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Teatrionline > Blog > Prosa > “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee
Prosa

“Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee

Maurizio Carra
Ultima modifica: 14 Maggio 2015 19:11
Maurizio Carra
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Foto di Diego Steccanella
Foto di Diego Steccanella

Edward Albee scrisse “Chi ha paura di Virginia Woolf?” nel 1962 poco dopo l’altro suo famoso precedente dramma “Il sogno americano”. L’opera divenne poi universalmente nota grazie all’omonimo e splendido film diretto da Mike Nichols con l’indimenticabile interpretazione di Richard Burton ed Elizabeth Taylor. Testimone della solitudine dell’uomo nell’opulenta e lassista società contemporanea, Albee racconta dello spietato gioco al massacro fra due coniugi insegnanti universitari. Il geniale titolo si basa sull’assonanza fra il nome della scrittrice Virginia Woolf e Big Bad Wolf (il lupo cattivo) nella nota canzonetta “Chi ha paura del lupo cattivo?” sarcasticamente modificata.
Milvia Marigliano nel ruolo di Martha e Arturo Cirillo in quello di George sono i protagonisti della pièce e al loro fianco due giovani Valentina Picello (Honey) e Edoardo Ribatto (Nick). Quartetto ideale per raccontare una intensa storia di paura e di rabbia, di violenza e di fragilità esistenziale.

George e Martha sono due coniugi del New England. Lui insegna Storia nella locale università, lei è la figlia del potente preside dello stesso ateneo. Una notte, di ritorno insieme ad una giovane coppia di amici (Honey e Nick) da un party, Martha e George cominciano a litigare rinfacciandosi all’inizio le cose più banali in un crescendo vorticoso che coinvolge anche la giovane coppia. Esasperati e aiutati dall’alcol che scorre a fiumi Martha e George, mollano i freni culturali che trattengono le verità, cade la residua maschera dell’ipocrisia e i problemi di coppia, di convivenza vengono fuori senza ritegno. È un fiume carsico di sentimenti repressi, frustrazioni, nevrosi, egoismi, sopraffazioni patite, invidie accumulate, rancori. Si insultano fino a giungere a parlare dell’esistenza di un figlio mai nato, cui però entrambi fingono di credere quasi per giustificare la loro inutile unione. I loro amici, Nick e sua moglie Honey (anche loro assillati da problemi di gravidanze isteriche o interrotte), assistono dapprima impotenti a quel dramma fatto di ferocia e perversioni, poi si lasciano coinvolgere dalle provocazioni della coppia e salgono anche loro sul ring. Quando ormai albeggia e la giovane coppia se ne è finalmente andata, George e Martha sopraffatti dall’angoscia di una malata quotidianità cercheranno di capire la “verità” del loro rapporto.

In questo gioco al massacro la coppia americana esibisce il proprio disfacimento e l’”american dream” naufraga nel profondo mare della solitudine e della nostalgia. Chi ha paura di Virginia Wolf significa in realtà: chi ha paura di vivere senza false illusioni? Al centro del ring ci stiamo tutti noi con i nostri egoismi, paure, intolleranze, incapacità di amare, di comprendere, di accettare il tempo che scorre veloce vittime dei fantasmi del passato.

In grande spolvero Milvia Marigliano che interpreta la parte di Martha con incredibile varietà di toni, gesti e posture. Un duplice applauso ad Arturo Cirillo misurato, caustico George e ottimo regista. Bravi i giovani Valentina Picello ed Edoardo Ribatto.

Completano il quadro le belle e funzionali scene di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi e il disegno luci di Mario Loprevite.

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