Testo di Teresa Megale per i tipi de La Mongolfiera Editrice
Attrice talentuosa e vitale, dall’eleganza plastica che esprime una femminilità spumosa e sofisticata, Pamela Villoresi è capace di attraversare i ruoli anche con quella svagata levità che la rende brava oltre ogni aspettativa.
Nella mia frequentazione teatrale ricordo il godimento d’anima per la sua prova, dieci anni fa, nella mise en espace del progetto speciale “Un castello nel cuore. Teresa d’Avila” nell’ambito di un’iniziativa del Teatro di Roma sul sacro e profano nel teatro, per il V centenario della nascita di Santa Teresa di Gesù (28 marzo 1515). Affiorava il temperamento vitale e sanguigno di Teresa affascinata dalla vita e dalla bellezza, prima donna a essere proclamata Dottore della Chiesa, nel climax del “matrimonio mistico con Gesù”, settima tappa dell’itinerario dell’anima verso Dio, in cui la Villoresi emergeva avvolta nell’ampio mantello bianco dello sposalizio evocando la celebre “Estasi” del Bernini con la Santa trafitta da un dardo, custodita nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.
L’attrice aveva coltivato per oltre vent’anni il desiderio di quella rappresentazione, da quando sulla piazza di Avila fu colpita dall’energia che emanava la statua della mistica. I tentativi di far scrivere una drammaturgia sulla singolare esperienza terrena di questa fondamentale figura femminile del Cinquecento caddero nel vuoto, perfino Mario Luzi le rispose “Pamelina, di fronte a Teresa d’Avila mi cade la penna di mano”. Finalmente il progetto prese forma, per impulso dei padri carmelitani di Brescia Antonio Maria Sicari e Fabio Silvestri, affidato al drammaturgo Michele Di Martino che ha elaborato la scrittura delle sette stanze del simbolico Castello in cui sono serrati i pericoli per la crescita spirituale e le chiavi per accedere al livello successivo.
La Villoresi ha affrontato con quella stessa indomita passione il suo percorso di attrice attraverso personaggi che affrontavano prove o esprimevano sentimenti, con una adesione quasi mistica e nel contempo profondamente umana ai personaggi.
Accattivante nella recitazione e nella vocalità, Pamela ha disegnato, al cinema, a teatro e in televisione, figure di donne determinate ed eteree, con una carica evocativa e visionaria e una tenacia inarrestabile.
Nel corso della presentazione del volume dedicato alla sua carriera di attrice “I teatri di Pamela Villoresi. Cinquant’anni di spettacolo” presso il Teatro Argentina, sono emersi vari aneddoti che hanno dato pennellate di colore a una vita poliedrica in cui la giovanile fascinazione per la recitazione si è intrecciata con la crescita dei figli e l’attaccamento alla famiglia, fulcro d’amore di una vita spesa a rappresentare questo sentimento in tutte le sue declinazioni.
Come l’amore per il canottaggio, in cui si impegna tuttora con la stessa identica disciplina profusa per un debutto, o la passione civile espressa come testimonial di cause sociali riguardanti i diritti umani.
Femminista e sostenitrice della maternità consapevole, mette al mondo i suoi figli accompagnata dal canto carnatico e ne adotta un’altra per offrirle una famiglia. Attrice di cinema e di prosa, direttrice artistica di teatri e festival italiani e internazionali, atleta sono le sfaccettature del cristallo di Pamela, attraverso cui la sua carica di energia si rifrange in tutta la gamma cromatica di creatività e generosità espressa senza limiti.
Teresa Megale, storica del teatro e autrice di saggi sul teatro moderno e contemporaneo, raccoglie aneddoti, curiosità, testimonianze, delineando il profilo di una vita vocata al dono di sé attraverso l’esaltazione dell’altro da sé. Dalla famiglia di impronta mitteleuropea che la destina alla gestione dell’industria tessile paterna nella natia Prato, al Teatro Studio frequentato anche da Roberto Benigni il passo è breve e la caparbietà grande. Ma il suo destino teatrale è segnato. Giovanissima si trasferisce a Roma, dove la partecipazione allo sceneggiato Marco Visconti è il trampolino di lancio di una luminosa carriera che la porterà sul palcoscenico del Piccolo Teatro in uno spettacolo di Strehler.
Si susseguono interpretazioni e premi, e perfino il cimento con la direzione artistica, ambito fino ad allora poco praticato dalle attrici della sua generazione. La televisione funge da cassa di risonanza con programmi di impegno civile che le danno molta visibilità, mentre il lutto si abbatte sulla famiglia. Si avvia verso una prospettiva di connessione tra arte e spiritualità portando in scena spettacoli in cui dialogano tra loro le religioni, fino alla direzione artistica del Teatro Biondo di Palermo negli anni della pandemia, che ha fatto chiudere i luoghi pubblici. Pamela reagisce avviando attività in streaming di intrattenimento e dibattito, lanciando corsi di teatro e coinvolgendo gli studenti delle scuole.
Pamela Villoresi continua a parlarci con le innumerevoli voci delle sue eroine, ma non si sottrae a dialogare con il pubblico fuori dal coro anche con la sua personale voce, che veicola una personalità attenta ai temi sociali, come le adozioni e la famiglia arcobaleno.
Tania Turnaturi
I Teatri di Pamela Villoresi. Cinquant’anni di spettacolo
F.to cm 16×23
Pagg. 192 – 47 figure a colori e in bianco e nero con immagini di scena
Prefazione di Irina Brook
Postfazione di Giovanni Puglisi
Teatrografia – Filmografia – Bibliografia essenziale
La Mongolfiera Editrice
Collana Ritratti
Prezzo di vendita € 25,00

