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La vedova allegra

Luca Benvenuti
Ultima modifica: 30 Dicembre 2017 08:10
Luca Benvenuti
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1604
©Giuliano Ghiraldini
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Per suggellare con spensieratezza l’anno, il Teatro Comunale di Padova ripropone La vedova allegra nel fortunato allestimento di Hugo de Ana, già visto sullo stesso palco nel 2009 e nel 2014. Tre grandi parallelepipedi girevoli e trasparenti, uniti a un sapiente gioco di specchi, mutano in continuazione lo spazio, lo ingigantiscono, ne moltiplicano le luci e creano un’illusoria profondità. All’ambasciata trionfano sullo sfondo giganteschi decori floreali e un gigantesco lampadario Liberty. Tralci di glicini incorniciano il secondo atto, dove regnano l’ombra e il controluce. La festa Chez Maxim è la meglio riuscita, coi variopinti sfavillii dei neon, le piume delle grisettes e le tinte sgargianti delle vesti. Chiaro è l’omaggio a Gentlemen Prefer Blondes nei costumi di Hanna, che citano quelli di Marilyn Monroe, e nelle pose da vamp. Ulteriore richiamo al mondo cinematografico sono Kromow, Bogdanowitch e Pritschitch camuffati da fratelli Marx. De Ana interviene sul libretto, riscrivendone i dialoghi e inventando nuove situazioni principalmente nel terzo atto, dove interpola il feticistico sestetto maschile Lingerie de batist, aggiunge dal primo il duetto Quest’è l’incanto dell’intimità e Sciocco cavalier come terzetto delle mogli fedifraghe, senza farsi mancare il can can dall’Orphée aux Enfers. Contestuali e ben eseguite le coreografie di Claudio Ronda.

La personale lettura di Jordi Bernàcer elegge soavità e vigore a colonne portanti della conduzione, facendo trionfare il colore non solo in scena, ma anche nell’orchestra. È il ballo, nell’onnicomprensività delle sue forme, il collante tra le vicende e in maniera meravigliosa riesce Bernàcer nel replicare le intenzioni di Lehár, senza dare un attimo di tregua a questo incessante valzer turbinoso. Sceglie tempi e dinamiche perfette, con stacchi e agogiche felici, corrisposto appieno dall’Orchestra di Padova e del Veneto.

Nella compagnia si distinguono Leonardo Cortellazzi, validissimo Camille, incisivo, dal fraseggio seducente e capace di belle sfumature nelle due non facili arie soliste, e Natalhie Manfrino, Valencienne disinvolta, agile e civetta al punto giusto. Il Danilo di Alessandro Safina, rispetto al 2015, presenta leggere migliorie vocali, confermando il gigionesco physique du rôle. Bruno Praticò come Barone Zeta è macchietta da non perdere. Bisogna dirlo, Leopoldo Mastelloni infonde a Njegus i tratti della comicità napoletana d’antica tradizione, trasformandolo in un personaggio nuovo che pare uscito dalla penna di Ruccello. La vedova di Sumi Jo percorre più il Sunset Boulevard che l’Avenue des Champs-Élysées. La voce è ormai esile, di volume al limite dell’udibile. Qualche acuto testimonia la gloria che fu, mentre la dizione pigolante rende la protagonista antipatica fin dall’entrata. È vero, i filati pianissimi sulle note acute del Vilja Lied ci sono, ma son poca cosa. Tutti professionalmente nella parte gli altri uomini – Andrea Zaupa (Kromow), Dario Giorgelè (Visconte Cascada), Max René Cosotti (St. Brioche), Tommaso Barea (Bogdanowitch) ed Emanuele Giannino (Pritschitch). Tra le altre donne primeggia l’esuberante Praskowia di Giovanna Donadini, sublime caratterista dalla verve unica. L’affiancano l’eccellente Sylviane di Marta Calcaterra e l’ombrosa Olga di Paola Francesca Natale.

Il Coro Lirico Veneto, preparato da Stefano Lovato, si disimpegna discretamente.

Gli applausi calorosi del pubblico, inevitabilmente a tempo su È scabroso le donne studiar e il can can dall’Orphée aux Enfers di Offenbach, decretano il successo di questa gaia produzione alla prima del 29 dicembre.

Si replica il 31 dicembre.

———

La vedova allegra (Die Lustige Witwe)

Operetta in tre atti di Franz Lehár su libretto di Viktor Léon e Leo Stein dalla commedia L’Attaché d’Ambassade di Henri Meilhac

***

Personaggi e interpreti:

Hanna Glawari: Sumi Jo

Conte Danilo Danilowitch: Alessandro Safina

Valencienne: Nathalie Manfrino

Njegus: Leopoldo Mastelloni

Camille de Rossillon: Leonardo Cortellazzi

Barone Mirko Zeta: Bruno Praticò

Marchese De St. Brioche: Max René Cosotti

Visconte Cascada: Dario Giorgelè

Capitano Kromow: Andrea Zaupa

Bogdanowitch: Tommaso Barea

Pritschitch: Emanuele Giannino

Sylviane: Marta Calcaterra

Olga Kromow: Paola Francesca Natale

Praskowia: Giovanna Donadini

*** 

Coro Lirico Veneto diretto da Stefano Lovato

Orchestra di Padova e del Veneto

Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Jordi Bernàcer

Revival da un’idea originale di Hugo de Ana

©Giuliano Ghiraldini

 

 

 

 

 

 

 

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