Qui al Teatro Gobetti si svela una sorta di sospensione che precede il tuffo nella memoria, ed è esattamente in questa dimensione liquida e instabile che lo spettatore si sente scivolare assistendo ad Argo. In platea si avverte fin dalle prime battute come la regia di Serena Sinigaglia non abbia voluto semplicemente mettere in scena una storia, ma evocare un’assenza, quel vuoto tangibile che ogni esilio si porta dietro. Ciò che colpisce maggiormente, in questo viaggio fisico ed emotivo verso Pola, è la delicatezza chirurgica con cui il testo di Letizia Russo, ispirato alle pagine di Maria Grazia Ciani, scuce le ferite di tre generazioni di donne per poi tentare, forse, di ricucirle. Non si è di fronte a un documentario storico sull’esodo istriano, ma a un’indagine interiore che riverbera nel presente, dove la Vera di Ariella Reggio giganteggia con una fragilità disarmante, incarnando un Alzheimer che non è solo patologia ma metafora di un passato che si rifiuta di morire eppure si sgretola inesorabilmente. Osservando le tre protagoniste chiuse nell’abitacolo di un’auto che diventa un microcosmo di conflitti e tenerezze, emerge potente la riflessione su quanto sia complesso “lasciar andare”, su quanto il cane York – l’Argo di questa Odissea al femminile – diventi il simbolo straziante di tutto ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare per sopravvivere. La Beatrice di Maria Ariis e la Carla di Lucia Limonta completano questo triangolo di dolore e speranza con una verità scenica commovente, in un gioco di specchi dove la nipote cerca risposte che forse la madre non sa dare, e che solo la nonna, nel suo delirio lucido, custodisce. Uscendo dal teatro, si rimane attraversati da quella sensazione di bellezza ruvida e necessaria che solo il palcoscenico, quando si fa testimonianza, sa restituire, lasciando addosso l’eco di un abbaio lontano che è richiamo alle radici e, insieme, invito a perdonare il tempo che passa.
Visto l’8 gennaio 2026
Teatro Gobetti – Torino
ARGO
dal romanzo Storia di Argo di Mariagrazia Ciani
testo Letizia Russo
regia Serena Sinigaglia
con Ariella Reggio, Maria Ariis, Lucia Limonta
scene Maria Spazzi
costumi Katarina Vukcevic
luci Roberta Faiolo
suono Massimo Cordovani
aiuto regia Michele Segreto
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia / Goldenart Production
in collaborazione con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

