C’è un istante preciso in cui l’atto meccanico di riempire un carrello smette di essere consuetudine per trasformarsi in una radiografia inesorabile delle nostre umane miserie e divisioni. Su questa sottile linea di confine si muove l’asciutta e potente messinscena di Guarda le luci, amore mio, ospitata al Teatro Gobetti di Torino. Dimenticate il rassicurante e anestetico concetto di non-luogo alla Marc Augé: l’ipermercato teorizzato dal Premio Nobel Annie Ernaux, e trasposto per il palcoscenico dall’adattamento di Michela Cescon e Lorenzo Flabbi, è a tutti gli effetti un teatro anatomico contemporaneo.
Sul palco, la scenografia firmata da Dario Gessati – uno spazio dominato da un telo bicolore e squarciato da un’illuminazione che non concede zone d’ombra, replicando la ferocia clinica dei neon commerciali – accoglie il confronto scenico tra Valeria Solarino e Silvia Gallerano. La scelta registica della Cescon di frammentare la monolitica voce diaristica della Ernaux, affidandola a due fisicità così distinte eppure complementari, si rivela la chiave di volta dell’intero impianto drammaturgico. Non assistiamo a una semplice lettura a due voci, ma alla materializzazione di un’indagine sociologica mimetizzata da spesa quotidiana.
Solarino e Gallerano si caricano sulle spalle il peso lirico e politico della scrittura originale, destreggiandosi senza mai scivolare nel sentimentalismo o nella banale retorica anticapitalista. Il testo, scarnificato, emerge nella sua essenza più chirurgica: un inventario di ritualità collettive, umiliazioni di classe, desideri plastificati e improvvise, inaspettate tenerezze umane che si consumano ogni giorno tra il reparto ortofrutta e i bip delle casse automatiche. La regia si muove costantemente per sottrazione, focalizzandosi sulla ritmica implacabile dei corpi e delle parole, rendendo palpabile quella che la stessa Ernaux definisce “una comunità di desideri, non di azione”. Guarda le luci, amore mio si configura così non come la semplice restituzione teatrale di un diario intimo, ma come una seduta di autocoscienza collettiva. Oltre un’ora e mezza di rigore formale che ci inchioda alle poltrone e ci interroga: in mezzo all’oscena abbondanza delle merci, quanto siamo ancora in grado di riconoscere la nostra umanità svalutata?
Visto venerdì 7 marzo 2026
Teatro Gobetti – Torino
Guarda le luci, amore mio
di Annie Ernaux
tratto dall’omonimo libro di Annie Ernaux
riduzione drammaturgica Lorenzo Flabbi, Michela Cescon
con Valeria Solarino, Silvia Gallerano
regia Michela Cescon
scene, luci e costumi Dario Gessati
sound designer Shari Delorian
Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con Teatro di Dioniso, Riccione Teatro, L’orma Editore

