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Reading: La gioia irrimediabilmente effimera di Pippo Delbono
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Teatrionline > Blog > Recensioni/Articoli > La gioia irrimediabilmente effimera di Pippo Delbono
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La gioia irrimediabilmente effimera di Pippo Delbono

Erika Di Bennardo
Ultima modifica: 23 Marzo 2018 12:03
Erika Di Bennardo
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Torna con uno spettacolo che spiazza ancora una volta confermandosi un visionario istrione della scena italiana Pippo Delbono. La gioia è uno studio spettacolare alla ricerca dell’effimero sentimento che lega le persone e le fa sentire vive, forse il sentimento più inafferrabile e sfuggente che esista.

Per questo motivo e non solo, coerentemente con il percorso artistico di Delbono che confeziona opere sempre aperte e avulse da ogni schema ben preciso e precostituito, La gioia si rivela una sorta di viaggio nei meandri dell’animo umano, messo in scena nudo e crudo nelle movenze e nelle espressioni dei tredici attori della compagnia dell’artista, presentati in situazioni diverse che attingono a piene mani dalla biografia di vita realmente vissuta ed esperita. Da qui il pretesto per una riflessione ampia sui sentimenti, sugli effetti che gli stati d’animo hanno nella vita degli uomini. Delbono è un narratore nato, trascina il pubblico con i suoi monologhi mentre attraversa la platea, legge da fogli che poi lascia cadere a terra, cammina ora lentamente ora con passo spedito mentre alla sua voce reale si sostituiscono registrazioni e stralci musicali che arricchiscono la riflessione compiuta e sviluppata attraverso diversi livelli di senso.

La gioia sul palco dalle nere pareti non c’è, viene simboleggiata a tratti solo dalle coloratissime creazioni floreali di Thierry Boutemy: elementi scenici veri e propri per così dire dotati di vita propria. Disegni verticali, avvolgenti, simbolo del sentimento più bello quanto effimero. Il viaggio che conduce Delbono e la sua compagnia verso la gioia è irto di pericoli e momenti difficili da vivere, esperire, superare e così la “vetta” è raggiunta solo con estremo sacrificio e vale il percorso fatto, anche se dura solo un attimo. Una sottile vena di malinconia è insita nei quadri dello spettacolo, come a voler sottolineare che il raggiungimento della gioia è preceduto e seguito sempre e comunque dal dolore e dalla sofferenza, quella vissuta dallo stesso artista (sieropositivo e quindi doppiamente conscio dell’importanza del dono della vita e di ogni momento pienamente vissuto), da Bobò (82enne sordomuto con 40 anni di manicomio alle spalle) e via dicendo. Gli attori della compagnia di Delbono sfilano ad uno ad uno con tutto il loro carico di esperienze positive e non sulle spalle, vestiti da giocolieri o circensi, come a voler trattenere in qualche modo tutta la positività che il sostrato vissuto può lasciarsi dietro.

Uno spettacolo incompleto nell’accezione più positiva del termine: aperto al cambiamento, alla ricerca, al viaggio che in itinere regala il piacere di emozioni di volta in volta diverse come la gioia stessa.

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