Replica di sabato 10 ottobre 2026
“Nome di battaglia Lia” dà il via alla nuova stagione teatrale del Teatro della Cooperativa sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 . Lo spettacolo, prodotto dal Teatro della Cooperativa con testo e regia di Renato Sarti, porta in scena la storia della resistenza partigiana del quartiere Niguarda. Sul palco troviamo Marta M Marangoni e Rossana Mola, oltre al regista stesso. I temi e i messaggi trasmessi sono fondamentali e ho sentito la necessità di approfondirli in questo articolo.
LA TRAMA E LA MESSA IN SCENA
Gina Galeotti Bianchi è la donna simbolo del ruolo fondamentale della resistenza partigiana femminile. Insieme al marito, fu catturata, incarcerata e torturata, ma ciò non spense il suo fuoco di ribellione. Fu sempre in prima linea nelle azioni antifasciste e antinaziste di Milano e lo rimase fino all’ultimo. Il 24 aprile 1945 era incinta, eppure si recò in bicicletta verso Niguarda per prendere contatto con alcune infermiere incaricate di curare i partigiani feriti. Ciò che disse alla donna che la stava affiancando nel tragitto fu: «Quando il bambino sarà nato, il fascismo non esisterà più». Né lei né il figlio, però, riuscirono a vedere quel giorno. Una camionetta nazista vide le due donne e cercò di fermarle. Scagliò verso di loro una raffica di mitra, che uccise Lia e il bimbo che portava in grembo.
La scenografia è molto semplice: qualche tavolo, sedia e due biciclette sono tutto ciò che serve per portare in scena questa storia dal finale tragico, ma necessaria per la memoria collettiva. La scena che tiene maggiormente con il fiato sospeso è senza dubbio la folle pedalata per fuggire ai nazisti, che è accompagnata sullo schermo dalle immagini della zona di Niguarda in quegli anni di guerra. L’atmosfera di quei momenti è davvero tensiva, drammatica e commovente. Le due attrici, in particolare, che sono le protagoniste della scena, fanno arrivare al pubblico tutta l’adrenalina e la tragicità di ciò che accade.
I TEMI E I MESSAGGI DI “NOME DI BATTAGLIA LIA”
Lo spettacolo parte dalla figura di Gina Galeotti Bianchi, ovvero Lia, per raccontare vari episodi chiave della resistenza partigiana messa in atto a Milano Niguarda. Tale quartiere è stato uno dei luoghi simbolo della resistenza di Milano, e lo dimostra il fatto che proprio la sala del Teatro della Cooperativa fosse il luogo in cui le donne partigiane accolsero e diedero ristoro ai feriti e alle vittime degli attacchi di nazisti e fascisti.
Viene evidenziato come l’opposizione ai regimi sia stata di fatto una lotta collettiva, frutto dell’aiuto reciproco tra le categorie più disparate di persone e di lavoratori. In tantissimi combatterono contro le ingiustizie delle dittature e si coalizzarono per giungere alla tanto agognata liberazione il 25 aprile 1945. Persino una persona come Lia, una donna incinta che negli anni precedenti fu incarcerata, torturata e poi liberata, non si arrese mai. Anzi, fino all’ultimo rimase in prima schiera da vera combattente in trincea. Era, infatti, fondamentale il contributo di tutti, senza distinzione, poiché ognuno può fare la differenza. Questa è una cosa di cui forse ci stiamo dimenticando negli ultimi anni, ma è essenziale ricordarci quanto la collettività e un forte credo comune possano aiutare a cambiare le cose.
Simona Zanoni

