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Cartellone - StagioneCatanzaro

“La bisbetica domata” oltre la farsa

Vito Fabio
Ultima modifica: 15 Novembre 2025 17:09
Vito Fabio
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Una grande Amanda Sandrelli trasforma la commedia in monito sociale nelle rappresentazioni al Grandinetti di Lamezia Terme e al Comunale nella città capoluogo di Regione

Un duello scenico intenso, tramutato in un’esperienza elettrizzante e provocatoria, ha lasciato il pubblico in un silenzio carico di interrogativi. È a questo che si è assistito nelle due applaudite repliche calabresi de “La Bisbetica Domata” di William Shakespeare, con Amanda Sandrelli, che si sono tenute rispettivamente giovedì 13 e venerdì 14 novembre al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme e al Teatro Comunale di Catanzaro. Due appuntamenti di grande rilevanza inseriti nell’ambito della 48ª edizione di MusicAMA Calabria, diretta da Francescantonio Pollice.

L’audacia di Aldorasi e Niccolini

Il regista Roberto Aldorasi ha compiuto un’impresa ardita, scegliendo di non smorzare la controversia del testo originale, ma di elevarla a confronto. Il risultato è una produzione che non pretende di dare facili risposte, ma osa porre domande fondamentali su potere, amore e identità nell’era moderna.

Merito dell’adattamento di Francesco Niccolini, che non solo ha reso il testo fruibile, ma ha inserito sapientemente passaggi in cui gli attori conversano in rima, un tocco stilistico che esalta la musicalità e la natura giocosa, ma amara, del linguaggio shakespeariano. L’abilità del cast nel rendere l’azione incredibilmente dinamica è stata la chiave per conquistare il pubblico, punto di forza della scelta registica.

Furia e vulnerabilità: il trionfo di Amanda Sandrelli e Maurizio Zacchigna

Amanda Sandrelli è semplicemente fenomenale nei panni di Caterina. La sua non è recitazione, è possesso scenico: un’interpretazione cruda, tagliente, che non teme di esplorare la frontiera tra la furia incontenibile e la vulnerabilità più straziante. Fin dal primo sguardo, si percepisce la forza selvaggia di una donna che rifiuta la sottomissione.

Il cast che la circonda è il meccanismo perfetto di questa violenza sociale. Una delle scelte più significative è l’assenza di Battista, sostituito da Donna Eleonora, madre e padrona, interpretata da una superba Giuliana Colzi, che rende il suo personaggio una figura glaciale, la perfetta incarnazione della società che dispone delle figlie come mera merce di scambio, accentuando il dramma della costrizione.

La Bianca di Lucia Socci è una “malvagità angelica”, la quintessenza della femminilità filtrata. Andrea Costagli (Lucentio), Adriano Giraldi (Ortensio) e Riccardo Naldini (Tranio), si abbandonano all’assurdità, garantendo un respiro comico necessario, che si muove con leggerezza attorno al dramma.

Uno dei momenti che ha suscitato grande ilarità è stato proprio quando Lucentio, nel declamare poesie a Bianca, ha letto i testi delle canzoni “Montagne verdi” di Marcella e “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli. Si è trattato di un anacronismo voluto e geniale, frutto dell’adattamento di Francesco Niccolini, che ha garantito un respiro comico inatteso e divertito la platea.

L’alchimia di Caterina con Petruccio, interpretato da un carismatico Maurizio Zacchigna, è il cuore pulsante e disturbante dello spettacolo. Il loro scontro è una “danza” intrisa di energia selvaggia. L’attore riesce nell’impresa di rendere Petruccio un personaggio che non è né un eroe né un semplice cattivo da farsa, ma un uomo imprevedibile, un despota squilibrato che sfrutta la sua posizione con calcolo e panico. La sua recitazione spazia da un approccio apparentemente naturale a un agitatissimo aguzzino, rendendo la violenza che esercita fascinosa e terribile da guardare.

L’epilogo inquietante e la sottomissione

È nel finale che l’emozione si fa lacerante, trasformando la farsa in tragedia. Si ride fin quando il monologo finale di Caterina galleggia in un silenzio tombale, denso di amaro in bocca. La performance della Sandrelli è sbalorditiva, mantenendo fino all’ultimo respiro un sarcasmo, una scintilla di spirito che stride drammaticamente con l’atto di resa che è costretta a compiere.

Caterina non è domata per amore: è spezzata. La sua condizione, quella di una donna la cui libertà e identità sono state annientate dalle crudeli privazioni e dalla violenza psicologica del marito, risuona con il dramma irrisolto delle dinamiche di potere nelle relazioni. Sentire Amanda Sandrelli pronunciare quelle parole di sottomissione, dopo aver assistito al suo calvario, non suscita il trionfo della commedia, ma il gelo della consapevolezza.

L’atto conclusivo, con Caterina che si “piega”, è un monito brutale. Nel pubblico resta la sensazione che la sua forzata subordinazione sia l’inquietante conclusione di un abuso, un tema che oggi, alla luce dei tragici richiami ai femminicidi e alla necessità di dignità femminile, non può più essere accolto con leggerezza.

“La Bisbetica Domata” ha divertito e fatto riflettere ma, soprattutto, ha lasciato il pubblico con la responsabilità etica di non accettare quel finale come una vittoria, bensì come un monito brutale sulla violenza. Un finale che, nonostante il senso di amarezza, ha ricevuto un lungo applauso da parte di una platea che ha riconosciuto il valore del messaggio dato dai suoi interpreti.

La 48ª edizione di MusicAMA Calabria proseguirà venerdì 21 novembre, alle ore 21, nel Teatro Grandinetti di Lamezia con il concerto di Nikolai Lugansky, uno tra i più apprezzati pianisti al mondo. Un evento di grande rilievo che posiziona AMA Calabria tra i più attivi e importanti operatori culturali a livello nazionale.

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