Per raccontarvi ciò che è andato in scena stasera, sento l’urgenza di partire da un’immagine che – in apparenza – non ha nulla a che fare con il palcoscenico. L’arte della messa in scena, a volte, richiede lo stesso rigore spietato, quasi alchemico, di quando ci si mette ai fornelli a scottare un trancio di tonno rosso o a preparare un delicato filetto di trota. La perfezione risiede tutta nel dosaggio esatto e nel tempismo. Un milligrammo di troppo, un secondo in eccesso sulla fiamma, e l’intera partitura collassa. Mi sono seduto in platea con questo pensiero, chiedendomi quanto peso potesse avere una dose infinitesimale sulla bilancia di un’esistenza. Esattamente 30 milligrammi. Tanto basta a Benedetta Pigoni per scardinare ogni rassicurante certezza drammaturgica e consegnarci, con il suo 30 milligrammi di Ulipristal (fresco vincitore del 15° Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2023), una delle opere più lucide, spiazzanti e urticanti dell’intera stagione teatrale. La drammaturgia della Pigoni – autrice classe 2000 che sfoggia una maturità stilistica a dir poco disarmante – opera per sottrazione e per glaciale frammentazione. Il paradosso più affascinante di questo testo è la clamorosa assenza fisica dell’oggetto attorno a cui ruota l’intero cosmo della protagonista, Sofia. Lo smartphone, l’interfaccia unica attraverso cui passa il mondo e tramite la quale filtriamo la vita, non si vede mai sul palcoscenico. Eppure è onnipresente. È il demiurgo digitale che scompone e ricompone i ricordi e le sensazioni in byte di informazione. La parola teatrale qui muta pelle: si fa notifica, frammento di chat, nota vocale, assumendo i contorni inquietanti di quegli assistenti virtuali che popolano le nostre tasche. L’autrice non ha alcun bisogno di strabordare nel pietismo o nella retorica. Conducendo un’indagine spietata su un evento drammatico indicibile – uno stupro di gruppo rimosso dalla memoria cosciente –, fa emergere l’orrore del trauma come un vero e proprio “glitch” telematico. È un cortocircuito di sistema che interrompe la linearità temporale, costringendo Sofia a una fatica sovrumana per accettare un ricordo sepolto. Un mosaico digitale che va lentamente a ricostruire la fisicità di un corpo abusato, senza che la scrittura alzi mai la voce; una scrittura chiaroscurale che indaga senza mai esondare. A dare tridimensionalità a questa complessa interfaccia scenica, perennemente sospesa fra realtà materica e voci virtuali, ci pensa la regia millimetrica di Paola Rota, capace di orchestrare una partitura in cui gli attori diventano le schegge stesse di uno schermo infranto. Il giovane cast – composto da Eny Cassia Corvo, Lorenzo Fochesato, Sara Mafodda, Martina Massaro e Val Wandja – è formidabile. Infondono alla scena una carica vitale scioccante, restituendoci l’angoscia, lo smarrimento e il disperato bisogno di ricomporre un’identità frammentata. 30 milligrammi di Ulipristal non è solo grande teatro d’indagine contemporaneo; è un’esperienza immersiva che ci costringe a guardare in faccia la spietata grammatica delle nostre relazioni mediate e la vulnerabilità assoluta dei nostri corpi. Esci dal Gobetti con la sensazione netta di aver assistito a una rivelazione. Un testo prezioso che dimostra come il teatro, quando dosa i suoi “milligrammi” con tale precisione chirurgica, sappia ancora esplodere con una forza inaudita.
Visto venerdì 22 maggio 2026
Teatro Gobetti – Torino
30 milligrammi di ulipistral
di Benedetta Pigoni
con (o.a.) Eny Cassia Corvo, Lorenzo Fochesato
Sara Mafodda, Martina Massaro, Val Wandja
regia Paola Rota
montaggio e disegno sonoro Angelo Elle
scene e luci Nicolas Bovey
Assistente alla regia Giammarco Pignatiello
Movimenti Giamoco Cremaschi
Teatro Stabile di Bolzano
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Lo spettacolo è parte del programma di eventi di avvicinamento a Europride 2027

