C’è un silenzio tagliente, quasi materico, che accoglie lo spettatore, prima che l’eco della doppietta squarci definitivamente la quiete delle Langhe. Ma non è un vuoto inerte quello che abita il palcoscenico: lo spazio è attraversato da sassi, pietre grezze sospese a fili sottili calati direttamente dalle cantinelle del teatro. È in questa architettura scabra e minerale che Un giorno di fuoco, rilettura feroce e vitale del testo di Beppe Fenoglio, trova il suo respiro più autentico. In scena, un magnetico Beppe Rosso si muove tra questi pendoli di roccia con una fisicità densa, imprimendo loro geometrie e traiettorie inesorabili. Non c’è nulla di puramente decorativo in questo gesto: in quei moti pendolari, in quegli urti sfiorati, si materializzano le parabole dei colpi sparati da Pietro Gallesio, il “pazzo di Gorzegno”. I sassi fendono l’aria e diventano l’eco persistente di una guerra mai davvero conclusa, facendosi incarnazione visiva e sonora della voce spietata delle armi. A governare questa complessa macchina spaziale ed emotiva interviene la regia, magistralmente equilibrata e tagliente, di Gabriele Vacis. Lontano dalle secche della semplice rievocazione cronachistica o della lettura drammatizzata, Vacis compie un lavoro di profondo scavo. Dimostra una capacità rara di intonare il ritmo e la melodia intrinseca della prosa fenogliana, ampliandone il verbo fino a renderlo tridimensionale, vivo, sanguinante. Sotto la sua guida, il racconto aspro e la pura evocazione si cesellano a vicenda, incastrandosi in un disegno scenico di precisione assoluta, capace di scuotere ed emozionare nel profondo. La parabola tragica di Gallesio — trasfigurato di fronte al mondo in un eroe sconfitto ma non domo, asserragliato in una fatale caccia all’uomo contro forze dell’ordine divenute ineluttabili e cieche come la natura stessa — deflagra così sulle assi di legno, sostenuta da un’elettricità sismica. Un giorno di fuoco si conferma un rito teatrale primordiale, un’epica della polvere e della collera. Un’opera che indaga le dinamiche del male e della ribellione senza mai concedere sconti, esplodendo in platea con la forza cruda e definitiva di una schioppettata.
Visto il 22 marzo 2026
San Pietro in Vincoli – Torino
Un giorno di fuoco
di Beppe Fenoglio
regia Gabriele Vacis
con Beppe Rosso
scene e luci Lucio Diana
sound designer Massimiliano Bressan
tecnici di compagnia Adriano Antonucci e Marco Ferrero
produzione A.M.A. Factory
in coproduzione con Produzioni Fuorivia
con il sostegno e in collaborazione con Centro Studi Beppe Fenoglio
spettacolo realizzato per il centenario di Beppe Fenoglio.
adattamento teatrale di ”Un giorno di fuoco” di Beppe Fenoglio edito in Italia da Giulio Einaudi Editore. By arrangement with The Italian Literary Agency.

