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BolognaSpettacolo

Arlecchino nel futuro

Redazione
Ultima modifica: 5 Novembre 2025 15:12
Redazione
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dal 18 al 23 novembre 2025 Sala Thierry Salmon

Teatro Arena del Sole

Via dell’Indipendenza 44, Bologna

dal 18 al 23 novembre 2025

Sala Thierry Salmon

martedì, giovedì e venerdì ore 19.00 | mercoledì e sabato ore 21.30 | domenica ore 18.00

Dammacco/Balivo

Arlecchino nel futuro

La compagnia Dammacco/Balivo torna al Teatro Arena del Sole di Bologna dal 18 al 23 novembre con Arlecchino nel futuro, il nuovo spettacolo prodotto da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale che ha debuttato nel corso della scorsa stagione al Teatro delle Passioni di Modena.

In scena Serena Balivo e Mariachiara Falcone, Mariano Dammacco firma la regia e la drammaturgia in collaborazione con Gerardo Guccini, studioso di teatro già docente di Drammaturgia presso l’Università di Bologna.

Autori di una pluriennale ricerca su un teatro d’arte a vocazione popolare, il drammaturgo, regista e pedagogo teatrale Mariano Dammacco e l’attrice Serena Balivo in questo testo originale traspongono la maschera dello Zanni in uno scenario distopico, per offrire con la leggerezza della Commedia dell’Arte una visione sul futuro prossimo dell’umanità che possa essere una lente attraverso la quale guardare la vita di oggi.

Un racconto ambientato nel Nord Italia esattamente fra un secolo: l’umanità non si è estinta, non c’è stata una guerra atomica né un asteroide ha impattato sulla Terra, ma fa molto caldo; il genere umano è pronto a migrare sulla Luna dove spera di trovare un futuro migliore.

In una lingua che intreccia l’italiano a un dialetto veneziano “schiarito” e a tutti comprensibile, la vicenda prende le mosse proprio da Arlecchino, un “poareto” che cerca in ogni modo un espediente per andare sulla Luna nonostante la fedina penale sporca. Tuttavia, l’unica soluzione che riesce a trovare è quella di fingersi un androide, ovvero un sistema di intelligenza artificiale dotato di un corpo del tutto simile a quello umano. Per mettere in opera il suo piano, si reca al negozio dove lavora – chiamato “Oltre l’umano e non solo” – e si finge il padrone: l’obiettivo è riuscire a vendere un androide a qualcuno in partenza per la Luna, così da sostituirsi a esso e tentare la fortuna.

I personaggi in scena e le loro maschere 

In scena tutti i personaggi appaiono con una maschera da commedia dell’arte a coprire il volto delle attrici. Le maschere sono state realizzate appositamente per l’Arlecchino nel futuro dal Maestro Renzo Sindoca (Arlecchino, Androide 17-22, Puteo, Sbirrandroide) e dall’artigiano, giovane Maestro, Leonardo Gasparri (Pantalone e un Arlecchino nero che compare per un attimo restando fuori dal conto dei personaggi). Le maschere di Sindoca e Gasparri sono state uno strumento importante nel gioco di corrispondenze e rimandi tra i personaggi dello spettacolo e quelli della commedia dell’arte.

Arlecchino nel futuro è pur sempre un Arlecchino con la sua condizione umile, la sua fame, la sua voglia di vivere, di affrontare le avversità della vita con il sorriso, tra furbizia e ingenuità. Arlecchino, per una volta padrone di casa, protagonista forse, certamente ponte tra la scena e la platea, è agito alternativamente da Serena Balivo e Mariachiara Falcone. Il Vecio è nella vicenda un uomo di oltre centocinquant’anni di età, creato da Balivo nel solco della maschera di Pantalone, con l’ausilio di un bastone oltre alla tradizionale maschera con lunghe sopracciglia in crini di cavallo (raccolti dall’artista che l’ha creata e non sottratti a un animale). L’Androide 17-22 è creato e agito da Balivo con una maschera da Pulcinella ispirata ai disegni del Tiepolo, e in qualche modo allo spirito di Pulcinella fa riferimento. Lo Sbirrandroide è il poliziotto del futuro ed è creato e agito da Falcone sul solco del Capitano della Commedia dell’Arte, una grottesca macchina da guerra che non disdegna di vantarsi delle sue imprese che impugna, minaccioso, una bizzarra arma del futuro e porta una maschera da Capitano. Il Puteo, l’uomo del futuro, è affidato anch’esso al lavoro di Falcone che ne tratteggia il carattere lavorando in riferimento ad uno Zanni ebete ma con una maschera d’invenzione del maestro Sindoca, si tratta di una maschera non direttamente legata alla tradizione della Commedia dell’arte.

Appunti di lavoro di Mariano Dammacco

Arlecchino nel futuro è uno spettacolo teatrale per la preparazione del quale, l’attrice Serena Balivo ed io abbiamo scelto di lavorare in dialogo con la Commedia dell’Arte e con i suoi strumenti di lavoro per una sorta di omaggio al genere e seguendo un’intuizione, una visione, un Arlecchino nel futuro appunto. Così il tono della vicenda raccontata, la sua lingua (una sorta di lingua simil-veneta volutamente “schiarita” perché possa essere comprensibile a tutti, comprensibilissima!) e il lavoro di ricerca e creazione delle figure da agire in scena, da parte delle attrici in dialogo con la regia, si è svolto facendo riferimento alle maschere della Commedia dell’Arte. Non solo i personaggi che appaiono sulla scena portano sul volto maschere da Commedia dell’Arte ma anche il loro carattere, le loro vocalità e fisicità sono preparati con un riferimento alle maschere tradizionali.

La genesi del progetto di spettacolo e i suoi temi

di Mariano Dammacco

La visione di un Arlecchino nel futuro ha fatto capolino nella mia mente un paio di anni fa mentre ero impegnato in un progetto che prevedeva il tentativo di comporre drammaturgia con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale. È stata un’esperienza ricca di spunti, alla fine della quale non avevo alcun interesse a proseguire la collaborazione con i sistemi di scrittura che avevo avuto modo di saggiare; in compenso avevo a disposizione una serie di appunti, domande e possibili paradossi, spesso buffi, che riguardano il futuro di tutti noi e che si sono poi tradotti nella drammaturgia di Arlecchino nel futuro. In particolare una mattina stavo dialogando, tramite tastiera del mio computer, con uno di questi sistemi e ho avuto l’inquietante percezione che la futura relazione tra l’intelligenza artificiale e gli umani si annunci piena di sfumature che fanno la differenza e che porteranno, forse, a una prova di forza tra Umano e Macchina più sottile, insidiosa e ambigua di quanto si possa immaginare. Mi è parso che non si tratterà soltanto di evitare che i robot facciano perdere il lavoro agli esseri umani, di per sé una catastrofe; non si tratterà soltanto di sperare che sistemi di difesa non scatenino in autonomia dagli umani una guerra magari atomica o con armi che ancora non possiamo immaginare: ho avuto la sensazione che si tratterà di fare fronte a come queste macchine, che dovrebbero essere strumenti nelle mani dell’umanità, rischiano di infilarsi nel nostro intimo e personalissimo modo di sentire e vivere la vita, la relazione con gli altri, con se stessi e il senso della vita. Tenteremo la via dell’immortalità? È questo un vecchio pallino di noi mortali e forse con l’AI e la tecnologia del futuro ci proveremo davvero? Vivremo una nuova forma di solitudine nella quale ci terremo compagnia con delle macchine che, grazie a diabolici algoritmi sempre più sofisticati, non faranno altro che darci sempre ragione? Fuggiremo così dalla “asperità dell’altro”, come le definisce Byung Chul Han, il filosofo che sta tentando di decifrare il presente e il futuro del nostro mondo? Delegheremo alle macchine il governo, la giustizia, la sicurezza delle nostre comunità? In tutto questo manterremo la tragica costante storica per la quale una parte dell’umanità si avvantaggerà della futura tecnologia mentre un’altra parte ne sarà vittima?

AL TEATRO DUSE CONCITA DE GREGORIO E ERICA MOU IN ‘UN’ULTIMA COSA’
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