Visto il 21 novembre 2025 al Florian Espace, Pescara
Lea Barletti e Werner Waas tornano a Pescara con “L’ULTIMA PAROLA”, coproduzione d’eccellenza firmata da Teatro Piemonte Europa, Teatro della Tosse e Florian Metateatro.
Il titolo perentorio coniato dal duo italo-tedesco sigilla un progetto drammaturgico e registico sontuosamente sospeso. La drammaturgia è costruita sull’idea di un dialogo intertestuale: quello tra “L’ultimo nastro di Krapp” di Beckett e “Finchè il giorno non vi separi” di Handke, pièce sconosciuta ai più quest’ultima, ancora inedita in Italia.
Un dialogo cercato senza forzature, dato che il testo di Handke è scritto apertamente come risposta al Krapp beckettiano.
Un dialogo trovato parimenti senza nulla forzare, tramite la lineare giustapposizione dei due testi, con uno spettacolo che viene a comporsi necessariamente quale territorio duplice, a due tempi.
La peculiare struttura testuale de “L’ULTIMA PAROLA” conduce fatalmente il piano di regia verso una elaborazione specifica dello spazio scenico e, conseguentemente, induce a lavorare sulla prospettiva dello spettatore.
La prima parte dello spettacolo è governata dal “primo piano”: veniamo condotti lungo un tragitto insolito a guadagnare i nostri posti. Come in una stanza raccolta, ci troviamo a pochi, pochissimi metri da Werner Waas. L’azione ha quindi inizio: azione che in Krapp è parola per eccellenza.
Qui avviene un passaggio geniale quanto semplice: il Krapp di Waas non ha registratore, né altro strumento se non la sua parola, il suo corpo, la sua posizione seduta. Non si tratta di un pigro stilema: se il Krapp di Beckett (assorbito dalle sue bobine e dal suo magnetofono come un odierno utente di schermi e device digitali) conduce l’attore a parlare pochissimo, a recitare di mimica e sbuffi alla stregua di un clown semantico o di un moderno pantomimo, il Krapp di Waas parla in continuazione, aleggia su di un flusso verbale integrale, fatto di testo e paratesto, didascalie comprese.
Il risultato è potentemente tangibile: Waas non diventa mai Krapp, la sua recitazione resta straniata, il personaggio collocato non solo grammaticamente in una terza persona. Il tempo viene fisicizzato, visualizzato nella sua sostanza tangibile senza violare la sua invisibilità.
Così la fine del testo beckettiano non chiude: arriva in scena sotto forma di apertura, un autentico coup de théàtre. Dal primo piano il nostro sguardo esplode in “campo lungo”. La voce di Lea Barletti gocciola nell’etere, pasteggiando le parole in un microfono, come le note di una canzone improvvisata. I suoi ritmi verbali si intersecano con le sonorità criptiche sviluppate dal vivo da Luca Canciello.
Anche la sua parola è un flusso, eppure rifugge la dimensione spettacolare. Desidera dire, affermare. Vuole essere. E vuole raggiungere un interlocutore preciso: Krapp.
Handke dà voce alla donna senza nome che Krapp nomina in un vecchio nastro, e in questo modo apre uno squarcio, un’intera dimensione. Il clown beckettiano rivela una profondità da notturno psicologico. I personaggi si stagliano nell’orizzonte sconfinato del tempo senza tempo, dove maschile e femminile continuano a decifrare il proprio mistero.
Paolo Verlengia
CREDITS:
“L’Ultima Parola”
un progetto di Barletti/Waas
con Lea Barletti e Werner Waas
regia Barletti/Waas
sound design e musiche originali eseguite dal vivo Luca Canciello
scenografie Ivan Bazak
assistente alla regia Paolo Costantini
produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, Barletti/Waas, TPE – Teatro Piemonte Europa, Florian Metateatro-Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di CSS / Dialoghi, Residenze delle arti performative a Villa Manin, TD-Berlin e Itz-Berlin
Testi:
L’ultimo nastro di Krapp in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd
Finché il giorno non ci separi copyright della Suhrkamp Verlag AG Berlin per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay
con il sostegno di Goethe Institut Culture Moves Europe

