Il mezzosoprano si divide fra la ricerca musicale e il grande repertorio. Dal 19 aprile apre la stagione del Maggio con The Death of Klinghoffer di John Adams
Perugina di nascita, fiorentina d’adozione, il mezzosoprano Marina Comparato, ha vinto il primo premio al concorso “Valentino Bucchi” di Roma e al concorso “Adriano Belli” del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto: in carriera si è esibita nei maggiori teatri italiani ed europei e ha collaborato con celebri direttori.
Specializzata nei ruoli mozartiani, affronta con grazia il repertorio barocco, belcantista e novecentesco confermandosi come una grande artista poliedrica e curiosa: fittissima la sua agenda.
Sta per tornare a Firenze in occasione dell’inaugurazione dell’88esima stagione del Maggio Musicale Fiorentino, domenica 19 aprile alle ore 17, nella Sala Grande del Teatro, con “The Death of Klinghoffer”, opera di John Adams diretta da Lawrence Renes, con l’allestimento curato da Luca Guadagnino e ispirata a uno dei fatti storici e internazionali più rilevanti degli ultimi decenni, il sequestro della nave da crociera “Achille Lauro”, nell’ottobre del 1985.
Intanto ha appena completato la prima parte della tournée italiana di Romantic Florence. Album dedicato a Luigi Gordigiani e registrato con il pianista Gianni Fabbrini, che conferma il suo interesse costante volto alla ricerca musicale.
Abbiamo scambiato con Marina Comparato qualche battuta.
Ci racconti di Romantic Florence: che cosa c’è in questo disco?
Romantic Florence raccoglie un piccolo – e non esaustivo – assaggio delle liriche da camera per voce e pianoforte di Luigi Gordigiani. La scelta dei brani da inserire nel disco è stata lunga e complicata, sia per la ricerca delle partiture nelle biblioteche di diversi Conservatori italiani, che per la selezione dei brani più interessanti, dal punto di vista musicale, letterario e vocale. Con il pianista, il Maestro Gianni Fabbrini, abbiamo cercato di presentare al pubblico le tante sfaccettature dell’estro creativo del compositore, diversificando per quanto possibile le liriche.
Quali sono le caratteristiche della musica di Gordigiani, cosa la affascina di questa figura e perché è importante riscoprirlo?
È raro tra i compositori coevi, soprattutto italiani, trovare nella musica da salotto, una tale varietà di stili e modelli compositivi. Nelle oltre 300 composizioni di Gordigiani troviamo romanze liriche, scene drammatiche o larmoyantes, temi risorgimentali, fino ad arrivare ai canti popolari toscani, le sue composizioni più note. Non a caso venne soprannominato dai contemporanei “lo Schubert italiano” e nella scelta dei brani abbiamo voluto privilegiare l’aspetto più salottiero e romantico delle sue composizioni. Un progetto discografico sostenuto dal Teatro del Maggio con la quale ha lunga storia…Considero il Teatro del Maggio la mia casa artistica. Qui sono nata come cantante – quest’anno saranno proprio 30 anni dal mio debutto nell’Elektra di Strauss diretta da Claudio Abbado – e qui si è sviluppata una grande parte della mia carriera, dai ruoli mozartiani e rossiniani giovanili (Cherubino, Despina, Zerlina, Rosina, Isolier) al ruolo archetipico di ogni mezzosoprano, Carmen, fino ad arrivare al ‘900 con il debutto in Der junge Lord di Henze, che ha appena vinto il Premio Abbiati quale miglior spettacolo del 2025! E il Maggio ha voluto produrre e sostenere questo cd, anche perché dedicato ad un compositore fiorentino da riscoprire.
Un disco poi andato in tournée. Come è stata l’accoglienza del pubblico?
L’accoglienza è stata ottima anche perché abbiamo scelto di presentare alcuni brani dal disco accostandoli a Lieder schubertiani in traduzione ottocentesca, coeva di Gordigiani, cosa piuttosto curiosa ai giorni nostri, ma molto diffusa all’epoca. Avvicinare i due compositori ci è parsa la scelta più ovvia e anche più accattivante, per scoprire affinità o differenze.
Tornando al palcoscenico, in aprile canta nel The Death of Klinghoffer che inaugura l’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino: un’opera (ancora inedita a Firenze) che drammatizza il dirottamento del 1985 della nave italiana Achille Lauro. Più che un equilibrio, ha cercato una presa di posizione tra memoria storica e interpretazione artistica?
Interpretare The death of Klinghoffer in questo periodo, in cui venti di guerra soffiano furiosi, non è facile. L’opera narra un episodio drammatico della nostra storia. Il mio invito è quello di non fermarsi al titolo ma di conoscere il libretto di quest’opera che vuole raccontare i punti di vista e le ragioni di una vicenda, ahimè, ancora attualissima.
Spero che questo spettacolo ci porti a riflettere, a guardarci dentro, a scoprire che quelli che sembrano nemici sono persone spesso colme di sofferenza. Questo, in ultima analisi, è sempre stato lo scopo del teatro.
C’è stato un momento in cui si è trovata in disaccordo — umano o artistico — con ciò che stava portando in scena?
No, in nessun modo. Come già detto l’opera di Adams non dà alcun giudizio sulla vicenda, ma la racconta semplicemente, in tutta la sua crudezza ma anche comprendendone e ricordando le cause che portarono al sequestro della nave. È costruita sullo stile di un oratorio – o di una tragedia greca – in cui alle vicende dei singoli si alternano dei formidabili e bellissimi cori, momenti in cui il coro del Maggio Musicale dà veramente il meglio di sé.
Com’è stato lavorare con Guadagnino?
Molto bello e diverso dalle altre volte. Il modo di lavorare di un regista di cinema richiede all’interprete una immedesimazione differente nel ruolo, meno plateale, più profonda, fatta di gesti studiati, di modi di muoversi, di sguardi, di compenetrazione nel carattere del personaggio.
Subito dopo Firenze, sarà alla Fenice per Carmen. Un ruolo relativamente nuovo nel suo repertorio che ha cantato per la prima volta proprio a Venezia nel 2017. Com’è la sua Carmen?
La mia Carmen è nata per una scommessa vinta, fatta con l’allora Sovrintendente della Fenice – ora alla Scala – Fortunato Ortombina. Mi sono avvicinata con timore reverenziale a questo ruolo formidabile, portando il bagaglio della mia esperienza di belcantista e studiando a lungo tutto il testo, anche quello parlato, anche le parti degli altri ruoli. Volevo capire come viene vista e considerata Carmen dagli altri personaggi, cosa dicono di lei, come viene descritta, all’interno dell’opera, ed è stato illuminante per costruire poi il personaggio. Poi, una volta a Venezia, il più formidabile aiuto è arrivato dal Maestro Chung che mi ha guidata musicalmente alla sua scoperta. Con lui ho scoperto che Carmen non è sempre uguale, ma si evolve nel corso dell’opera, da scanzonata e frivola a drammaticamente consapevole del proprio destino e, soprattutto, che è un animale pericoloso perché imprevedibile.
Quali sono i prossimi progetti in cantiere?
Dei progetti teatrali non posso ancora parlare, fino all’uscita delle stagioni, ma posso anticipare che affronterò finalmente un ciclo liederistico da me molto amato, i Rückert-Lieder di Mahler che desideravo da tempo interpretare con l’orchestra, sotto la direzione di Fabio Maestri.
Inoltre, ho appena terminato un nuovo cd che uscirà a fine anno per Tactus, dedicato ad una compositrice ottocentesca, Carolina Pazzini Uccelli, grande amica di Rossini e da lui sostenuta ed apprezzata. Finalmente musica di una musicista donna, veramente ispirata e sicuramente da riscoprire!

