Andato in scena il 20 Febbraio 2025, Florian Espace, Pescara
Il Florian Espace di Pescara festeggia il suo 37° anno di attività ospitando “L’Oreste (quando i morti uccidono i vivi)” con Claudio Casadio (Premio Enriquez 2023 – Miglior Attore) per la regia di Giuseppe Marini.
Uno spettacolo collaudato (più di duecento repliche) eppure aperto sul nuovo, carico di interrogativi sulle modalità del fare teatro nel nostro tempo. Da un lato, infatti, la struttura del teatro di narrazione, per dipanare senza intermediazioni la vicenda del protagonista attraverso la sua stessa voce; dall’altro, l’impatto visivo del disegno, dell’immagine stilizzata e animata.
Il risultato è un linguaggio scenico sperimentale, il “graphic novel theatre”, sorto negli ultimi anni sull’onda della popolarità crescente del mondo comics nel suo insieme, dal fumetto seriale al vero e proprio romanzo in forma grafica.
Ne “L’Oreste”, la coesistenza di questi due linguaggi (teatro e graphic) dà luogo all’attivazione di due binari paralleli: la scena materiale “abitata” da Claudio Casadio e quella bidimensionale di un fondale su cui scorrono senza soluzione di continuità le immagini animate, realizzate da Paolo Coletta.
Qui prendono forma le presenze, reali e immaginarie, che visitano la solitudine di Oreste nel presente (medici, infermieri, una fidanzata di pura fantasia, una sorella defunta e perpetuata nella sua giovinezza inscalfibile) unitamente agli scenari del passato che fanno da sfondo ai singoli episodi rievocati, ove – una volta ancora – il dettaglio oggettivo si impasta con i filtri alteranti della percezione soggettiva.
Eppure, una tale esplosione del mondo onirico e percettivo non totalizza, non giunge ad inglobare il piano tattile e tangibile, a fagocitare il piano fisico. Il centro della scena è corredato di oggetti, arredi e suppellettili come per uno spettacolo di tradizione, a ricreare realisticamente la stanza in cui il protagonista conduce da trent’anni la sua tribolata esistenza.
Il panorama fisico intorno a lui risponde agli spigoli ed angoli di un ospedale psichiatrico. La sua immaginazione visionaria lo ha salvato e medicato una volta, nel gorgo della tragedia, ed ora Oreste semplicemente, quasi saggiamente non vuole e non può più abbandonare questa fonte di guarigione. Di speranza.
Perché non c’è solo la lenta, rituale ricostruzione del passato, su cui il teatro di narrazione fonda e costruisce il suo presente teatrale, il suo qui e ora. C’è nello spettacolo un punto in cui irrompe il presente, incombe il futuro, il tempo sospeso della decisione da prendere.
L’esperimento di dialogo tra linguaggi artistici diversi porta la drammaturgia ad allegerire il peso tragico della vicenda verso le forme “ingenue” del pastello. O forse, una tale sensazione è l’effetto della recitazione di Claudio Casadio, questa sì, davvero distanziata, straniata, volutamente alienata dai toni dell’immedesimazione sofferta che il tema poteva suggerire “a rigor di logica”.
Paolo Verlengia
CREDITS:
“L’ORESTE (Quando i morti uccidono i vivi)”
testo di Francesco Niccolini
con Claudio Casadio
illustrazioni: Andrea Bruno
regia: Giuseppe Marini
scenografie e animazioni: Imaginarium Creative Studio
costumi: Helga Williams
musiche originali: Paolo Coletta
light design: Michele Lavanga
fonica: Francesco Cavessi
direttore di scena: Matteo Hintermann
collaborazione alla drammaturgia: Claudio Casadio
voci: di Cecilia D’Amico (sorella), Andrea Paolotti (Ermes), Giuseppe Marini (dottore) e Andrea Monno (infermiere)
Produzione: Accademia Perduta/Romagna Teatri e Società per Attori
In collaborazione con Lucca Comics&Games

