Verso un esilio alienante possibile che apre nuovi interrogativi
La Distance è uno spettacolo di Tiago Rodrigues presentato al Festival Presente Indicativo 2026 al Piccolo Teatro, dopo la prima assoluta nel 2025 nell’ambito della 79a edizione del Festival D’Avignon.
Giorni, ore e poi minuti contati per i protagonisti de La Distance di Tiago Rodrigues.
Per un’ora e venticinque lo spettatore si trova a rincorrere con lo sguardo una scena mobile (di Fernando Ribeiro) che ruota come un disco a ritmo delle sfumature dello stato emotivo dei due personaggi, mentre in alto si possono leggere i sottotitoli in italiano e inglese del testo drammaturgico di Rodrigues, che è interamente recitato in scena in lingua francese. La Distance come un vortice ti risucchia letteralmente verso un esilio alienante possibile che dà il via a nuovi interrogativi sul futuro.
La Distance: di cosa parla in breve
Nel 2077 l’umanità vive in condizioni estremamente precarie, cercando di resistere agli effetti devastanti del cambiamento climatico. Una parte della popolazione ha scelto di trasferirsi su Marte, dove però per poter restare è necessario trasformarsi in “Dimentica”, rinunciando ai ricordi della propria vita passata. Chi decide di partire per Marte può comunque scegliere di fare ritorno sulla Terra entro delle tempistiche prestabilite, anche se, sia sul pianeta rosso sia nel mondo terrestre, la sopravvivenza resta difficile e precaria. La vita è sempre una questione di scelta. Il titolo La Distance non evoca solo una distanza fisica tra i due personaggi, ma una lontananza di pensiero e quindi linguistica.
Il ritmo della scena
Il ritmo della scena da lento si fa serrato e rapido, come il tempo che corre. Scandito dalla successione dei messaggi telefonici che padre (Adama Diop) e figlia (Alison Dechamps) si inviano dai due pianeti opposti, rispettivamente dal pianeta Terra e da Marte, in un mondo distopico nel 2077. Questo ritmo tiene lo spettatore incollato alla poltrona. Suspense e coinvolgimento impattanti: sino alla fine non sapremo se il padre si ricongiungerà alla figlia.
L’intero spettacolo è attraversato da un soundscape latente e continuo che fa da sfondo alla vicenda e ne diventa elemento integrante: è il fruscio perenne che viene udito dai nuovi abitanti di Marte, che diventa musica sul pianeta rosso, un non-luogo dove non succede niente. In scena la poesia della musica è simboleggiata dalla presenza di un giradischi, elemento scenico legato all’emotività e collante della relazione a distanza. Più corre il tempo, più la distanza rende padre e figlia più vicini, in un’ossimorica distante- vicinanza, presente-assenza verso una topografia dell’assenza.
Uno spettacolo che si muove tra fantascienza e indagine sociologica
Il testo è interessante: nella prima parte tutto è giocato sul dialogo, quello classico tra genitori e figli quando sono a distanza e sul colore delle emozioni: ha infatti un ritmo più lento e sospeso. I pianeti opposti trovano riflesso nel linguaggio utilizzato da padre e figlia: due codici di messaggio agli antipodi. Non mancano battute ironiche. Nella seconda parte si procede inseguendo il colore dei ricordi, che svaniscono via via per sottrazione, sino alla destrutturazione del pensiero logico. Buona l’interpretazione dei due attori, in grado di mantenere alta l’attenzione sulle parole, verso un coinvolgimento straniante e allo stesso tempo empatico.
La Distance è uno spettacolo complesso, imprevedibile, ipnotico che si muove tra fantascienza e indagine sociologica, dove la vicenda, frutto di fantasia, rivela un intrigante sguardo visionario e pone anche la lente di ingrandimento sui rapporti umani di oggi.

