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Il ragazzo dai pantaloni rosa

Tania Turnaturi
Ultima modifica: 23 Febbraio 2026 19:00
Tania Turnaturi
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448
ph Gianluca Saragò
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In scena al Teatro Sistina di Roma fino all’8 marzo 2026

Un tragico evento di cronaca che diventa teatro civile.

Una mamma che, non avendo potuto salvare il figlio, vuole salvarne tanti.

La vicenda di Andrea Spezzacatena, vittima di bullismo e cyberbullismo, prorompe in uno spettacolo di energia adolescenziale, per volontà della mamma Teresa Manes che tenacemente mantiene viva l’attenzione sulla parabola umana e scolastica del figlio, affinché sia di monito e deterrenza per i ragazzi, ma anche per i genitori e gli educatori.

Ci auguriamo che non accada, e torna ad accadere – per leggerezza, per distrazione, per sprovvedutezza – che la fragilità non sia compresa e la prepotenza sia sottovalutata.

Andrea Spezzacatena amava lo studio e amava i compagni, e non è bastato. Ha rinunciato a vivere, temendo di non potersi sottrarre alla gogna dei social.

La sua storia arriva in scena con la regia di Massimo Romeo Piparo che firma l’adattamento insieme a Roberto Proia, già sceneggiatore del film tratto dal libro di mamma Teresa, che da quel drammatico 2012 gira l’Italia per incontrare le scolaresche.

Adesso Piparo lo porta sul palcoscenico, riadattato insieme a Proia, con un escamotage narrativo che apre una prospettiva di futuro eventuale: la presenza di Andrea all’età di 27 anni (quella che avrebbe avuto oggi) che osserva il sé stesso di allora.

Teresa Manes ha frantumato il dolore impedendogli di cristallizzarsi, e per la trasposizione a teatro ha voluto che venisse rappresentata la vita di Andrea come sarebbe stata se non fosse arrivato il buio, consentendogli di essere ancora vivo.

L’adattamento teatrale è in forma di jukebox musical con una play list di canzoni popolarissime italiane, scelte accuratamente dallo stesso Piparo, a partire dal brano di Arisa “Canta ancora” premiato ai Nastri d’Argento come miglior canzone originale di film, oltre a “100 messaggi”, “A modo tuo”, “Gigante”, “Il filo rosso”, “La fine”, “Sogna ragazzo sogna Sanremo”, “Una musica può fare”, “Volevo essere un duro” e altri, arrangiati dal M° Emanuele Friello, che guida anche l’Orchestra dal vivo.

Si tratta del primo esperimento di creazione di un jukebox musical tutto italiano ispirato a canzoni di successo, che producono una frizzante energia e un forte coinvolgimento, puntando sulle emozioni per veicolare un messaggio di altissimo valore sociale.

Massimo Romeo Piparo crede fermamente nei progetti che porta in scena, ma questa volta ha affrontato una sfida titanica con la ferma determinazione che fosse doveroso raccontare questa storia. Notevole il lavoro svolto dal team legale del Sistina nell’acquisire i relativi diritti di ri-esecuzione, all’interno dell’adattamento teatrale, della nutrita playlist. Tutti i brani non costituiscono una semplice colonna sonora, ma sono parte integrante della storia, sembrano quasi scritti appositamente per amplificare passaggi emotivi e desiderio di vita.

La forza comunicativa dei testi e la potenza poetica delle canzoni veicolano un messaggio di speranza e una riflessione sui temi della sofferenza relazionale delle giovani generazioni. L’arte e la musica possono aiutare ad indagare le difficoltà e a farle emergere, oltre a sensibilizzare gli animi al rispetto reciproco e alla fiducia verso genitori e insegnanti, confidando nel supporto che scuola e famiglia possono offrire.

Lo spettacolo è carico di energia, i ragazzi vanno a scuola, al cinema, in palestra, litigano e si riappacificano, sviluppano empatia per l’insegnante di musica che li affascina con la suggestione dei suoi racconti. Si esprimono cantando e ballando, mentre serpeggia il tarlo del dolore. Andrea soffre per le liti dei genitori che preludono alla separazione, si confida con Christian, il bullo che lo ridicolizza per un paio di pantaloni rosa stinti nel lavaggio, e che lo bullizzerà ancora di più umiliandolo davanti alla classe e mettendolo alla berlina sui social. L’ultimo compleanno sarà un commiato.

Lo spettacolo è una festa di musica e sentimenti, che si dipana intorno a una scenografia mobile che ricrea alcuni ambienti e ne evoca altri con un suggestivo gioco di luci.

Un’interpretazione corale di forte presa emotiva e visiva, in cui trionfa la vita, nonostante tutto. E trionfa l’amore da e verso tutte le persone care, senza stereotipi. Brillanti tutti gli interpreti e gli allievi dell’Accademia del Sistina.

Come già nel film, Andrea è interpretato da Samuele Carrino, sensibile e misurato, a suo agio nel personaggio. Rossella Brescia è intensa e accudente nel ruolo della madre, Sara Ciocca è l’amica Sara, già protagonista nella versione cinematografica, matura e spontanea, Tommaso Pieropan è il bullo Christian, Christian Roberto impersona Andrea a 27 anni, narratore disincantato e voce del “domani”. Completano il cast Donato Altomare nel ruolo del padre; Matteo Volpotti in quello del bizzarro prof. di musica Gioli e il piccolo Michele Mula nel ruolo del fratellino Daniele.

La direzione musicale è di Emanuele Friello, le coreografie di Dalila Frassanito, le scenografie di Teresa Caruso, i costumi di Cecilia Betona, le luci di Umile Vainieri, il suono di Stefano Gorini. L’Orchestra vede Emanuele Friello ed Enrico Scopa alle tastiere, Alessandro Luccioli alla batteria, Guerino Rondolone al basso, Simone Gianlorenzi e Alex Massari alla chitarra.

Gran finale con tutto il gruppo di interpreti che indossano pantaloni rosa.

La prima nazionale è un successo. Piparo ringrazia e invita sul palcoscenico Teresa Manes e, a sorpresa, Arisa che intona il suo brano “Canta ancora” suscitando brividi di autentica emozione, poi i ragazzi sciamano festosi in platea.

Una storia commovente e potente, non semplice intrattenimento. Per interrogarsi. Per non dimenticare. Per imparare ad ascoltare e accogliere.

 

Tania Turnaturi

 

 

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TAGGED:arisaMassimo Romeo Piparo

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