In prima nazionale con Emmanuel Tjeknavorian sul podio, Erwin Schrott, Germán Olvera, Roberta Mantegna, Martina Russomanno, Elmina Hasannel cast, dal 15 al 23 settembre a Roma
Il Teatro dell’Opera di Roma ospita, in prima italiana, Le nozze di Figaro di Mozart nello storico allestimento firmato dal regista tedesco Claus Guth: otto recite dal 15 settembre (la prima diretta su Radio3, repliche fino 23, oltre all’anteprima per i giovani il 13 settembre) dirette da Emmanuel Tjeknavorian sul podio, al debutto all’Opera e un importante cast guidato da Germán Olvera, Roberta Mantegna, Martina Russomanno, Erwin Schrott ed Elmina Hasan.
“Per me, la cosa meravigliosa di quest’opera è l’enorme libertà, quasi selvaggia, dell’immaginazione di Mozart e la sua capacità di prendere continuamente direzioni imprevedibili – racconta Guth spiegando le sue Nozze – Le nozze di Figaro mette in scena tutte le possibili emozioni umane: parla dell’essere umano che dice una cosa e poi ne fa un’altra e dunque riguarda il contrasto fra mente razionale e comportamento irrazionale. Mozart sperimenta forme molto diverse dalla commedia dell’arte al tragico profondo. Le altre opere sono molto più lineari”.
Le nozze di Figaro, composte fra il 1785 e il 1786, primo tassello della trilogia Mozart/Da Ponte, viene proposto in un allestimento ormai diventato storico: creato nel 2006 in occasione del 250° anniversario della nascita di Mozart: ripresa a Salisburgo nel 2007, nel 2009 e nel 2011 è stata presentata a Toronto, poi a Madrid.
Guth pensa a una rilettura psicologica del capolavoro spostando l’attenzione dalla “classica” commedia degli equivoci, che comunque permane, a una attenta analisi dei rapporti umani, ma soprattutto delle dinamiche delle relazioni di coppia.
Invenzione di Guth che pervade tutto lo spettacolo, è la presenza di Cherubim,, doppio muto e alato di Cherubino che attraversa la vicenda, personificazione delle anime dell’amore, del desiderio, dell’attrazione e delle pulsioni inconsce dei protagonisti. Anche a Roma, dopo il debutto a Salisburgo nel 2006, sarà interpretato da Uli Kirsch, attore, danzatore e acrobata.
“Nella mia visione, avendo inventato la figura di un angelo dell’eros come doppio di Cherubino, mostro come questa energia anarchica di erosa provochi il caos – commenta il regista – Le persone sono fuori di sé perché Eros gioca con loro e Cherubino in un certo modo diventa il regista dell’azione: è interessante notare il diverso comportamento delle donne e degli uomini, ma è Figaro in un certo senso a essere conservatore. Vuole la sua Susanna, sente che gli appartiene e il Conte crede di avere la garanzia che la Contessa resterà con lui anche se civetta altrove. Ma le donne in questa opera non sono fisse: sono curiose. Susanna è ancora alla ricerca: è innamorata di Figaro, ma anche del Conte. Si trova in un conflitto così come la Contessa si apre a Cherubino…dove porterà tutto questo? Amo la vitalità dell’immaginazione di Mozart e le sue imprevedibili direzioni”.
Guth sposta l’azione delle Nozze dal Settecento al Novecento ambientando i quattro atti all’interno di un unico, grande spazio scenico bianco (disegnato, come i costumi moderni , essenziali e monocratici da Christian Schmidt illuminati da Olaf Winter): sul palco prende forma l’androne di grande dimora borghese dove troneggia una monumentale scalinata, parte integrante di un vivace dramma da camera.
“Le scalinate che mutano verso e direzione danno l’idea di un labirinto attraverso cui correre per perdersi e ritrovarsi – commenta Guth, applaudito a Roma per la sua Guth Jenůfa del 2024, nonché vincitore agli OPER! Awards nel 2023, dell’International Opera Awards nel 2025 e del Musiktheaterpreis del 2026 – Labirintico è, appunto, l’intrico di vite ed emozioni raccontate dalla musica, comandate dall’eros che fa perdere l’orientamento in un posto in cui apparentemente non sembrerebbe tanto complicato muoversi”. I movimenti coreografici sono di Ramses Sigl, i video da Andi A. Müller, la drammaturgia di Ronny Dietrich.
Sul podio dell’Orchestra capitolina, Emmanuel Tjeknavorian, viennese e di famiglia di musicisti di origine armena, classe 1995, Premio Abbiati 2025 come miglior direttore:
“È difficile per me usare le parole ieri quando provo a parlare di Mozart: il tempo non conta perché Mozart è eterno, la sua musica è eterna. Ogni nota, ogni pausa nelle Nozze di Figaro sono eterne – commenta Tjeknavorian – Ciò che più mi affascina nelle Nozze di Figaro è la straordinaria tensione tra precisione e libertà: la partitura di Mozart è quasi architettonica nella sua perfezione, eppure, all’interno di questa architettura, i suoi personaggi sembrano respirare, perdonare e reinventarsi in tempo reale. Difficile capire fra i personaggi chi sia buono e cattivo: non esiste il buono e il cattivo in senso assoluto. I personaggi sono molto complessi e perciò Mozart e Da Ponte sono unici: le parole sono incredibili in questo capolavoro. L’orchestra è in pensiero dietro le parole e l’equilibrio creato da Mozart è perfetto.
Un incredibile detto armeno dice: Non amare perché esiste l’odio e non odiare perché c’è l’amore e la stessa cosa è per le Nozze di Figaro. Non ridere perché subito dopo piangerai e non piangere perché l’istante dopo riderai. Straordinario in rapporto fra i sentimenti estremi. Il nostro lavoro è stato quello di affidarci completamente a questa precisione: non imporre un’emozione alla musica, ma lasciare che dalla partitura stessa emerga lo stupefacente teatro umano di Mozart, con tutta la sua tenerezza, la sua crudeltà, la sua arguzia e, in ultima analisi, la sua generosità”.
Grande cast che vede Germán Olvera, alternarsi con Vito Priante (16,18, 20, 23) nella parte del Conte di Almaviva; Roberta Mantegna con Federica Guida (16,18, 20, 23) nel ruolo della Contessa. Martina Russomanno si avvicenda con Benedetta Torre (16,18, 20, 23) nei panni di Susanna, Erwin Schrott e Alessio Arduini (16,18, 20, 23) interpretano Figaro, Elmina Hasan e Cecilia Molinari (16,18, 20, 23) interpretano Cherubino. In scena anche Monica Bacelli (Marcellina), Roberto Scandiuzzi (Bartolo), Marcello Nardis (Don Basilio), Blagoj Nacoski (Curzio), Jessica Ricci e Alejo Alvarez Castillo (dal progetto “Fabbrica” dell’Opera di Roma, impegnati rispettivamente nelle parti di Barbarina e Antonio). Il Coro della Fondazione capitolina è diretto da Ciro Visco.
Dopo l’anteprima giovani di domenica 13 settembre ore 16.30, la rappresentazione: va in scena martedì 15 settembre ore 19.00 e in diretta su Radio3, poi spazio alle repliche, mercoledì 16, giovedì 17, venerdì 18 (ore 19.00), sabato 19 (ore 18.00), domenica 20 (ore 16.30), martedì 22, mercoledì 23 (ore 19.00). Info e biglietti www.operaroma.it

