Una vibrazione sismica sussulta al Teatro Astra di Torino, una sorta di frequenza sotterranea a precedere il buio sembra risalire direttamente dalle viscere del mondo per scuotere la polvere della quotidianità. È in questa dimensione magmatica e sospesa che si viene trascinati assistendo a Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, l’ultima fatica visionaria di Roberto Zappalà. Non siamo di fronte a una semplice coreografia, ma a un rito di fondazione geografica ed emotiva, dove il palcoscenico cessa di essere tavolato di legno per divenire crosta terrestre, ponte incandescente gettato tra la pietra lavica della Sicilia e le nevi eterne del Giappone. Ciò che colpisce immediatamente, in questo viaggio che scardina le coordinate spaziali, è la potenza materica con cui la dualità viene esplorata non come contrasto, ma come necessaria compenetrazione. Zappalà, con una lucidità quasi filosofica, mette in dialogo due giganti: l’Etna, padre saggio e terribile, custode di un tempo popolato di ombre, e il Fuji, giovane guerriero agile come una lama, teso verso il cielo. In platea si avverte fin dai primi movimenti come i danzatori non stiano semplicemente eseguendo dei passi, ma stiano incarnando questa geologia dell’anima: i loro corpi sono vettori di un’energia primordiale, ora pesante e oscura come il basalto, ora aerea e tagliente come il vento d’Oriente. La drammaturgia si sgrana come un rosario di pietre e silenzi, dove il ritmo non è accompagnamento ma pulsazione vitale. L’incontro tra i tamburi rituali dei Munedaiko e il maestoso progetto musicale di Giovanni Seminerio disegna un paesaggio sonoro che è al contempo ancestrale e futuristico, un cortocircuito temporale che lascia senza fiato. I percussionisti non suonano, officiano; e nel loro percuotere le pelli dei Taiko si ritrova l’eco di quel battito cardiaco che è il primo ritmo conosciuto dall’uomo, un linguaggio universale che scavalca ogni barriera linguistica. È uno spettacolo di rara potenza evocativa, dove la “Muntagna” catanese e il vulcano sacro nipponico si guardano e si riconoscono fratelli. Zappalà lavora di sottrazione e di accumulo, creando un codice gestuale che fonde la virulenza estroversa del sud con la rigorosa compostezza zen, dimostrando che, come recita un antico adagio orientale, “due è uno e uno è due”. I danzatori della compagnia si muovono con una generosità disarmante, trasformandosi in lava che scorre e si solidifica, in cenere che danza, in una liturgia laica che celebra la convivenza delle differenze. Uscendo dal teatro, resta addosso la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di una performance: un’esperienza tellurica che ci ricorda come, sotto le diverse superfici culturali, scorra lo stesso fuoco. Un trionfo di energia e poesia che conferma la Compagnia Zappalà Danza come una delle realtà più lucide e necessarie del nostro panorama artistico.
Visto domenica 25 gennaio 2026
Teatro Astra – Torino
BROTHER TO BROTHER – dall’Etna al Fuji
regia e coreografia
Roberto Zappalà
musica live
Munedaiko
musica originale e soundscape
Giovanni Seminerio
danza e collaborazione
i danzatori della Compagnia Zappalà Danza: Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Giulia Berretta, Anna Forzutti, Dario Rigaglia, Silvia Rossi, Damiano Scavo, Alessandra Verona
musicisti
Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro (Munedaiko)
da un’idea di
Roberto Zappalà
drammaturgia
Nello Calabrò
assistente alle coreografie
Fernando Roldan Ferrer
set, luci e costumi
Roberto Zappalà
realizzazione costumi
Majoca
realizzazione scenografia
Peroni
direzione tecnica
Sammy Torrisi
ingegnere del suono
Gaetano Leonardi
responsabile comunicazione
Caterina Andò
comunicazione digitale
Andrea Di Giovanni, Giuseppe Tiralosi
ufficio stampa nazionale
Veronica Pitea
comunicazione visiva
Maurizio Leonardi
organizzazione
Annamaria Grasso, Lucia Inguscio
amministrazione
Carmen Carace, Marica Runza
management
Vittorio Stasi
distribuzione estero
Elettra Giunta
direzione generale
Maria Inguscio
coproduzione
Scenario Pubblico | Compagnia Zappalà Danza – Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza e Fondazione Teatro Comunale di Modena
in collaborazione con
AMAT & Civitanova Danza, Marche Teatro e Fuori Programma Festival
con il patrocinio di
INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
con il sostegno di
MiC Ministero della Cultura e Regione Siciliana Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo

