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OTHERWISE WE ARE LOST STAGIONE DI TEATRO DANZA MUSICA E CIRCO CONTEMPORANEO

Redazione
Ultima modifica: 7 Aprile 2026 08:32
Redazione
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OTHERWISE WE ARE LOST

STAGIONE DI TEATRO DANZA MUSICA E CIRCO CONTEMPORANEO

Direzione artistica Caterina Mochi Sismondi e Paolo Stratta

https://www.suoneriasettimo.it/suonasuite/wp-content/uploads/2025/11/1593118.jpg

YIDDISH BLUES

Moni Ovadia in concerto con Giovanna Famulari e Michele Gazich

10 aprile 2026, ore 21.00

Teatro Garybaldi – Suoneria, Via Partigiani 4 – Settimo Torinese

Arriva al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese Yiddish Blues, il nuovo e intensissimo progetto musicale che vede protagonisti Moni Ovadia, Giovanna Famulari e Michele Gazich: un concerto che si annuncia come un attraversamento poetico e sonoro delle culture dell’esilio, della memoria e della resistenza. L’appuntamento è in programma venerdì 10 aprile 2026 alle ore 21.00 alla Suoneria di Settimo Torinese, in via Partigiani 4.

Più che uno spettacolo in senso tradizionale, Yiddish Blues si presenta come un’esperienza musicale e civile di rara densità. La stessa definizione del progetto ne restituisce l’originalità: non teatro, non teatro-canzone, ma per la prima volta un vero e proprio concerto di Moni Ovadia, nato dall’incontro con due musicisti di straordinaria sensibilità e spessore artistico come Giovanna Famulari e Michele Gazich. Sul palco, Ovadia è affiancato da Giovanna Famulari al violoncello, voce e pianoforte e da Michele Gazich a violino, viola, voce, pianoforte e percussioni psicoacustiche, con regia sonora di Fabrizio Chiapello. La durata è di 60 minuti circa.

Il titolo racchiude già il cuore dell’opera. Come raccontano gli stessi artisti, il blues è “la condizione dello spirito di chi si trova lontano da ogni dove”, musica di esiliati, schiavi, martirizzati; allo stesso modo, la cultura yiddish porta in sé l’esperienza dell’assenza di patria, dello sradicamento, della frontiera incessantemente attraversata. Da questa profonda risonanza nasce Yiddish Blues, un viaggio in musica e parole che mette in dialogo tradizioni, lingue, ferite storiche e tensioni spirituali, trasformando il dolore in canto e la memoria in presenza viva.

Il progetto prende forma attraverso una lunga condivisione artistica e umana. Al centro vi è il sodalizio fra Moni Ovadia, da sempre figura di riferimento nel panorama culturale italiano per il suo lavoro sulla memoria ebraica e mitteleuropea, Giovanna Famulari, musicista poliedrica capace di attraversare con naturalezza mondi sonori diversi, e Michele Gazich, compositore, poeta, autore e ricercatore musicale dalla forte vocazione nomade. Il trio nasce da un intreccio di collaborazioni già esistenti, ma trova nel 2025 una nuova maturazione, fino a dare vita a una forma musicale inedita e necessaria, presentata per la prima volta dal vivo al Folkest Festival 2025.

Nelle parole dei tre artisti, Yiddish Blues è il frutto di una costruzione paziente e condivisa. Moni Ovadia racconta di non avere mai composto una canzone prima d’ora e di avere trovato il coraggio di farlo di fronte all’orrore contemporaneo, scrivendo insieme a Famulari e Gazich due brani fortemente legati alla tragedia palestinese. Giovanna Famulari descrive il lavoro di trascrizione, adattamento e arrangiamento come un’opera accurata, rigorosa ma aperta all’improvvisazione. Michele Gazich restituisce invece l’atmosfera originaria del progetto: lunghe serate trascorse a casa di Moni, tra racconti, musica condivisa, ricerca appassionata e la gioia della scoperta.

Il repertorio si muove lungo una traiettoria di grande forza emotiva e simbolica. Alle canzoni della tradizione yiddish e dell’universo dei popoli in esilio si affiancano composizioni originali nate dall’urgenza del presente. La tracklist comprende, tra gli altri, Il piccolo Alì, Maltamé, Materiali sonori per una descrizione dell’anima di Paolo F., Es brent, Palestina terra di dolore, Dona Dona, Avino Malkeinu, Shnirele perele, Piskhù li e Il mattino. Ne emerge una drammaturgia musicale stratificata, che attraversa il lutto, la preghiera, la denuncia, la speranza e la tensione verso una possibile redenzione collettiva.

Alcuni brani assumono un rilievo particolare. Il piccolo Alì nasce, nelle parole di Ovadia, da un’immagine insopportabile proveniente dalla Palestina devastata: il volto di un bambino mutilato dalla guerra, che si trasforma in una piccola narrazione in musica capace di esprimere ciò che le parole da sole non riescono a dire. Es brent, la canzone-manifesto di Mordechai Gebirtig, viene rilanciata come grido che attraversa il tempo e parla al presente. Palestina terra di dolore e Dona Dona si collocano nello stesso orizzonte ideale, componendo un trittico dedicato a un popolo martoriato, mentre Avino Malkeinu, Shnirele Perele e Piskhù li aprono il varco a una riflessione spirituale sul dolore e sulla possibilità di una via d’uscita metafisica dal male di vivere.

C’è poi un’altra dimensione che rende Yiddish Blues particolarmente prezioso: la capacità di unire il gesto della testimonianza a quello dell’ascolto. Non si tratta soltanto di un concerto, ma di un rito laico e poetico, di un atto artistico che interroga il presente attraverso le voci del passato e che restituisce alla musica la sua funzione più alta: custodire memoria, nominare il dolore, opporsi all’oblio. Nella trama del progetto convivono la tradizione e l’invenzione, il rigore e la libertà, la partitura e l’improvvisazione, la denuncia politica e la ricerca interiore. La scena diventa così uno spazio in cui storie individuali e vicende collettive si incontrano, risuonano e si rilanciano verso il pubblico come domanda urgente di umanità.

https://www.sferacubica.com/wp-content/uploads/2026/01/Fotografia-di-Eleonora-Cappelluti.jpg

La statura dei tre protagonisti conferisce al concerto un ulteriore valore. Moni Ovadia, nato a Plovdiv e cresciuto a Milano, è uno dei più autorevoli interpreti italiani del dialogo tra teatro, musica e cultura ebraica dell’Europa orientale. Giovanna Famulari, violoncellista, pianista, arrangiatrice e produttrice artistica, ha collaborato con alcuni dei maggiori artisti italiani e internazionali, muovendosi fra classica, canzone d’autore, teatro musicale e sperimentazione. Michele Gazich, musicista, poeta e produttore artistico, porta con sé un lungo percorso internazionale tra concerti, scrittura, composizione e ricerca. Insieme, i tre danno vita a un organismo artistico compatto e originale, fondato su un’intesa profonda e su una visione condivisa della musica come spazio di verità.

Anche la realizzazione dell’album riflette questa cura. La registrazione si è svolta tra settembre 2025 e febbraio 2026 presso Transeuropa Recording Studio di Torino e MusicLab di Settimo Torinese; il lavoro è stato registrato, mixato e masterizzato da Fabrizio “Cit” Chiapello, con assistenza alla registrazione di Alberto Virde. La produzione artistica e gli arrangiamenti sono firmati da Giovanna Famulari e Michele Gazich.

Con Yiddish Blues, la Suoneria ospita dunque un appuntamento di forte rilievo artistico e culturale, capace di parlare al pubblico con intensità rara. Un concerto che intreccia parola, suono e coscienza; un viaggio nell’anima dei popoli erranti e nelle ferite del nostro tempo; un invito ad ascoltare, ricordare, prendere posizione.

Biglietteria
info@suoneriasettimo.it
Whattsup +39 378 30 37 766
Vivaticket https://www.vivaticket.com/it/ticket/yiddish-blues-moni-ovadia-giovanna-famulari-e-michele-gazich/286015

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