Francesco Pannofino e Francesco Acquaroli nella rivisitazione del classico di Tom Stoppard, in scena fino al 16 novembre a Roma
Inedita, ma apprezzata operazione al Teatro Ambra Jovinelli di Roma con lo spettacolo Rosencrantz e Guildenstern sono morti, grande classico di Tom Stoppard proposto con la regia di Alberto Rizzi che propone un riuscito mix tra il teatro inglese di parola, omaggio al teatro di Shakespeare e alla Commedia dell’Arte.
Di richiamo il cast che punta per il ruolo di Rosencrantz su Francesco Pannofino , celebre voce di tanti attori hollywoodiani, ma anche popolarissimo volto italiano, ben calato nella parte accanto al Guildenstern di Francesco Acquaroli, istrionico attore, teatrale e cinematografico, di grande esperienza che offre un’interpretazione sfaccettata e di notevole spessore.
Nel ruolo del Capocomico, un affidabile Paolo Sassanelli, oltre ai giovani Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni.
L’allestimento, che aveva già inaugurato già inaugurato con successo il Festival dell’Estate Teatrale Veronese, porta in scena la commedia di Stoppard che “spia” dal buco della serratura due personaggi secondari dell’Amleto di Shakespeare reclutati per verificare se il principe sia effettivamente pazzo, è una versione ridotta e snella (che diventa un atto unico) della commedia con svariati tagli.
Ovviamente con 5 attori sul palco, la commedia deve necessariamente subire dei cambiamenti eliminando tutte le scene d’insieme (o affidando a tre attori alcuni degli altri ruoli), ma in qualche modo intervenendo sulla drammaturgia originale soprattutto sulla seconda parte con qualche libertà.
Rosencrantz e Guildenstern assistono alla messinscena della storia dell’Amleto che non riescono a comprendere e che in qualche modo la vedono stravolta rispetto alla realtà perdendosi in divagazioni filosofiche, catapultati in un mondo quasi assurdo e surreale: un finale amaro (qui una riflessione dei due personaggi) che si conclude con la loro morte. Una commedia che resta una vera commedia, come nelle reali intenzioni di Stoppard, e che si affida alle riuscite scene di Luigi Ferrigno che, ispirandosi all’italianissima Commedia dell’Arte, mentre al centro del palco una fatiscente baracca in legno che aprendosi svela un doppio ambiente distribuito su sue livelli. Il Cinquecento viene anche doverosamente richiamato dai pregiarti e colorati costumi storici che richiamano il tardo Cinquecento e il teatro del Bardo. Una commedia divertente che ripropone in modo nuovo il testo cult di Stoppard, reso più agevole e di maggiore comprensione per il numeroso pubblico che applaude con entusiasmo. In scena fino al 16 novembre, info e dettagli su ambrajovinelli.org.
Fabiana Raponi

