Andato in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna
Botanica – Season 2 ha debuttato a Bologna al Teatro Celebrazioni come nuova tappa del lavoro visionario di Moses Pendleton. Un ritorno alla natura, ma non in chiave descrittiva, piuttosto come immersione sensoriale, fatta di corpi, luci, illusioni ottiche e immagini tecnologiche che trasformano il palcoscenico in un ecosistema vivo.
Il secondo capitolo di Botanica, arricchito da nuovi effetti scenici e da una riflessione sulla bellezza fragile del pianeta, procede per quadri, per suggestioni, per metamorfosi successive. Non assistiamo a una narrazione lineare, ma a un susseguirsi di immagini che non chiedono di essere spiegate ma attraversate. Ed è in questa scelta che i Momix trovano ancora una volta la loro potenza: non raccontano la natura, la fanno accadere davanti ai nostri occhi.
Naturalmente chi conosce la compagnia sa già quanto il loro universo si fondi sull’effetto visivo. Ma qui la tecnologia e i giochi tridimensionali non sembrano mai usati come puro virtuosismo decorativo: servono invece a costruire un ambiente totale, immersivo, in cui la danza dialoga con la luce e con l’illusione fino quasi a dissolversi in esse.
Sotto la superficie dell’incanto affiora una nota più meditativa, un senso di armonia del ciclo vitale e una consapevolezza nuova verso la custodia della bellezza del pianeta. È un messaggio che nello spettacolo non diventa mai didascalico, ma resta come una traccia leggera, una risonanza di una natura insieme fragile e potentissima, che l’arte può ancora evocare come luogo di stupore e responsabilità.

Botanica – Season 2 conferma così la poetica dei Momix: un teatro fisico e visionario che continua a parlare a pubblici diversi perché lavora su ciò che viene prima delle parole, prima delle trame, prima delle spiegazioni. E lo fa non solo con le immagini, ma anche con la musica. La partitura sonora alterna richiami naturalistici e attraversa registri diversi: dai richiami della natura a Vivaldi fino a suggestioni più contemporanee, costruendo un paesaggio sonoro mobile e immersivo.
Pendleton affida molto anche alla tecnologia: proiezioni, immagini tridimensionali e giochi ottici non accompagnano semplicemente la danza, ma la reinventano.
In scena si alternano dodici danzatori-acrobati, protagonisti di un teatro visivo in cui proiezioni, immagini tridimensionali e giochi di luce trasformano il palcoscenico in un terrario vivente. Fra i quadri più sorprendenti, quello in cui braccia e gambe fluorescenti emergono dal buio quasi staccate dal resto del corpo: un effetto di luce nera e isolamento visivo che riscrive il corpo del ballerino come figura astratta, mobile, quasi non umana. Gli arti sembrano staccarsi dal corpo e acquistare una vita propria. Non appartengono più a danzatori riconoscibili, ma diventano rami, ali, creature effimere, segni luminosi che nascono e si dissolvono nello spazio.
È uno dei momenti in cui la poetica dei Momix emerge con più evidenza: il corpo non viene mostrato, ma evocato; non si offre nella sua interezza, bensì si frammenta e si trasfigura, fino a diventare pura visione. La luce, qui, non accompagna il movimento: lo reinventa, lo trasforma in apparizione. Così la scena si fa sogno, illusione, incanto infantile e sofisticato insieme, mentre lo spettatore è portato a guardare non più dei ballerini, ma un immaginario che prende forma davanti ai suoi occhi. È proprio in quadri come questo che Botanica 2 rivela la sua natura più profonda: non quella di uno spettacolo da decifrare, ma di una meraviglia da attraversare.
Botanica – Season 2 conferma quanto il linguaggio di Moses Pendleton continui a fondarsi sulla capacità di reinventare il corpo attraverso luce, buio e percezione.
Amelia Di Pietro

