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Teatrionline > Blog > Commedia > E PENSARE CHE ERAVAMO COMUNISTI
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E PENSARE CHE ERAVAMO COMUNISTI

Redazione
Ultima modifica: 11 Ottobre 2011 11:29
Redazione
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MILANO – Dal prossimo 13 ottobre inizia la seconda stagione del Teatro Martinitt con lo spettacolo scritto e diretto da Roberto D’Alessandro: E PENSARE CHE ERAVAMO COMUNISTI.

L’esilarante commedia narra le vicende di una famiglia storicamente comunista alle prese con la crisi degli ideali politici e sociali della sinistra che perdono terreno nei confronti delle nuove tendenze consumistico-liberiste delle nuove generazioni.  Giulia (Cristina Fondi) e Rinaldo (Roberto D’Alessandro) si sono conosciuti negli anni settanta nel periodo delle lotte studentesche e delle manifestazioni di protesta contro il sistema. Giulia, dopo vent’anni è ancora politicamente impegnata e divide la sua esistenza tra la famiglia, i figli e la sezione di Rifondazione. Rinaldo invece è passato da Democrazia Proletaria via via fino al Partito Democratico, lavora nel suo studio professionale e vede, con rammarico, raffreddarsi il suo rapporto con la moglie sempre più lontana e distaccata. Nilde (Silvia Labella), la figlia ancora indecisa sul suo futuro, ha la passione per la pittura e riempie le pareti di casa di quadri multicolori che non riesce a vendere; Enrico (Romano Fortuna), suo fratello, è fidanzato con la figlia di un avvocato di grido e guida macchine di grossa cilindrata. In famiglia c’è anche Oba (Marco di Campli), il domestico di colore, ma laureato in filosofia, paziente e un po’ burlone. A completare il quadretto familiare arriva anche la zia calabrese Maria (Maria Lauria) con le sue piccanti specialità gastronomiche e le sue crisi matrimoniali. Enrico e Nilde, pur essendo cresciuti a pane e politica, si arrendono e uniformano alla società del consumo che li circonda. Giulia pur credendo negli ideali per cui ha sempre lottato e che avevano infiammato la sua gioventù, vive in un attico ai Parioli e comanda a bacchetta il domestico di colore.

 

Tra battute esilaranti che piaceranno ai simpatizzanti di ogni colore politico, una ‘nduja piccante e un po’ d’amore alla “Indovina chi viene a cena?”, Roberto D’Alessandro celebra, con evidente rammarico, il deteriorarsi di un universo, quello degli ideali, e ci racconta come sia profondamente mutata la nostra società in trent’anni.

 

E pensare che eravamo comunisti è un’ esilarante commedia che fa ridere, riflettere e commuovere, tre obiettivi con cui Roberto D’Alessandro cerca di contraddistinguere la poetica del suo teatro. Interessante e originale l’iniziativa di unire una mostra d’arte a uno spettacolo teatrale: i quadri, che nella commedia sono dipinti dalla giovane Nilde e che fanno parte della scenografia, sono della pittrice Stefania Foresi e sono esposti per la vendita nel foyer e sul palcoscenico che alla fine dello spettacolo resta illuminato a disposizione del pubblico.

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