LISBONA – NEGLI OCCHI DI FERNANDO PESSOA,
interpretato e diretto da Graziano Piazza Alla Sala Assoli – per Campania Teatro Festival il 1 alle ore 21, Luglio 2026.
Servizio di Cinzia Capristo
La pièce teatrale andata in scena alla Sala Assoli è tratta dal libro di Luca Cedrola, un omaggio a Fernando Pessoa e alla sua città, Lisbona, osservata con gli occhi di un visionario. Si viaggia spostandosi fisicamente da un luogo all’altro, ma si viaggia anche con la mente e l’anima. Sulla scena, il bravissimo attore Graziano Piazza ha interpretato Fernando Pessoa, vestendone i panni, mentre un manichino, con cappotto e cappello, ha rappresento il suo io interiore. In scena, il tumulto interiore di Fernando Pessoa è stato accompagnato dalle magiche e suadenti musiche di Paolo Coletta. I movimenti lenti e misurati di Piazza sono risultati in contrasto con i suoni e i rumori che echeggiavano nell’aria, evocando le strade di Lisbona, i suoi tram, i suoi caffè, il fado: una città avvolta da un senso profondo di malinconia e nostalgia, di saudade. Seduto al tavolino di un bar, Pessoa osserva la gente passare. Richiamando il suo pensiero allo scrittore José Saramago e la Praça do Rossio, afferma che il vero viaggiatore non è colui che viaggia, ma chi osserva i viaggiatori. Questo è un viaggio all’interno di una città attraversata dal fiume Tago, che sfocia nell’Oceano Atlantico e che ha visto partire tantissime navi alla scoperta di nuovi mondi. Comincia così il percorso di questa pièce dedicata al poeta dell’affollata solitudine. In scena si odono voci di bambini, si percepiscono profumi, odori e riaffiorano ricordi; ma a parlare sono i tanti eteronomi di Pessoa, espressione della frammentazione dell’identità e di quella moltiplicazione dell’io che nessuno autore del Novecento ha saputo esplorare con altrettanta profondità. Pessoa, prendendo le distanze da sé, ricerca una verità interiore ed esteriore difficile
da raggiungere. Si interroga e interroga la città: “Lisbona dove vivono i vivi?” Fernando Pessoa non cantò Lisbona con una sola voce, ma attraverso una pluralità di voci, quelle dei suoi eteronimi: Alberto Caeiro, Ricardo Reis e Álvaro de Campos. Lisbona sembra così abitata da tutte le vite possibili del poeta, una città che non gli offrì né un porto sicuro in cui approdare né sollievo alla sua inquietudine esistenziale come testimonia anche “Lisbon revisited”. L’inquietudine che tormenta l’animo umano si manifesta, in Pessoa, attraverso una polifonia di personaggi che, come su un palcoscenico teatrale, si alternano interpretando ruoli diversi. È
proprio nelle variazioni di queste voci che il poeta-attore entra in scena con vibrazioni sempre nuove, fino a quando, accompagnato da una musica struggente che tocca le corde del cuore, in una lirica sublime fatta di parole e musica racconta l’amore di Pessoa per Ophélia Queiroz. Negli anni Venti il poeta si innamora di una giovane e minuta dattilografa, conosciuta per caso nelle strade di Lisbona. Attraverso Alvaro de Campos vengono evocati versi intensi e appassionati che raccontano un amore segreto e non dichiarato, palesato soltanto molti anni dopo. Tuttavia, nel 1920 Fernando Pessoa si allontana da Ophélia dichiarando che “amor o passou”, che il loro amore è finito. Nove anni dopo, Ophélia gli invierà una lettera contenente una fotografia che lo ritrae mentre beve vino al bancone di un bar. Il loro rapporto amoroso diventa così un intermezzo attraverso il quale raccontare una città dai mille volti, e Graziano Piazza restituisce con intensità l’anima di Lisbona nei suoi molteplici passaggi. La mente di Pessoa mescola sogno e realtà; il confine fra l’io e il resto del modo si perde nei meandri della mente, uno spazio senza confini in cui prendono forma vite parallele, infinitamente
più ricche di quella realmente vissuta, dando vita al colossale sogno delle molteplici personalità che lo abitano. Il carteggio con Ophélia Queiroz pubblicato da Adelphi nel 1978 col titolo “Lettere alla fidanzata” curato da Antonio Tabucchi, è attraversato da un’aria di leggerezza. È il racconto di un amore svelato che lentamente si dissolve percorrendo le strada di Lisbona, simbolo della caducità della
vita e delle sue illusioni, destinate a svanire quando se ne acquisisce piena coscienza. Lo spazio e il tempo si confondono. Questo emerge con particolare evidenza quando Pessoa racconta, in una delle sue lettere, il suo amore per Ophélia, e l’interpretazione di Graziano Piazza è particolarmente intensa quando ne recita i versi: “Il Tempo che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancora più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto l’abitudine di sentire se stessa che ama. Se non fosse così, non ci sarebbe al mondo gente felice. Le creature superiori, tuttavia sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né, quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato”. Il tempo non è immobile: muta e invecchia, così come invecchia il mondo. Questo spettacolo è un omaggio a Lisbona, all’opera di Fernando Pessoa ed al suo “Libro dell’inquietudine”, ma vuole anche essere una riflessione sul fatto che il vero viaggio è quello alla
scoperta del nostro mondo interiore. Graziano Piazza lo ha interpretato e diretto in modo eccellente, facendoci rivivere Pessoa attraverso i suoi passi nella sua città: Lisbona.
DRAMMATURGIA: LUCA CEDROLA
REGIA: GRAZIANO PIAZZA
CON GRAZIANO PIAZZA
SCENOGRAFIE SONORE: PAOLO COLETTA
REGISTA ASSISTENTE: MARTA CIRELLO
PRODUZIONE: LUISA SRL

