C’è una faglia sottilissima in cui la pura rappresentazione si sgretola e il palcoscenico diventa il prolungamento crudo, inatteso, della nostra stessa coscienza. È esattamente in questo spazio emotivo che si colloca Pinocchio – Che cos’è una persona, l’opera-evento magnificamente orchestrata da Davide Iodice. Più che a uno spettacolo, si assiste a una vera e propria liturgia laica, a un rito di svelamento in cui il confine tra platea e scena viene dolcemente, ma inesorabilmente, cancellato.
Iodice attinge a piene mani dal lavoro decennale, viscerale e necessario della Scuola Elementare del Teatro. I venti e più interpreti in scena – ragazzi portatori di neurodivergenze e disabilità, accompagnati sul palco dai propri genitori e da una solida équipe pedagogica – non recitano il dramma collodiano, ma lo vivono. E lo scardinano dall’interno. Nelle primissime stesure, Collodi condannava il burattino all’impiccagione, per poi salvarlo trasformandolo in bambino, in un essere umano “accettabile”. Ma cos’è, davvero, una Persona? È questa la domanda insopprimibile che rimbalza tra le assi del palco, echeggiando in uno spazio sempre in movimento, scandito da tamburi e dai faticosi, gloriosi sette passi di chi conquista ogni giorno il proprio diritto di esistere.
“La vita è respirare. Il male è non volersi bene”. Le risposte dei protagonisti, nate da un prezioso e lungo processo laboratoriale, disarmano per la loro cristallina lucidità. E mentre un Grillo Parlante trascina la sua personalissima croce al suono spezzato di un “cri-cri” sospeso a metà, lo sguardo di questi attori meravigliosi incrocia senza filtri quello del pubblico, ponendo l’interrogativo che stritola il cuore di ogni genitore e di ogni essere umano che si sente irrisolto: “E dopo?”.
Il trionfo ai Premi Ubu 2024 (Premio Speciale) e l’assegnazione del Premio ANCT non sono state semplici onorificenze al valore sociale, ma la doverosa certificazione di un miracolo artistico e teatrale assoluto. Iodice ce lo ricorda con fermezza, in una dichiarazione che risuona come un manifesto civile prima ancora che poetico: “Mostro è chi è affetto da una inguaribile normalità che tutto appiattisce e tutto vuole uguale”. Noi, seduti nel buio, siamo stati dolcemente costretti a specchiarci in quell’inguaribile normalità, uscendo dalla sala intimamente cambiati, più nudi, ma pervasi da una sincera e inconfondibile felicità.
Visto il 25 febbraio 2026
Teatro Astra – Torino
Pinocchio. Che cos’è una persona?
ideazione, drammaturgia, regia, scene e luci
Davide Iodice
con
Giorgio Albero Gaetano Balzano, Danilo Blaquier, Federico Caccese, Stefano Cocifoglia, Giuseppe De Cesare, Simona De Cesare, Patrizia De Rosa, Gianluca De Stefano, Paola Delli Paoli, Chiara Alina Di Sarno, Aliù Fofana, Cynthia Fiumanò, Vincenzo Iaquinangelo, Marino Mazzei, Serena Mazzei, Giuseppina Oliva, Ariele Pone, Tommaso Renzuto Iodice, Giovanna Silvestri, Jurij Tognaccini, Renato Tognaccini
compagnia
Scuola Elementare del Teatro APS
produzione
Interno 5, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale
partner
Teatro Trianon Viviani, Forgat Odv
training e studi sul movimento
Chiara Alborino, Lia Gusein-Zadé
equipe pedagogica e collaborazione al processo creativo
Monica Palomby, Eleonora Ricciardi
tutor
Danilo Blaquier, Veronica D’Elia, Mara Merullo
cura del processo laboratoriale
Scuola Elementare del Teatro Aps
versi
Giovanna Silvestri
realizzazione scene
Ivan Gordiano Borrelli
cura dei costumi
Daniela Salernitano con Federica Ferreri
tecnico audio
Luigi Di Martino
tecnico luci
Simone Picardi
direttrice di produzione
Hilenia De Falco
ufficio stampa
Elena Lamberti
si ringraziano
Gabriele D’Elia, Tonia Persico, Ilaria Scarano

