Trionfo di Martina Russomanno e Carlo Vistoli, recite fino al 29 maggio a Roma
Musicalmente incantevole e visivamente coloratissimo: il Tancredi di Rossini, opera giovanile del compositore pesarese, è un successo al Teatro dell’Opera di Roma (dopo 22 anni) con la direzione musicale di Michele Mariotti e la regia di Emma Dante
Mariotti, specialista rossiniano, ma al suo primo Rossini a Roma con la sua orchestra, affronta la lettura di un’opera giovanile e “assurda” con grande intelligenza e attenzione alle sfumature, ai colori, ai palpiti sentimentali dei protagonisti accompagnando le voci con grande tatto e delicatezza, mai sovrastandole, ma esaltandole.

Vinta la scommessa dell’allestimento di affidare il ruolo di Tancredi il cavaliere protagonista (ruolo scritto per un contralto en travesti) al controtenore Carlo Vistoli che si fregia della duttile delicatezza della voce e dall’ottima interpretazione, già mostrate in altre occasioni proprio sul palco del Costanzi.
La vera rivelazione di questo Tancredi però è il soprano Martina Russomanno nel ruolo di Amenaide: la raffinata interprete d’elezione mozartiana sfoggia una voce straordinaria, agilissima e incantevole, di grande lirismo e virtuosismo fino allo struggente finale (qui proposto il finale tragico di Ferrara) con i singhiozzi di Amenaide che piange il suo Tancredi.
Applausi anche al resto del cast, molto convincente, che arruola Enea Scala nel ruolo di Argirio, Luca Tittoto che interpreta Orbazzano, Ekaterine Buachidze nel ruolo di Isaura, Maria Elena Pepi come Roggiero oltre al grandioso, travolgente Coro di Ciro Visco.

La vicenda, su libretto tratto da Voltaire, si muove tra eros e thanatos, narrando la storia dell’eroe siciliano Tancredi ingiustamente esiliato che torna a Siracusa per difenderla dagli invasori e riconquistare l’amata Amenaide ingiustamente accusata di essere infedele.
Emma Dante mette in scena un Tancredi coloratissimo immergendo la platea in un’atmosfera fiabesca e fatata all’insegna della sicilianità guardando al Maestro Mimmo Cuticchio e all’opera dei pupi manovrati da grandi corde, fra armature e piumaggi colorati, fondali di Carmine Maringola volutamente artificiali (tantissimi i cambi di scena) che richiamano il mare di Siracusa, la nave, le grandi stanze dei palazzi siciliani o l’Etna, costumi di Emma Dante e Chicca Ruocco.
L’idea convincente della regista, che opera qualche taglio nei recitativi, è di mettere in scena personaggi che vengono interpretati dai pupi, ma animati dai loro manovratori (di nero vestiti) che sono poi i cantanti: solo dopo la condanna di Amenaide si assiste a una sorta di inversione di tendenza con i manovratori che si immedesimano nei loro pupi fino a diventare loro stessi personaggi, vestendone gli stessi abiti e creando un’osmosi fra realtà e finzione. Successo travolgente del pubblico. In scena stasera, martedì 26 maggio ore 20.00 e venerdì 29 maggio ore 18.00 Info e biglietti su www.operaroma.it
Fabiana Raponi

