Riceve grande consenso e apprezzamenti il nuovo lavoro di Emma Dante al Politeama "Mario Foglietti"
Crudo e lacerante, eppure profondamente toccante. La rappresentazione de “L’angelo del focolare” al Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro di cui è direttore artistico Antonietta Santacroce scuote molto il pubblico. E’, in fondo in fondo, la rappresentazione di qualcosa di cui già sappiamo – i femminicidi – ma su cui evidentemente non si fa ancora abbastanza perché situazioni simili non accadano più.
Lo spettacolo ideato e diretto da una sorprendente Emma Dante – Leone d’oro alla carriera del 2026 alla Biennale di Venezia – costituisce un messaggio “potente” e dissuadente, per certi versi, verso l’universo maschile “malato” a pensare, a riflettere seriamente sulla condizione femminile, ma, contestualmente, per chi di dovere, – ed anche alla società in generale – affinché si creino le condizioni favorevoli per un deciso passo in avanti dal punto di vista culturale per superare definitivamente queste situazioni.
Emma Dante è riuscita con una scenografia essenziale a dare voce, soprattutto, alle espressioni dei volti e dei corpi dei protagonisti, ai loro atteggiamenti, al loro modo di porsi avvalendosi dell’ausilio di alcuni pezzi musicali noti. Ha ambientato la quotidianità di una famiglia “apparentemente normale” in cui, però, la donna deve subire per forza di cose le angherie e la brutalità di un uomo che la considera come se fosse un essere inferiore, che deve rispettare rigorosamente ciò che le viene ordinato di fare o non fare. Un uomo che pretende a tutti i costi che esegua quanto le viene chiesto, senza fiatare.
La scena si apre con il corpo della donna distesa a terra dopo l’ennesimo giorno di violenze patite. Si parte dunque dalla fine ovvero da un femminicidio già consumato. Ma, non viene creduta. Per cui, si rialza, e ripercorre la quotidianità, allo stesso modo: con insulti, botte e violenze fisiche e morali ininterrotte, sempre in crescendo.
I protagonisti che non hanno volutamente in scena un nome definito – eccezionali Leonarda Saffi (la moglie), Ivano Picciallo (il marito) David Leone (il figlio), Giuditta Perriera (la suocera) – è come se rappresentassero sulla scena i prototipi del vissuto di storie che sono già accadute e, nostro malgrado, continuano a succedere all’interno delle mura domestiche lontane da sguardi indiscreti, ma che poi si disvelano prepotentemente, quando meno te lo aspetti, se soltanto si sbirciano le cronache giornalistiche.
Negli spettatori subentra l’angoscia e, contestualmente, la tristezza di questo vissuto, ma anche la consapevolezza di una realtà dura, ma vera! In questa rappresentazione c’è anche l’orgoglio di rimanere in piedi da parte di una donna che vuole lottare con tenacia per salvaguardare un figlio fragile, frutto di un rapporto nato anch’esso da una violenza subita dal suo stesso uomo, e sottrarlo così alle sue grinfie. Tutto ciò al fine di non farlo diventare come il padre: rozzo e violento.
Viene rappresentata anche la forza della madre di quest’uomo che vive con la famiglia e che difende a spada tratta il ruolo del genere femminile dalle continue vessazioni in cui anche lei non viene risparmiata. E, poi, di questo figlio “flaccido” come lo definisce spesso il padre che lo vorrebbe muscoloso e virile a tal punto da dovergli insegnare qualche tecnica di “seduzione” per arrivare ad accalappiare la sua “preda”! Un figlio che poi accusa finanche la madre per averlo fatto così “flaccido” e che poi scopre come di “maschio” non abbia poi nulla”. E, di contro, il padre, che dopo aver “scoperto” la vera natura del figlio, subentri in lui il risentimento a dismisura nei confronti della moglie contro cui si scaglia individuando “la scusa” e “l’attimo” ideale per ucciderla infierendo su di lei con colpi secchi con quello stesso ferro da stiro con cui lei si prendeva cura degli abiti del marito.
Insomma, se Emma Dante ha voluto porre degli interrogativi e delle riflessioni importanti alla società odierna in questo delicato periodo storico c’è riuscita alla grande! E gli applausi convinti del pubblico, al termine, lo hanno del resto testimoniato eloquentemente. Chapeau!

