recensione di Giosetta Guerra
Rof 2026
Pesaro, Teatro Rossini
La scala di seta
Farsa comica di Rossini in un atto nell’originale e storico allestimento di Damiano Michieletto
(Domenica 16 agosto 2026)
La scala di seta, andata in scena al Rossini Opera Festival di Pesaro il 16 agosto 2026, ripropone l’originale allestimento firmato da Damiano Michieletto per la regia e da Paolo Fantin per le scene e i costumi, con le luci di Alessandro Carletti, nato per il Rof nel 2009.
Un appartamento montato a vista e arredato con mobili Scavolini è reso visibile anche dall’alto tramite un grande specchio posizionato in tralice sul fondo del palcoscenico. Questa trovata permette di seguire le azioni di tutti gli artisti che girano da una stanza all’altra, fingendo di aprire porte che in realtà non esistono.
La vivacità del meccanismo teatrale esalta il dinamismo e la comicità dell’intreccio e l’esuberanza della musica rossiniana. L’opera è divisa in due sezioni, la prima parte è più rumorosa, quasi aggressiva, mentre la seconda parte è più calma, più distesa, perché ci sono anche le aree specifiche per ogni cantante.
Tecnicamente i cantanti sono ben impostati per il canto d’agilità e per la prassi esecutiva rossiniana. Scenicamente efficace è la loro padronanza nell’interagire all’interno delle vivaci dinamiche comiche dell’allestimento.
Le due cantanti femminili hanno una tessitura acuta scintillante e spettacolare.
Il soprano armeno Hasmik Torosyan nel ruolo protagonista di Giulia ha esibito una vocalità fresca, estesa e sicura, bel timbro corposo e precisione tecnica nei passaggi di legato e nelle agilità, ha affrontato con grazia ed eleganza sia i momenti lirici che le colorature più grintose.
Lucilla, cugina di Giulia, è Mara Gaudenzi, brillante mezzo soprano, dotato di voce ben timbrata, emissione fluida ed omogenea e sicurezza nel canto di coloratura.
Sul versante maschile il tenore australiano Alasdair Kent ha affrontato con disinvoltura scenica e vocale il ruolo di Dorvil, futuro marito di Giulia. Dotato di una vocalità estesa e flessibile, di tipo contraltino, ha sfoggiato fittissimi virtuosismi e acutissimi straordinari, ma la voce va gestita in modo piú appropriato e la linea di canto va raffinata.
Il tenore di grazia Enrico Iviglia ha interpretato il ruolo di Dormont, tutore di Giulia, con sicurezza scenica e buona proiezione vocale.
Blansac, promesso sposo di Giulia ma sposo finale di Lucilla, è stato interpretato dal baritono ucraino Iurii Samoilov con una voce vigorosa e una buona presenza scenica.
E poi c’è lui…
La maestria interpretativa del baritono Paolo Bordogna è emersa nel ruolo di Germano, il classico servitore filippino, che il cantante aveva già portato alla ribalta nell’edizione del Rof 2009. Da bravo attore, Bordogna si muove in palcoscenico con una versatilità naturale e accattivante; sul piano vocale è molto esperto nel canto di coloratura e nel sillabato fitto tipico del buffo rossiniano, il tutto con dizione chiara e comprensibile, qualità che gli altri cantanti non possiedono.
Il direttore Ivan Lopez-Reynoso alla guida della brava Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, ha impresso una verve particolare al dinamismo della musica specialmente nella prima parte, poi anche l’orchestra si è adeguata alle sonorità più delicate della seconda parte.


