In scena al Teatro Sala Umberto di Roma fino al 18 gennaio 2026
Voler apparire integerrimi e tuttavia cedere a qualche amicale sollecitazione. Per il bene comune!
È il tema de Le Volpi, secondo miglior testo italiano ai Premi Ubu 2024 nella categoria ‘nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica’.
Una città di provincia, un salotto borghese, un torrido pomeriggio d’agosto. Madre e figlia passano da un argomento all’altro chiacchierando delle vacanze e del desiderio della giovane di mettere a frutto le proprie competenze in Storia dell’Arte nel locale Museo del Contemporaneo. Dopo gli studi e un soggiorno a Rotterdam col marito e due figli, la nuova realtà cittadina sembra soddisfare le sue ambizioni.
L’assolato pomeriggio estivo viene movimentato dal sopraggiungere di una visita, forse inaspettata.
È il sindaco, dalla parlantina sciolta e accentuata cadenza romana. Ingordo dei biscotti vegani offerti dalle signore.
Dopo i convenevoli di rito, l’uomo dichiara di voler parlare di una questione riservata con la padrona di casa e invita la figlia a lasciarli soli.
Perplessità, titubanza, resistenza. C’è un segreto tra i due?
La giovane rimane. La calura estiva diventa più opprimente, il ventilatore fa ondeggiare l’ampia tenda bianca che funge da quinta.
Con la naturalezza di chi è abituato a trattare temi quotidiani, il sindaco chiede alla padrona di casa, direttore generale della locale Asl, un intervento presso la Regione per sospendere la chiusura del reparto maternità dell’ospedale. La donna è riottosa, non vuole chiedere ed elargire favori.
In un effluvio spontaneo di contrapposizioni, si svelano le posizioni di ognuno: il sindaco è dotato di senso pratico e dà a ciascuno il suo, anche un contratto di forniture alla ditta del cognato; la dirigente è inscalfibile ma avrebbe piacere che la figlia rientrasse dall’Olanda per svolgere laboratori e attività creative presso il locale Museo del Contemporaneo; la giovane ritiene di avere i titoli necessari, più di chiunque altro, per dirigere il Museo e non disdegnerebbe che venisse emanato un bando ad personam per ottenere l’incarico.
È il modulo del familismo, o amichettismo, che i notabili applicano ritenendo legittimo il proprio tornaconto anche nelle piccole cose, con equilibrati scambi di favori.
Tra un pensiero alle vacanze e un biscotto vegano che non fa male alla salute, la rete degli accordi si perfeziona, si tratta del bene di tutti, anche dei concittadini inconsapevoli.
È un microcosmo di affarismo di piccolo cabotaggio, dove ognuno si autoassolve poiché ognuno dà e riceve qualcosa. Nulla di clamoroso, nulla di apertamente illegale, entro i margini in cui il potere può anche amministrarsi come un fatto privato, dopo che ci si è occupati della cosa pubblica. Come scrive Leonardo Sciascia in Todo modo: “I grandi guadagni fanno scomparire i grandi principi, e i piccoli fanno scomparire i piccoli fanatismi”.
Le tre volpi acuiscono l’olfatto e pianificano la strategia. Nella società odierna bisogna viaggiare su questi binari. C’è una volpe in ognuno di noi?
Lucia Franchi e Luca Ricci, gli autori della Compagnia Capotrave, continuano a indagare i meccanismi del potere attraverso piccole e realistiche storie di provincia.
Manuela Mandracchia con eleganza e misurato distacco interpreta la madre, che va ad esprimere le sue personali e intime considerazioni davanti a un microfono posizionato all’estremità destra del palcoscenico. Giorgio Colangeli è il sornione e sfrontato sindaco intrallazzatore, Federica Ombrato è la caparbia e opportunista figlia.
La regia di Luca Ricci fa stare i tre attori sul palcoscenico contemporaneamente, lasciando in ombra chi non è di scena, quasi a simboleggiare fin dall’inizio una comune corresponsabilità.
“Abbiamo scelto di ambientare in un piccolo centro questa storia di corruzione – afferma Luca Ricci – perché la provincia è una lente d’ingrandimento perfetta per permettere al teatro di svolgere il suo mestiere: prendere il particolare e allargare la crepa rendendola universale. Non è la storia di un appalto miliardario in una capitale ma una vicenda minuta che mette lo spettatore nella condizione di chiedersi: cos’avrei fatto io?”.
Tania Turnaturi

