Cacti di Ekman/Subject to Change di León – Lightfoot/Four Last Songs di Dawson in scena fino al 25 maggio a Roma
Ultimo titolo in scena al Costanzi prima dell’avvio della stagione estiva, il Trittico contemporaneo di Dawson/León-Lightfoot/Ekman rappresenta il secondo appuntamento di danza contemporanea del cartellone 2024/2025 del Teatro dell’Opera di Roma.
Un trittico calorosamente accolto dal pubblico in occasione della prima (cinque recite previste fino al 25 maggio) e che si contraddistingue soprattutto per l’eterogeneità del linguaggio proposto sollecitando una variegata gamma emotiva dello spettatore.
Un balletto ironico e irriverente, un balletto provocatoriamente visionario, un balletto ipnotico ed elegante compongono il trittico di nuovi classici contemporanei.

Subject to Change, secondo titolo della serata, è una visionaria creazione di Sol León e Paul Lightfoot del 2003 che arriva per la prima volta al Costanzi sulle note di sul Der Tod und das Mädchen di Schubert, nell’arrangiamento di Mahler.

Un lavoro importante per i due coreografi che riflette un momento cruciale della loro vita e della loro carriera. “Come artisti, abbiamo raccontato esattamente ciò che stava accadendo nella vita reale” – commentano i due coreografi spiegando che – nel balletto il pubblico è destinato a trovare ciò che prima o poi deve essere scoperto”.
Il sestetto di danzatori in scena danno vita a passi a due a e una vorticosa danza di gruppo in una coreografia composta di movimenti duri, taglienti, fra precisione assoluta e chirurgica dei sentimenti in bilico fra tecnicismi ed espressività.

Gli artisti si muovono su un tappeto rosso a indicare forse simbolicamente la morte, così come evocato dalla musica di Schubert, un momento drammatico che viene portato direttamente sulla scena mostrando allo spettatore la necessità di confrontarsi con la morte, un momento di passaggio obbligato per tutti, ma che può anche presentarsi con serenità. Visionarlo e provocatorio, Subject to Change è un balletto che riguarda inevitabilmente ciascuno di noi e che viene architettato attraverso i tagli della luce e attraverso i colori simbolici prediletti dai coreografi, il rosso del tappeto, il bianco e il nero degli abiti.
L’atmosfera cambia completamente in Four last songs dell’inglese David Dawson, coreografia in prima romana che chiude la serata. Un balletto toccante e ipnotico: i corpi si muovono sul ciclo di lieder di Richard Strauss (Vier letzte Lieder), sublime musica con la voce del soprano (magicamente in scena) Madeleine Pierard: l’idea è assistere a qualcosa di trascendente, di irreale, quasi come i danzatori arrivassero con elegante prepotenza sulla scena come angeli, come vere e proprie apparizioni. I lieder di Strauss rappresentano la meravigliosa, magnifica ossessione del coreografo ormai da molti anni e il balletto ne rappresenta la concreta sublimazione. La scena si apre a nuvole che si intravedono in un cielo squarciato da un tetto scomposto. In scena i danzatori, uomini e donne che alternano a passi a due passi a tre e scene d’insieme animando una coreografia di stupenda matrice accademica e moderna, suggerendo una plasticità quasi inarrivabile dei corpi avviluppati in movimenti armoniosi e fluidi, fra equilibrio e forme morbide.

Un balletto semplicemente bellissimo da vedere ed emotivamente coinvolgente che lascia lo spettatore immergersi in un mondo ipnotico e parallelo, crogiolarsi in un irreale iperuranio dove perdersi, assistente a qualcosa di trascendente, di irreale con i come i danzatori che sembrano arrivare con elegante prepotenza sulla scena come angeli, come vere e proprie apparizioni.
La serata si apre con la ripresa di Cacti, dello svedese Alexander Ekman, che torna in scena al Costanzi dopo il debutto nel 2017: il lavoro, fra i più noti del coreografo, conferma tutta la sua verve di disincantato divertissement. Ekman porta sul placo tutta la sua imprevedibilità, scardinando la coreografia e mettendo i corpi a dura prova contro la forza di gravità. Surreali dialoghi a due con i cactus in scena, la caduta dall’alto di un malcapitato (finto) gatto, il Quartetto Sincronie in scena che suona in piedi o quanto meno in posizione non proprio agiata. Ironia e un tocco di stravaganza caratterizzano questo spassoso gioco ritmico in cui accade di tutto coinvolgendo 16 danzatori alle prese tra la musica e la danza rappresentando l’anelito alla libertà muovendosi in box quadrati che vengono continuamente spostati o ricollocati. Privo di qualsiasi appiglio narrativo, Cacti è per il coreografo una “riflessione sul nostro modo di vedere l’arte e sulla nostra necessità di capirla e di analizzarla”. In effetti non accade realmente nulla da un punto di vista narrativo perché forse non è davvero così indispensabile dover capire e interpretare correttamente l’arte (e la danza) contemporanea.
Fil rouge delle coreografie, che gettano uno sguardo sulla creatività europea e ci accingono a diventare dei classici contemporanei, è senza dubbio l’alto livello tecnico ed espressivo raggiungo e perfezionato dal Corpo di ballo della Fondazione Capitolina, guidato dalle étoiles Rebecca Bianchi, Susanna Salvi e Alessio Rezza, i primi ballerini Federica Maine, Michele Satriano, i solisti, la prima ballerina della Scala Alice Mariani che danza nel lavoro di Dawson: una conferma a livello nazionale e internazionale che si misura al meglio non solo con i grandi classici del repertorio, ma anche con le nuove proposte della scena nazionale e internazionale spingendo oltre le proprie potenzialità. Dopo il debutto il trittico Dawson / León – Lightfoot / Ekman torna in scena mercoledì 21 (ore 20), giovedì 22 (ore 20), venerdì 23 (ore 20), sabato 24 (ore 18) e domenica 25 maggio (ore 16.30).
Info e dettagli su operaroma.it
Fabiana Raponi

