Al Teatro Gobetti di Torino, va in scena Anna Cappelli, tratto dall’inquietante monologo di Annibale Ruccello (1983), con la direzione misurata ma incisiva di Claudio Tolcachir, e l’interpretazione profondamente umana e vibrante di Valentina Picello che disseziona con chirurgica precisione il crollo psicologico di una donna comune. Anna, impiegata trentenne trasferitasi in città dalla provincia in cerca di emancipazione e di un’identità sociale definita, incarna l’alienazione contemporanea. Il suo dramma non risiede tanto nell’amore mancato, quanto nel fallimento del progetto di sé. Anna aspira alla normalità borghese, un’aspirazione che si traduce nell’ossessione per il compagno – ridotto a mero strumento di riscatto sociale – e, soprattutto, per la casa. Quest’ultima, un “nido” da arredare e da possedere, diventa il simulacro di una vita riuscita. È in questa distorta simbiosi tra persona e oggetto che l’attrice Picello trova la chiave della sua Anna. Valentina Picello domina il palcoscenico con una presenza che alterna una fragilità quasi eterea a un’implosione di energia compressa. La sua recitazione si sviluppa in un crescendo che è stilisticamente impeccabile e narrativamente devastante, pur restando dimensionata in una lettura di sospensioni e crolli, incertezze e strozzamenti. Inizialmente, la vediamo in una posa di apparente controllo: la donna metodica, attenta ai dettagli, che cataloga le proprie frustrazioni con un sorriso forzato. Ma è in questi primi momenti, nei dettagli del suo incedere, nella vocalità sottilmente vibrante, che la Picello innesta i segnali del disturbo ossessivo. Non c’è nulla di eccessivo o istrionico; il passaggio dalla normalità alla follia è graduale, quasi un’infiltrazione, che non esplode mai ma è tutta condensata in una sintesi di detonazioni interiori. Il merito maggiore dell’interpretazione della Picello è la capacità di rendere credibile il legame indissolubile tra l’ossessione per l’oggetto (la casa, l’arredamento) e la violenza che ne deriva. La casa è il suo unico spazio di auto-riconoscimento, e la sua profanazione – il tentativo di separarla da essa – innesca l’inevitabile meccanismo finale. La Anna della Picello non è una macchietta folle, ma l’incarnazione straziante di un vuoto interiore che non può essere colmato né da un uomo né da una credenza nuova. Il suo atto finale è non solo terrificante, ma profondamente tragico: un tentativo estremo di fermare il tempo e il cambiamento, cementando il suo progetto di vita con un gesto definitivo e distruttivo. Valentina Picello si conferma un’artista di rara intelligenza scenica, capace di dare corpo e anima a un personaggio che è ormai un classico del teatro italiano sul tema dell’alienazione femminile. La sua performance è un imperativo categorico per chiunque voglia comprendere la forza emotiva di Ruccello e l’abilità di una grande attrice.
Visto il 15 novembre 2025
Teatro Gobetti – Torino
Anna Cappelli
di Annibale Ruccello
con Valentina Picello
regia Claudio Tolcachir
scena Cosimo Ferrigolo
luci Fabio Bozzetta
Carnezzeria / Teatri di Bari / Teatro di Roma – Teatro Nazionale
in collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM

