Fino al 6 settembre a Roma
“I fiori sono molto più di semplici elementi decorativi. Sono simboli universali che rappresentano ogni aspetto della vita: dalla resistenza alla spiritualità, dall’amore al conflitto, dalla scienza all’ecologia”. Cosi la direttrice artistica Natalia de Marco presenta la mostra “Flowers. Meravigliosa natura”, visitabile a Roma, nello splendido spazio rinascimentale del Chiostro del Bramante (Arco della Pace 5), fino al 6 settembre.
La mostra è il nuovo capitolo di un progetto iniziato con “Flowers. Dal Rinascimento all’intelligenza artificiale”, che si era concluso il 22 febbraio. L’esposizione attuale amplia lo sguardo della precedente e “si dedica – si legge nella presentazione – al tema della natura nella sua totalità, intesa come universo organico e mutevole in cui forme vegetali e animali, elementi marini e molteplici specie, convivono e dialogano in un equilibrio dinamico”.
L’ingresso è maestoso. Nel cortile centrale l’artista americano Austin Young (anche fondatore del collettivo d’arte contemporanea Fallen Fruit) ha allestito l’opera site specific “Tempio di fiori” dove, mediante un’esplosione di colori e motivi floreali e botanici (rivestendo archi e portali con tessuti stampati e vinile), celebra il divino femminile omaggiando sia la “madre terra” Gaia sia la “madre cristiana” Maria, invitando così alla contemplazione e alla spiritualità.
Il percorso si articola in tre sezioni (Arte ed ecologia, Arte e scienza, Arte e politica) dove trovano spazio opere sia antiche (come l’armoniosa rappresentazione dell’Annunciazione del 1714 del pittore napoletano Giuseppe Castellano, oppure la serie delle “Quattro stagioni” del pittore lombardo secentesco Antonio Rasio, che si colloca all’interno della tradizione di Arcimboldo) sia contemporanee.
Venendo a quest’ultime, di straordinario impatto è “Meadows” del duo di artisti olandesi (Ralph Nauta e Lonneke Gordijn) noti come Studio Drift. L’opera è un giardino capovolto, una scultura cinetica composta di grandi e colorati fiori meccanici (realizzati in alluminio, tessuto stampato e luci Led), sospesi in aria, che si aprono e si chiudono dall’alto verso il basso, come una danza accompagnata da musiche (di Philip Glass, Joep Bevingf e Agnes Obel). L’installazione è poetica ed emotiva: il fruitore è invitato a sdraiarsi sul grande divano posto al centro sotto l’opera per lasciarsi cullare dal movimento e dalle metamorfosi della natura così artificialmente riprodotta.
Altrettanto poetica è “Blackfiled” dell’artista israeliano Zadok Ben-David. L’installazione site specific, posta a terra su un terreno di sabbia, rappresenta un magico giardino composto di migliaia di piccoli fiori (realizzati in acciaio inciso e dipinto a mano), tutti diversi e raffiguranti piante di ogni parte del mondo, ispirati – come ha spiegato direttamente l’autore – a illustrazioni botaniche provenienti dalle enciclopedie vittoriane dell’Ottocento e alle collezioni d’archivio dei Kew Gardens di Londra.
Profondamente coinvolgente è “Extra-natural” dell’artista messicano ma naturalizzato francese Miguel Chavalier, unanimemente considerato tra i padri dell’arte digitale. Il visitatore si trova immerso in un lussureggiante giardino virtuale, composto di fiori esotici e dai colori vivaci, leggeri e fluidi, in continuo movimento. Una natura immaginaria, reinventata e caleidoscopica, creata da algoritmi generativi, un giardino utopico dove poter riflettere sul ciclo naturale della propria esistenza.
È impossibile descrivere tutte le opere presenti nella mostra. Vanno però sicuramente citati i fiori artificiali della britannica Tracey Bush, l’opera iper-colorata “The flower that never dies, in the painting that never dries” del duo di creativi statunitensi (Catherine Borowski e Lee Baker) noti come Graphic Rewilding, le installazioni immersive “Forest flux” ed “Enter the Plastocene” della statunitense Tamiko Thiel, il video animato “Story of flowers” e la “Flower mask” del giapponese Azuma Makoto.
Va sottolineato che la mostra è arricchita da prestiti provenienti da prestigiose collezioni italiane, tra cui la Biblioteca Casanatense, la Villa Medicea di Poggio a Caiano, il Museo della Natura morta, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e il Museo Civico di Zoologia di Roma. Una collaborazione che valorizza il ruolo delle collezioni pubbliche, civiche e statali, custodi di un patrimonio di straordinaria rilevanza storico-artistica e scientifica.
Nella mostra, infine, particolare attenzione è dedicata ai più piccoli. Nel percorso espositivo è presente un itinerario kids, con didascalie collocate a un’altezza adatta ai bambini e pensate per una lettura condivisa tra grandi e piccoli. Una sala, infine, è dedicata alla sperimentazione e al gioco: qui i bambini, con la supervisione degli adulti, possono rielaborare liberamente l’esperienza di visita creando fiori speciali e personali, utilizzando i materiali messi a disposizione.

