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La signora delle camelie

Redazione
Ultima modifica: 26 Febbraio 2018 09:58
Redazione
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Margherita Gautier è la più bella cortigiana della città conosciuta come ‘la signora delle camelie’. Questi sono i fiori che lei teneva con sé quando si recava al teatro. Il personaggio è ispirato a Marie Duplessis, celebre cortigiana parigina divenuta contessa di Perrégaux.

Sono tutti ciechi, perché non sanno amare

Note per la messa in scena de LA SIGNORA DELLE CAMELIE

Il romanzo di Dumas Fils è un viaggio nel profondo dell’animo umano, ove le contraddizioni più aspre si fondono, per restituire un’immagine del mondo vividamente controversa.

Mettere in scena LA SIGNORA DELLE CAMELIE, capolavoro della letteratura francese dell’Ottocento, che alla sua prima apparizione sconvolse l’immaginario collettivo, vuole essere un tentativo di riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica, che crediamo oggi debba imporsi su altri linguaggi che dicono e spiegano, ma non insegnano il senso. Mettere in scena LA SIGNORA DELLE CAMELIE significa essere appassionati; per mettere in scena LA SIGNORA DELLE CAMELIE dobbiamo essere fisici. Ma dobbiamo anche ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia è un gesto fisico. Oggi la lingua non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente. La parola soccombe nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, stritolata da un’angoscia semantica. Per mettere in scena LA SIGNORA DELLE CAMELIE noi dobbiamo avere il coraggio di essere nuovamente eloquenti. Dobbiamo ricordare che le parole sono potenze che esercitano su di noi un potere invisibile, le parole hanno effetti blasfemi, creativi, annientanti, ma anche protettivi, persuasivi, le parole possono cauterizzare le ferite del cuore. Dumas Fils crede alla sottomissione della psicologia alla fisiologia, le istanze di Physis, del corpo, orientano le esigenze di Psyche, dell’anima. Ha scelto di raccontare le storie di personaggi completamente sopraffatti dai nervi e dal sangue, spinti ad agire nella vita dalla fatalità della carne.

LA SIGNORA DELLE CAMELIE è una storia cupa e disperata, che oscilla pericolosamente nell’incerto territorio in cui danzano avvinghiati Eros e Thanatos. È una storia assoluta, spietata, estrema, senza margini di riscatto, senza limiti.

Attraverso l’azione drammatica del cerchio fatale della Nemesi, che avvinghia ineludibilmente i personaggi della storia, s’intravede un altro indissolubile legame, quello economico, che costringe i personaggi a condividere un unico spazio vitale. Davanti al minimo segno di benessere materiale, l’essere umano è pronto a tutto, in questo mondo il denaro trasforma la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, l’insensatezza in giudizio e il giudizio in insensatezza. Poiché il denaro, in quanto valore astratto, mescola e scambia tutte le cose, il denaro è in generale una mescolanza.

In questa storia ci sono soltanto colpevoli e ognuno porta con sé la propria condanna, in un mondo che costringe le persone a rapporti mostruosi e selvaggi, li condanna a vivere nel circolo vizioso di viltà e vigliaccheria. Bestie umane si agitano sulla scena del mondo borghese.

Il sentimento stilistico della regia incarnerà l’infausta fissità delle maschere tragiche e la minuta quotidianità della vita quotidiana di tardo ottocento. Questo conflitto tra grandiose passioni e l’implacabilità del destino deve essere mostrato con la chiarezza e la severità compositiva di una fotografia ingiallita di Eugène Atget; con la radicalità espressionista di un autoritratto di Edward Munch; con la tendenza all’unità emozionale di un’opera di Verdi.

La storia va immersa nell’atmosfera stantia e decadente del tetro locale notturno ove esercita come anima morta, Margherita, un regno di tenebra, dove raramente filtra un raggio di sole.

“Bisognerebbe poter mostrare i quadri che sono sotto i quadri”, diceva Pablo Picasso. Mettendo in scena LA SIGNORA DELLE CAMELIE ci proveremo, consapevoli che sul palcoscenico, come nella vita, noi vediamo “persone”, non vediamo “storie”, e tanto meno sentiamo “pensieri”. Ciò che si svolge davanti ai nostri occhi sul palcoscenico non è una storia: uno spettatore vede semplicemente persone, attori che mimano, vari stati di calma, di eccitazione, persone che mangiano, che parlano, che ridono. Le scene che lo spettatore vede sono in relazione ad altre scene, che in sequenza, forse, possono suggerire una storia. La storia, se c’è una storia, deve essere dedotta dalle loro espressioni, dalle loro parole, dalle loro azioni. La storia risiede dentro le persone, motiva i loro comportamenti, ma certamente non è visibile. La vita non ci racconta storie. Ogni storia è frutto della fantasia, dell’immaginazione, ogni storia è ciò che vediamo con l’occhio del cuore. Matteo Tarasco

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ORARI SPETTACOLI da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 1 e giovedì 8 novembre ore 17, mercoledì 7 marzo ore 19, sabato 10 marzo ore 17 e ore 21, INFO, botteghino 06.6794585, mail biglietteria@teatroquirino.it, segreteria 06.6783042 int.1, mail segreteria@teatroquirino.it

——–
27 febbraio 11 marzo

Gitiesse Artisti Riuniti
MARIANELLA BARGILLI
RUBEN RIGILLO SILVIA SIRAVO
con CARLO GRECO

LA SIGNORA DELLE CAMELIE

da Alexander Dumas fils
costumi Accademia Costume&Moda, Roma – 1964
diretta da Andrea Viotti
musiche Mario Incudine
luci Gigi Ascione

adattamento, scene e regia MATTEO TARASCO

personaggi e interpreti
Margherita Gautier Marianella Bargilli
Armando Duval Ruben Rigillo
Monsieur Duval Carlo Greco
Prudance Silvia Siravo

Il padre
Uno, nessuno e centomila
GLI UOMINI PREFERISCONO MENTIRE 
“Gocce di energia” e “Briciole di vita”
Beyond Vanja

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