Replica di giovedì 1 ottobre 2026
“Urinetown” è lo spettacolo che inaugura la stagione 2026/2027 dell’STM Studio (di cui vi avevo raccontato il particolare concept in questo articolo). Vincitore di tre Tony Awards, il musical è ambientato in un futuro distopico, in una società in cui l’accesso ai servizi igienici è a pagamento e gestito da un’azienda privata. La messa in scena è a cura di Marco Iacomelli, la direzione musicale è di Andrea Ascari, mentre le coreografie sono di Ilaria Suss.
LA TRAMA IN BREVE
In questa società distopica, è concesso andare in bagno solo nei servizi pubblici dietro il pagamento di una somma imposta dall’azienda UGC (UrinaGiusta.Com). A nessuno è concesso di fare i propri bisogni in casa o per strada. In caso di ribellione, infatti, gli ufficiali provvedono deportare il trasgressore a Urinetown, un luogo che nessuno conosce, ma da cui nessuno fa ritorno. Nonostante la pressione della UGC, il giovane Bobby Strong, stanco di essere complice delle vessazioni alla povera gente, decide di ribellarsi, sostenuto da tante persone, tra cui persino Speranza Cladwell, figlia della proprietaria della UGC. Tutto porta a pensare che il finale sia lieto, ma non è così…
IL CAST DI “URINETOWN”
Sono 18 diplomandi del corso triennale per attori della STM (Scuola del Teatro Musicale) a dare vita ai personaggi dello spettacolo. Nonostante la loro giovane età, in scena dimostrano grande capacità e sicurezza, da professionisti con grande esperienza.
A introdurci in questo “musical che non finisce bene”, è Francesco Romeo, che interpreta il doppio ruolo di narratore e ufficiale Lockstock. Il timore e l’angoscia che trasmette nell’interpretazione di quest’ultimo è davvero notevole: da spettatrice, in alcuni momenti mi ha fatto accapponare la pelle. Carini i suoi siparietti con la Piccola Sally di Caterina Sofia Martinengo. Il suo personaggio è una bambina con la forza e il coraggio di un’adulta. Essendo una bimba, dà meno nell’occhio e quindi è lei a portare le notizie ai ribelli.
Due donne che mi sono piaciute in modo particolare, anche se per motivi diversi, sono Alessia Castelli e Desiree Marino nei panni rispettivamente di Claudia Cladwell e Penelope Pennywise. La prima è una donna senza scrupoli, che ha costruito la sua carriera sulla pelle degli altri; non si pente mai e persevera nei suoi progetti nonostante persino sua figlia le si schieri contro. Penelope Pennywise, invece, a mio parere è il personaggio che si evolve di più nel corso dello spettacolo. Per la maggior parte della storia, infatti, rispetta pedissequamente le leggi della UGC. A un certo punto, però, si rende conto che Claudia cura solo i suoi interessi e non esita a schierarsi contro l’autorità. Entrambe le attrici trovo che abbiano fatto un lavoro egregio nell’interpretazione di personaggi così complessi, sebbene diametralmente opposti.
La coppia protagonista, Bobby Strong e Speranza Cladwell, è portata in scena da Luigi Nigro e Alice Menoncin. Tra Bobby e Speranza nasce un amore che di fatto riesce a durare poco, ma si manifesta in alcune scene molto dolci e divertenti. Bobby è di fatto il leader della rivolta, e Speranza ne prende poi le redini. Tra tutti, sono proprio i due protagonisti ad avermi convinto meno, perché ho visto un’interpretazione non particolarmente incisiva. Forse perché, essendo buoni e positivi, non ho visto la stessa determinazione e quel guizzo di pazzia che ho visto negli altri.
COMMENTO
Sul “palco” sono presenti ben pochi oggetti di scena, ma l’intera sala è stata trasformata in un bagno pubblico. Il soffitto è pieno di tubi, le pareti sono tappezzate da scritte di dubbio gusto e orinatoi grigi e sporchi accolgono gli spettatori fin dall’ingresso, prima di entrare nella sala.
Un enorme lavoro è stato fatto sul trucco e sui costumi di scena, poiché alla platea arriva chiara la differenza tra il popolo e chi invece si arricchisce con questo sistema. I poveri cittadini hanno vestiti vecchi e logori, il loro corpo è sporco e i denti sono neri, perché a malapena possono permettersi di fare i bisogni fisiologici, dati i costi assurdi per accedere ai bagni. Ci sono donne incinte, vecchi con problemi di prostata, bambini per i quali “quando scappa, scappa”; ma la legge non guarda in faccia a nessuno. I ricchi, invece, sono puliti e in ordine, e indossano abiti eleganti e accessori di lusso, come il bastone del senatore o gli occhiali di Claudia Cladwell.
La colonna sonora è irriverente, sarcastica e molto orecchiabile. Non conosco la versione originale in inglese, ma il libretto e le liriche italiane di Andrea Ascari rendono perfettamente l’atmosfera di tutto lo spettacolo. Canzoni come Urinetown, Non fare il coniglio o Vedo un fiume rimangono in testa, ma allo stesso tempo trasmettono un’ironia e un’inquietudine insolite per un musical.
Insomma, “Urinetown” ha di certo una trama atipica: è crudo, forse esagerato, ma porta lo spettatore a una profonda riflessione sulla nostra società e i rischi che si possono correre se si lascia troppo potere a pochi.
Simona Zanoni

