai desideri e al mondo interiore.
Forse è l’occasione della catarsi: ciascuno sarà libero di seguire le proprie attitudini o di coltivare le proprie paure sotto il vessillo della libertà, se riesce a superare i condizionamenti sociali.
Mario De Masi, regista e drammaturgo, rappresenta allegoricamente il disfacimento dei legami familiari che non sopravvivono al dramma del lutto come un’esplosione cosmica, la più energetica esplosione nucleare dell’universo.
La drammaturgia intreccia e contamina recitazione e danza contemporanea, parole e movimento scenico, in un fluire del racconto in cui i figli dialogano e la madre agisce, acuendo la tensione.
Alessandro Gioia, Fiorenzo Madonna e Antonio Stoccuto caratterizzano le personalità dei fratelli nell’espressione fisiognomica e nelle posture fisiche, Lia Gusein-Zadé veicola emozioni e accadimenti con movimenti scattanti e a tratti scomposti, a sottolineare la drammaticità delle vicende.
La compagnia teatrale I PESCI, fondata a Napoli nel 2014, è composta da artisti con formazioni ed esperienze diverse, che sviluppano una forma scenica che privilegia la performance, espressiva e autoriale, sia in drammaturgie originali che nell’incontro con i classici
“Supernova”, progetto vincitore del bando “ARTEFICI. Residenze creative FVG” e sostenuto dalla Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare per le Arti della Scena diretta da Davide Iodice, punta su una drammaturgia fisica e verbale creata interamente a partire dalle improvvisazioni degli attori nella contaminazione con il linguaggio della danza contemporanea.
Dal 2019 la compagnia è promotrice dei laboratori “Scàveze”, in collaborazione con Antigone Campania, rivolto alle detenute della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli.
Annota il regista e drammaturgo Mario De Masi: “Supernova è la Madre: mette al mondo dei figli e dà loro energia e nutrimento; ne ammaestra i corpi, svezzandoli al gioco dell’azione e della reazione; sbroglia la matassa del cordone ombelicale e dona l’illusorietà dell’indipendenza. In seguito diventa donna amata, oggetto del desiderio, metafora della società, immagine del Potere. Essa è il nucleo di necessità, desideri e privazioni che tiene insieme i fratelli e che poi li allontana. Come un Dio, catalizza ambizioni e aspirazioni insoddisfatte, un centro di gravità generatore e divoratore, motore unico dell’azione sino al collasso finale, quando tutto diventa incontrollabile”
Tania Turnaturi

