In scena al Teatro Manzoni di Roma fino al 30 novembre 2025
Una favola triste che emoziona, un viaggio onirico che sfuma nella magia.
Dopo la “Trilogia degli ultimi” composta da ‘Letizia va alla guerra’, ‘Fino alle stelle’ e ’I Mezzalira’, la coppia teatrale di Agnese Fallongo e Tiziano Caputo torna in scena con una storia di umili circensi che volteggiano tra trapezi e sentimenti, in un viaggio emozionante nell’Italia del Novecento.
Sotto il tendone locandine, attrezzi e lettere di un’insegna fanno da sfondo alla storia narrata e cantata da Cesare Melis e Attilina Perris, detta Tilina, due leggendari ex trapezisti chiamati ad esibirsi in una “serata d’onore” in cui riceveranno il trapezio d’oro. Trent’anni prima erano compagni di vita e di pista, definiti dalla rivista Variety “le lucciole del circo”.
Attraverso flashback e musica si raccontano, dal primo incontro da bambini fino al momento in cui il destino li divide.
Cesare, detto Ciocchetto perché figlio di un falegname, salta la lezione di catechismo per andare a vedere il circo dove incontra Tilina, figlia del clown Mariuccio “bello bello”, titolare del Circo Paradiso. Rimane affascinato dal mondo circense e da Tilina, che sogna di diventare trapezista per “volare” nel cielo e brillare tra le stelle come una lucciola.
Il circo è itinerante e separazioni e ricongiungimenti segneranno le loro esistenze. Nel gergo circense gli artisti girovaghi si chiamano “dritti”, opposti ai “fermi” cui appartiene Cesare.
Si rivedranno dopo sette anni. Tilina è alla ricerca di un compagno trapezista e Cesare desidera “spiccare il volo” e lasciare la falegnameria. Decide di seguirla, abbracciando l’arte acrobatica, fino a diventare il porteur di Tilina. Diventano assi del trapezio, coltivando le emozioni sotto lo “chapiteau”, luogo dove si realizzano i desideri.
In pista si avvicendano personaggi che popolano il magico mondo circense: Dimitri il lanciatore di coltelli, Fortuna la veggente, Betta la domatrice di leoni, Mariuccio bello bello il clown.
All’apice del successo Tilina inaugura il Nuovo Circo Paradiso, un circo tutto loro, eseguendo bendata un numero difficile e pericoloso. Un salto mortale apre e chiude lo sviluppo narrativo.
La veggente aveva predetto a Cesare che chi sale in alto deve fare attenzione alla discesa.
Tutto ciò che il pubblico ha visto finora è forse soltanto il sogno di Cesare che evoca l’amata volata tra le stelle del cielo. Adesso potranno incontrarsi come due lucciole che risplendono nel buio, dopo l’ultimo spettacolo, lontani dal mondo che ha perso la capacità dell’incanto.
Agnese Fallongo e Tiziano Caputo interpretano con fine sensibilità e grande professionalità i duetti e i monologhi, trasformandosi a ritmo serrato indossando velocemente uno scialle, un cappotto, una benda o cambiando la parlata nel dialetto. Diventano così i genitori, artisti circensi, innamorati, clown, intrecciando parole e musica, trasportando gli spettatori sotto il tendone del circo dove si incontrano realtà e fantasia.
La scrittura di Agnese Fallongo tesse una storia di amore e arte venata di malinconia e comicità, su un canovaccio storico che si coniuga con le musiche inedite e le liriche di Tiziano Caputo dallo swing al rock n’roll ma anche ispirate alle melodie circensi con le fanfare da parata, frutto di una attenta ricerca storico-musicale.
Scrive Agnese Fallongo: “Le lucciole sono sempre più rare, non c’è più spazio per loro in quest’epoca di plastica tutta Serie TV on demand. Eppure, se avete avuto la fortuna – magari da bambini – di acciuffarne una e di tenerla chiusa per qualche istante fra le dita – prima di lasciarla volare via – se lo avete fatto almeno una volta e avete visto quella luce palpitare fra le mani, allora questa storia è per voi”.
I due protagonisti hanno raggiunto una maturità artistica e un affiatamento personale e professionale che trova piena espressione in questo spettacolo lieve e ben calibrato. Cantano e recitano in perfetta sintonia, calibrano gestualità ed espressività delineando un affresco delicato e potente. La Fallongo recita inventando cadenze e intonazioni, Caputo è cantante e attore versatile, tanto che il palcoscenico sembra popolato da una moltitudine di personaggi. Entrambi formidabili nel mutare cadenze, timbri e intonazioni e curare i dettagli.
Una coppia artistica che sorprende e conquista, sempre.
La regia di Adriano Evangelisti e Raffaele Latagliata asseconda la fluidità del racconto e la versatilità degli interpreti nel loro viaggio umano e musicale.
Sui colorati costumi di Nicoletta Ceccolini uno scialle o un piccolo accessorio permettono di distinguere ogni personaggio, nell’incessante ritmo del racconto. La scenografia di Andrea Coppi ricrea il retro della pista e della vita, in un viaggio emotivo capace di affascinare grandi e piccini.
Tania Turnaturi

