Il luogo che dagli anni '30 è dedicato al Dopolavoroferrovieri alla stazione di Bergamo verrà smantellato per dare "spazio solo ai ricordi"
C’è un teatro
, o meglio c’era, tanti anni addietro e adesso non c’è più, ma la memoria è ancora ben custodita da chi questo spazio l’ha riempito e curato bene fino ad oggi. Un luogo che ha svolto sempre una funzione sociale di grande rilevanza nel cuore della città di Bergamo e che tra pochi giorni a partire dal prossimo 28 febbraio rischia di scomparire perché in questo posto è stato deciso che nascerà altro. Un luogo intriso di storia dunque in cui i ricordi adesso affiorano prepotentemente da chi l’ha frequentato e vissuto. E’ il DopoLavoroFerrovieri (DLF) della stazione centrale di Bergamo che verrà demolito.

Non c’è più il teatro Minerva presente agli inizi del secolo scorso; tuttavia nel corso degli anni, la location s’è trasformata e a decorrere dagli anni ’30 divenne il Dopolavoroferrovieri appunto. Un centro d’incontro e confronto, di socializzazione per la città dove in pratica si sono effettuati: reading teatrali, serate a tema su argomenti importanti e partecipati a sfondo prevalentemente culturale, concerti e chi più ne ha, più ne metta. Adesso c’è finanche una scuola di tango! I soci, inoltre, si sono prodigati anche per portare molti studenti, ogni anno, al Binario 21 a Milano per sensibilizzarli sulla triste vicenda dell’Olocausto, a visitare luoghi storici della città di Bergamo e non soltanto, come ad esempio uno per tutti: il Cenacolo di Leonardo Da Vinci sempre in quel di Milano.
Insomma una cinquantina di eventi variegati ogni anno, organizzati alla grande da volontari appassionati, in uno spazio – di circa 2500 metri quadrati più 500 all’aperto – occupato da circa 700 tesserati che tra ex macchinisti, ex capistazione ed ex ferrovieri ruotava su un mondo quasi “perfetto” e dove il più grande tra i soci vanta oggi 94 primavere. E’ un luogo che – dismesso lo storico teatro Mercuri – dagli anni ’30 ha ricoperto un ruolo fondamentale nella città orobica e nella sua provincia e tanti sarebbero gli aneddoti da raccontare e rivivere. A noi basta sapere che in questa località oltre cento anni addietro ci stava un teatro e che, comunque sia, storicamente, venendo meno il teatro questo ambiente è stato sempre costantemente tenuto in considerazione da chi ha voluto costruire, umanamente e materialmente, qualcosa di bello ed utile, a prescindere.
Ma la storia recente di questo nostro racconto la affidiamo integralmente ad un bergamasco doc: il dottor Marco Parisi, che, tra le altre cose, è un appassionato di musica e soprattutto di storia locale, nonché giornalista, che ha voluto fornire una sua personale testimonianza al riguardo e che riassume ed esemplifica in modo ineccepibile quanto abbiamo riportato per far comprendere di più e meglio quanto sia stato e lo sarà ancora per pochi giorni evidentemente una location situata nella centrale stazione di Bergamo, se non si dovesse individuare qualche altra soluzione prima della fine di questo mese di febbraio… per non far affidare ai ricordi di quelli che verranno quanto di buono c’era già e che, da quanto si profila, non ci sarà più…
“Abito a Bergamo da quando sono nato – scrive Parisi – e recentemente sono stato ad una bella serata musicale organizzata dagli amici del DLF (DopoLavoroFerrovieri) della stazione di Bergamo, che gestiscono uno spazio molto bello e forse poco conosciuto, situato proprio dentro ai locali di uno degli edifici storici della stazione dei treni di Bergamo, a pochi passi dal Binario 1 tronco Ovest. Quella sera ho appreso che, nell’ambito della ristrutturazione e riqualificazione dell’area, è prevista la demolizione dello stabile in cui ha oggi sede il DLF, lo stesso edificio che ha ospitato all’inizio del Novecento il Teatro Minerva, uno dei piccoli teatri storici di Bergamo Bassa.
Mi domando come sia possibile che la Sovrintendenza ai Beni culturali, spesso attenta a tutelare immobili (a mio mo
destissimo parere di non esperto del settore) anche trascurabili, in quest’occasione possa acconsentire all’eliminazione di un pezzo della nostra storia locale. Sarebbe invece auspicabile che, sfruttando i fondi per la riqualificazione della stazione, si approfittasse, al contrario, per ristrutturare quei locali e per renderli ancora più fruibili.
Ritengo inoltre piuttosto singolare, per non dire di peggio, che in un momento in cui si chiede a gran voce di rendere più sicura l’area circostante la stazione, venga di fatto “sfrattata” un’Associazione che da qua
si un secolo è presente in quel contesto, promuovendo attività culturali ed aggregative.
Penso – conclude Parisi – che la giusta volontà di rinnovare e di riqualificare, non debba perdere di vista la conservazione delle tracce della nostra storia e delle nostre radici. E le due cose non si escludono a vicenda. Anzi…
Ma intanto, come canta Paolo Conte in una canzone che parla dell’abbandono di un teatro nella “sua” Asti: “Dorme un teatro / Scolpito al centro di un’agricola contrada / Tanto qui nessuno si dispera / Ei pera… pera!””.

